martedì 11 settembre 2018

NON STOP: quando la televisione italiana trasmetteva il futuro!



Non stop - Ballata senza manovratore è stato un programma televisivo trasmesso su Rai 1 tra il 1977 e il 1979. Esso nacque nel primo periodo successivo alla Riforma RAI, un momento particolare nel quale gli autori televisivi si occupavano quasi esclusivamente di sperimentazione innovativa, sia nel linguaggio che nel format. L'idea sostanziale, decisamente rivoluzionaria rispetto ai canoni tradizionali imposti dal varietà sino ad allora, fu istituire un programma che non prevedesse la figura del conduttore/presentatore, tradizionalmente una figura chiave e fondamentale per la riuscita di un programma televisivo, in quanto garantiva una certa continuità nella scaletta della trasmissione. Questa fu una soluzione ardita, molto rischiosa, in quanto si lasciava completamente la scena ad una sequenza ininterrotta e caotica di cabaret, musica e ballo, mantenendo comunque una certa continuità (da qui il sottotitolo apparentemente enigmatico ballata senza manovratore). Chi ebbe questa idea “folle” fu proprio un presentatore, il presentatore per antonomasia, ossia Pippo Baudo (questo fu il primo ed ultimo caso italiano di conflitto di interessi a rovescio!!!), che, pur mettendo momentaneamente in soffitta la propria professione, volle lanciare la ardimentosa proposta di realizzare un programma dedicato a nuovi talenti, e la suggerì al dirigente Rai Bruno Voglino. Questi incaricò in un primo momento dell'ideazione della trasmissione il grande autore Marcello Marchesi, ma la sua idea eccessivamente tradizionale non piacque. In un secondo momento l'incarico venne affidato a Giancarlo Magalli, che ne ideò la formula definitiva e, assieme al giornalista appassionato di cabaret Mario Pogliotti, valutò una serie di giovani esordienti, scoperti nei teatrini off sparsi per l'Italia, attingendo in modo uniforme da tutte le regioni. Per molti di loro fu l'inizio di una fortunatissima carriera. La regia venne affidata in un primo momento ad Antonio Moretti che, ad un mese dall'ingresso in studio, rinunciò e venne sostituito da Enzo Trapani, che inserì come coautore il paroliere Alberto Testa.
 L'unità del contenitore (e del messaggio) veniva quindi garantita dalle esibizioni comiche, collegate da balletti o canzoni, dalle scenografie, sgargianti ed aggressive sia dal punto di vista cromatico che cinetico (per sfruttare appieno, nel caso della seconda serie, il nuovo sistema a colori, appena introdotto nella televisione italiana) e da un ritmo incalzante, adeguato alle nuove abitudini del pubblico e dettate principalmente dall'introduzione del telecomando e della conseguente pratica dello zapping. E’ inutile sottolineare quanta importanza ha avuto NON STOP per il futuro della televisione italiana, sia pubblica che privata, che stava proprio in quegli anni decollando, e quanti programmi successivi è arrivato ad influenzare. In effetti questo tipo di format darà luogo ad una serie illimitata di imitazioni, prima fra tutte quella del successivo Drive In di Antonio Ricci, andato in onda sulla giovanissima Canale 5.
Durante la prima serie, per rafforzare il concetto di staffetta, viene introdotto un curioso e piccolo pupazzo simile, appunto, al testimone utilizzato nella corsa tradizionale. Tale oggetto viene passato di mano in mano agli artisti che si esibiscono in quel momento sullo schermo.
Oltre al formato (forse per la prima volta un varietà televisivo era progettato senza particolari riferimenti agli schemi tipici del teatro, ma anzi il ritmo e l'incedere erano pensati specificatamente per il media televisivo), il successo del programma fu dovuto anche alla presenza di un nutrito gruppo di giovani comici e cabarettisti in gran parte esordienti. Quando leggerete l’elenco dei nomi di tutti quelli che, grazie a NON STOP, hanno fatto il loro ingresso trionfale nell’empireo dorato dello spettacolo, non solo televisivo, ma anche cinematografico e musicale, ci si renderà conto dell’enorme importanza che ha avuto il programma e di quali autentici talenti un tempo passavano sullo schermo (e di come la televisione del 2000 sia inesorabilmente decaduta e impoverita, di contenuti e di eccellenti protagonisti)!!! Tra loro meritano di essere ricordati Marco Messeri, Carlo Verdone, il trio partenopeo della Smorfia (Massimo Troisi, Enzo De Caro e Lello Arena), il quartetto veronese de I Gatti di Vicolo Miracoli (Umberto Smaila, Jerry Calà, Franco Oppini e Nini Salerno), il trio fiorentino de I Giancattivi (Francesco Nuti, Athina Cenci e Alessandro Benvenuti), Zuzzurro e Gaspare. Doveroso ricordare anche l'attore Ernst Thole (scomparso pochi anni dopo la sua partecipazione al programma), che con intelligenza e ironia interpretava il ruolo di un omosessuale, tema che, nel 1977, era ben lontano da ogni remota concezione!!!
   In uno studio televisivo cromaticamente sgargiante, un gruppo di giocolieri veniva affrontato da una specie di sceriffo (il jazz singer Nicola Arigliano) che, con la ben nota formula “Non voglio noie nel mio locale!”, sparava colpi con la sua colt. Questo era l’incipit della sigla di Non Stop.  I titoli di testa scorrevano con la musica di El Pasador, al secolo Paolo Zavallone, e la sfilata di tutti i personaggi dello show. Di prassi i personaggi sfilavano in sequenza intervallati da qualche ospite, cantante o danzante. La formula piacque e fu riproposta a distanza di un anno per una seconda serie sempre di sei puntate dal 28 dicembre 1978 al 1° febbraio 1979. Nella prima serie del ’77, oltre ai personaggi già citati, si aggiunsero Enrico Beruschi, Ugo Fangareggi, Corrado Lojacono, Boris Makaresko, Yor Milano, Francesco Vairano. Gli intermezzi canori erano affidati a Asha Puthli, che era reduce dal successo estivo di The Devil is loose, mentre le coreografie vedevano protagoniste Les Chocolat’s, un gruppo franco-sudamericano molto in voga all’epoca. Lo snodatissimo mimo-ballerino Jack La Cayenne si esibiva nei suoi numeri surreali, tra cui quello famoso della sigla in cui si infilava una tazzina da caffè in bocca. Tra gli ospiti ci furono anche i Matia Bazar e un giovanissimo Pino Daniele.

 

 La compianta Stefania Rotolo curava la sigla di chiusura, come anche gli intermezzi coreografici, mentre la sigla d’apertura fu affidata alla voce della cantante inglese Nancy Nova, un clone della ben più nota Kate Bush, che nell’estate ’78 aveva spopolato con il brano Wuthering Heights.   Non Stop, anche qui grazie alla regia straordinaria di Enzo Trapani, fu il capostipite di trasmissioni che negli anni ’80 invasero la tv, prima tra tutte Drive In. La formula, considerata innovativa in quel periodo, si esaurì in seguito anche per la mancanza di nuovi talenti, ma oramai il suo “compito” la trasmissione l’aveva già svolto, e in maniera egregia,  se si pensa che tutto o quasi il cinema della commedia italiana anni Ottanta e Novanta deve il suo successo a attori e comici usciti da Non Stop: Massimo Troisi, Carlo Verdone, Francesco Nuti, Jerry Calà! Enzo Trapani pose una pietra miliare nella storia della televisione, ma non gli fu riconosciuto il pieno merito, sebbene tutti gli altri abbiano continuato a sfruttare le sue idee e intuizioni, valide ed attuali ancora oggi, a distanza di 40 anni.



















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