domenica 14 dicembre 2014

Orta Nova, ieri e oggi

U’ canalòne


Con questo termine dialettale ortese si è soliti indicare quella che viene definita la più bella via di Orta Nova. Questo “soprannome” deriva dal fatto che, quando non esisteva l’attuale impianto fognario, dopo ogni temporale questa strada si trasformava in un minuscolo torrentello, "guadato" a suo tempo dai carri dei contadini, dalle grandi ruote e trainati da cavalli (i'scjarabball), e dai viandanti che non potevano attendere il termine dell’ondata di piena !
Questo sinuoso serpente, leggermente curvilineo, si insinua nella zona storica del centro abitato, parallela al corso principale e offre una interessante prospettiva,  sia che lo si percorra dirigendosi verso il centro, con lo sfondo della sagoma del campanile della Chiesa Madre, sia che la direzione è inversa, con la veduta sul maestoso palazzo Traisci, attuale sede della comunità delle suore. In tempi passati questa via ha goduto di una certa centralità, in quanto comoda per i pedoni e luogo di culto religioso, in occasione della ricorrenza della festa di San Rocco, tant’è vero che era conosciuta dai nostri nonni col nome familiare  di stråde de Sanderocche. Qui, nel giorno 16 agosto, si svolgeva una sentita e suggestiva processione, dedicata a San Rocco, con le luminarie che poste lungo la via, culminavano con una maestosa illuminazione ad arco, collocata in prossimità del palazzo Traisci, sotto la quale veniva accompagnata la statua del Santo. Questa grande luminaria era chiamata u chjesjone e offriva, per chi proveniva dal centro, una prospettiva davvero favolosa ! Sul canalone si affacciano dei bei palazzi d’epoca, tale da rendere unica questa via. Un tempo l’accesso dei mezzi era inibito da due blocchi di pietra, chiamati i tìttele che impedivano il passaggio delle sempre più numerose automobili, fatto che aiutava a preservare l’integrità della strada.
Il Canalone, e tanti altri punti della città,  nel tempo sono stati vittima di efferati crimini urbanistici, commessi da amministratori poco propensi a conservare la memoria storica, le tradizioni e l’integrità di un interessante centro storico. Infatti, le bianche pietre che coprivano tutto il suo percorso sono state ricoperte di “volgare” catrame e successivamente la via aperta al traffico e agli escrementi dei cani ! Queste sono ferite aperte per Orta Nova, e allora si chiuderanno quando sarà ridata dignità e decoro alle varie realtà del tessuto urbano, violentate senza contegno, dal cinismo delle amministrazioni comunali che le hanno assassinate. L’elenco è lungo, se pensiamo al vecchio palazzo comunale, demolito per far posto a quell’eco mostro che oggi domina piazza Pietro Nenni, la vecchia chiesa gesuitica, risalente al Settecento, con l’attiguo arco in pietra, che era la porta di accesso alla Cittadella Gesuitica, il nucleo originario dal quale è nata Orta di Capitanata, uno dei Cinque Siti Reali voluti dai Borbone. E poi, l’intero percorso di Corso Aldo Moro, una volta Via Nazionale, col suo meraviglioso selciato di pietra lavica, accompagnata dagli stupendi marciapiedi, anch’essi in pietra, una delle più belle passeggiate di Orta Nova, distrutto dal catrame e da orribili aree di posteggio, che hanno “tagliuzzato” il marciapiede in maniera inguardabile.
La nobiltà della pietra sostituita dalla volgarità del catrame e del cemento. Anche questo è un segno dei tempi !
Queste zone della città chiedono giustizia, un ritorno alle origini, quando i nostri avi le hanno realizzate, dimostrando gusto estetico e senso pratico, a differenza di quelli che sono arrivati dopo, che, in nome di non so quale disegno, hanno contribuito alla distruzione di elementi urbanistici che la loro cultura evidentemente non poteva comprendere !




sabato 22 novembre 2014

OBIETTIVO ARTE


Ryszard Horowitz
Stupitemi…! Così Alexey Brodovitch, il leggendario direttore creativo dell’agenzia newyorkese Harper’s Bazaar, sollecitava i suoi studenti. Per lui il design – si trattasse di illustrazione, grafica o fotografia – doveva essere provocante e innovativo.
Nel suo laboratorio di creatività si sono formati fotografi quali Richard Avedon, Hiro, Art kane, Arnold Newman, Irving Penn e un giovane Ryszard Horowitz.
Nato in Polonia durante la seconda guerra mondiale e sopravvissuto ad Auschwitz, in gioventù ha avuto una formazione classica in campo artistico, ricevuta all’ Accademia di Belle Arti di Cracovia, per poi assorbire tutta l’influenza della cultura polacca ed europea in generale. L’aspirante fotografo ha vissuto a pieno il clima di avanguardia artistica che ha caratterizzato Cracovia negli anni Cinquanta. Da questa esperienza innovativa si sono venute a delineare alcuni elementi che hanno fatto di Ryszard Horowitz uno tra i più originali interpreti del surrealismo in fotografia.
Egli si appassiona alla fotografia americana e, dopo la sua esperienza al Pratt Institute di New York, seguito da un periodo di intense collaborazioni, diventa art director per l’agenzia pubblicitaria Grey Advertising. Nel 1967 apre il proprio studio fotografico nella Grande Mela, dando il via alla realizzazione delle sue immagini fantastiche, di chiara ed evidente matrice surrealista (notevoli sono i richiami e le influenze della pittura di Salvador Dalì).
Le sue opere gli valgono numerosi  e prestigiosi premi, quali gli Award of Excellence da parte dell’Art Directors Club, l’American Photographer of the Year, il Kodak VIP Image Search. Tra i suoi committenti vi sono le maggiori aziende americane ed europee e i più prestigiosi periodici.
Le sue mostre, intitolate Expanding the Imagination, si tengono nelle più importanti città europee, come Varsavia, Praga, Parigi, Ginevra, Rochester, oltre che negli Stati Uniti, ad Hong Kong e in Giappone. Anche Milano ha ospitato l’ importante evento, accompagnato da convegni tenuti dallo stesso autore.
La tecnica usata dall’artista è quella dell’assemblaggio di immagini, effettuata al computer. Egli fotografa i singoli elementi che comporranno la sua opera e poi, una volta trasferiti sul PC in forma digitale, si procede all’assemblaggio vero e proprio. Ma, come dice Ryszard Horowitz, << il computer è semplicemente un mezzo, estremamente utile per giungere a un certo risultato, però alla base stanno l’idea, la fantasia e la creatività del fotografo. La costruzione mentale delle immagini, una determinata prospettiva e l’idea finale dell’opera, possono essere solo frutto dell’intelletto umano ! >>
Allegory 1

Tutti gli elementi di questa foto sono stati fotografati in studio,separatamente e poi assemblati grazie al computer. Il ruolo del fotografo è quello di regista, di “compositore fotografico”. Sia il violoncello che la tastiera, costruita appositamente per la foto, sono stati fotografati in una vasca riempita d’acqua. La tastiera vi è stata gettata per creare turbolenze e onde in miniatura, congelate dall’obiettivo del fotografo. Anche i due modelli sono stati fotografati in studio, su fondo nero. Gli strumenti musicali compaiono frequentemente nelle opere di Ryszard Horowitz a ricordare la sua passione per il jazz, di cui, negli anni Sessanta, ha fotografato i grandi protagonisti.

Allegory 2

Anche in questo caso i diversi elementi che compongono l’opera sono stati fotografati in studio. Qui il fotografo si è avvalso dell’aiuto di Robert Bowen, esperto in immagini pubblicitarie. Il vassoio di plexiglass è stato costruito appositamente per la foto, mentre gli altri elementi sono stati ripresi in natura. Il bambino è stato fotografato su fondo bianco, e tutte le foto in seguito assemblate al computer.

Stolar System


Questo è un caso di foto pubblicitaria. Soggetto e committente è la Stolichnaya Vodka e il titolo dell’opera si basa su un gioco di parole che richiama il sistema solare, i cui pianeti sono formati da olive, arance, limoni e altri piccoli frutti che ruotano intorno alla bottiglia di vodka. La bottiglia è stata immersa in una vasca appositamente costruita e le bolle create dall’immersione sono state congelate dal flash, il tutto su fondo bianco. Gli altri elementi sono stati aggiunti in un secondo tempo, combinandoli al computer.

martedì 11 novembre 2014

Festa dell' Unità...



…in musica
Anche quest’anno si è rinnovato il tradizionale appuntamento con la Festa dell’Unità ortese. A differenza di altre edizioni, questa del 2014 è stata una versione più votata al territorio, in quanto si è anche voluta celebrare l’Unità della coalizione nata intorno alla figura e al ruolo del candidato sindaco delle precedenti elezioni comunali, l’avvocato Iaia Calvio. Quindi l’evento ha visto coinvolti non solo il Partito Democratico, come da prassi,  ma anche il Partito Socialista Italiano, la lista civica Noi per Iaia e il movimento politico e culturale l’Orta Nova che vorrei.
Oltre all’aspetto propriamente politico, con convegni, dibattiti e assemblee di cultura politica, sociale ed economica, si è dato ampio spazio all’intrattenimento, con particolare attenzione alla musica. Infatti a chiudere la due giorni dell’Unità è stato il concerto del gruppo Terra Nostra Folk, formazione musicale di Troja, con un repertorio che pesca nella tradizione folkloristica del Gargano e nei canti dedicati al fenomeno ottocentesco del brigantaggio,  autentica mobilitazione popolare di “partigianesimo” meridionale. La scelta del gruppo folk, per la chiusura della Festa, è stata fortemente voluta dall’organizzazione, al fine di rimarcare l’attenzione al territorio e alla sua inclinazione economica e culturale. A rendere ancora più suggestive le musiche del gruppo è stato l’accompagnamento della danzatrice Paola Anzivino, con i meravigliosi e coinvolgenti passi della tarantella garganica, con le sue movenze ossessive e liberatorie, frutto di arcaici rituali della cultura contadina meridionale, pregna di significati e di un linguaggio non verbale molto esplicativo.

https://www.youtube.com/watch?v=nxP4B7c401Y

venerdì 17 ottobre 2014

Il compito degli storici veri...


“….la storia è scritta dai vincitori…”. Quante volte abbiamo ascoltato e letto questo che sembra essere un ineludibile assioma, che inevitabilmente ci invita ad accettare la “verità” senza mai chiederci quanto obiettive e veritiere siano le informazioni sui piccoli e i grandi avvenimenti. Nel novecento, inoltre, il privilegio di raccontare le cronache della storia è diventato appannaggio non solo degli storici accademici, ma anche dei loro parenti più "poveri", ossia i giornalisti.  Riflettendo attentamente, viene da pensare che in fondo la storia non esiste, che è solo un' invenzione della mente umana: più che gli avvenimenti reali, conta quello che agli uomini conviene raccontare, spinti da mille ragioni e spesso facendo in modo che i fatti seguano un percorso di comodo, per gli interessi e gli equilibri di un determinato pensiero dominante. La disciplina della storia, invece, negli ultimi anni, si sta rivelando una materia in continuo divenire, grazie soprattutto a nuovi metodi di indagine, di ricerca, a ridotti condizionamenti, al web e alle ampliate capacità mentali di chi studia gli avvenimenti che, scevro da qualsivoglia riserva ideologica, cerca di capire in maniera più approfondita e logica il corso degli eventi del passato. Quelle che risultano verità oggettive acquisite da decenni, possono essere passibili di rilettura e, perché no, di revisione, anche se, a tal proposito, le resistenze che si incontrano sono tante, specie nel mondo accademico. Negli Stati Uniti d'America, ad esempio, c'è un tentativo di rivalutazione dei fatti storici che sta mettendo in dubbio la "bontà" di alcuni personaggi della giovane storia americana, primo fra tutti lo "scopritore" del continente, Cristoforo Colombo, che si sta riscoprendo, da nuove fonti acquisite, essere stato un violento persecutore delle popolazioni indigene caraibiche. Ricordiamo anche la vicenda dei nativi americani, quegli stessi pellerossa che il cinema americano del dopoguerra ci ha sempre rappresentato come ostili, violenti e inospitali,  ma che realmente sono stati oggetto di un vero e proprio genocidio, vittime inermi della violenta conquista europea del lontano West! In Spagna invece, è possibile ammirare in numerose piazze, pomposi  monumenti equestri dedicati ai due "eroi" iberici, Cortes e Pizarro, che le cronache dell'epoca invece dipingono come due criminali sanguinari e avidi predatori, che hanno contribuito letteralmente a cancellare importanti e secolari civiltà in Sud America, con uno spargimento di sangue che non riusciamo neanche ad immaginare, anche col beneplacito del clero, e con la conseguente riduzione a colonia di Stati che ancora oggi stanno pagando il prezzo della loro sciagurata storia!                                              

In Italia, il caso più “eclatante” si sta rivelando la storia che narra gli avvenimenti del risorgimento: alla luce di più attente ed approfondite ricerche, e a seguito di una clamorosa richiesta di alcuni consiglieri regionali pugliesi del Movimento 5 Stelle, di istituire una giornata della memoria per le vittime meridionali del risorgimento, si sono accesi i riflettori sulle vicende post unitarie relative al Mezzogiorno d'Italia. Lentamente si sta scoprendo una storia molto manipolata, disseminata di luoghi comuni, di omissioni e di inesattezze. Numerosi episodi risultano essere poco chiari, con evidenti incongruenze, dalle quali scaturiscono molte domande, alcune di una logica disarmante, ma che il più delle volte non ricevono risposta!  Non tutti sanno che negli anni immediatamente successivi all’unificazione della Penisola, allo scopo di formare un pensiero "nazionale", vennero dati alle stampe decine di ponderosi volumi e migliaia di documenti contenenti palesi imprecisioni, di maggiore o minore entità: alcuni ritocchi erano piuttosto superficiali, altri invece riguardavano l'occultamento sistematico di tutto ciò che aveva rappresentato il Regno delle Due Sicilie e chi, nel bene e nel male, lo ha governato fino al 1861. Il tutto ad opera degli storiografi ufficiali, il cui «posto di lavoro» dipendeva dalla protezione offerta loro dal governo sabaudo!


 Gli storici di regime, definiti da Antonio Gramsci «scrittori salariati», hanno soprattutto fatto a gara nel partorire, con atteggiamento manicheo, la teoria che la "ragione" era da una parte, con i Garibaldi, i Mazzini, i Cavour, i Vittorio Emanuele II ( tra l'altro un’accozzaglia indefinita di ideologie, divise fra monarchici, repubblicani, anarchici), mentre il "torto" era dalla parte dei vinti, degli sconfitti e i derelitti, quelli da civilizzare, in parole povere i meridionali. Infangare la memoria dei Borbone e di tutto il Regno fu, per i nuovi padroni savoiardi, una vera e propria necessità, poiché dovevano giustificare in ogni modo un'operazione militare e di conquista poco trasparente. Inoltre, c'era l'urgente necessità di costruire, con una dose massiccia di retorica, un pensiero patriottico che doveva servire a tenere incollati i vari pezzi di penisola. Pertanto, solo accuse molto gravi a carico dei precedenti governanti avrebbero potuto fornire, agli occhi dell'Europa e dei nuovi parlamentari del tempo, un buon alibi ( per attaccare l’Iraq ci fu una martellante campagna di (dis) informazione, da parte di prestigiose testate giornalistiche occidentali, che paventavano scenari apocalittici sull’arsenale militare iracheno, informazione rivelatasi senza fondamento, ma intanto l'Iraq fu invaso e Saddam Hussein era stato già impiccato!). Il risultato di questa distorta informazione è stato quello che, anche a distanza di un secolo e mezzo, primeggiano convinzioni allegramente metabolizzate, secondo le quali è del tutto "normale" che il meridione sia meno sviluppato del nord, e non parliamo solo di superiorità economica! Ad alimentare queste differenze, inoltre, contribuirono notevolmente anche le strampalate teorie fisiognomiche del Lombroso, sui tratti anatomici dei meridionali, che erano quelli tipici dei criminali!!! Alla luce di questo pensiero, non c’è da meravigliarsi se, ancora oggi, sono ancora vivi determinati atteggiamenti discriminatori, che in molti casi sfociano nel razzismo vero e proprio, verso le persone e tutto ciò che è meridionale. 
La storia del cosiddetto risorgimento, non è una vicenda storica come le altre, perché in più di 150 anni ha in gran parte determinato quelli che sono gli attuali equilibri, i modi di intendere e di percepirci tra noi “italiani”. Essa ha “formato” un pensiero, una mentalità, una classe politica che ha deciso e sta decidendo delle sorti dell’Italia. Ciò che oggi è necessario prevalga è, innanzitutto, l’onestà intellettuale. Si chiamino, quindi, le cose con i loro veri nomi: una strage è una strage, un assassino è un assassino, un ladro è un ladro. E, nell’assoluto rispetto della verità, l’attività di ricerca e di divulgazione storica deve avvalersi di inconfutabili testimonianze coeve e di inoppugnabili documenti d’archivio, che attestino in maniera inequivocabile la certezza e la veridicità degli accadimenti.
Non è accettabile che, ancora oggi, l’Italia viva profonde divisioni, o che esista una enorme differenza sociale ed economica tra nord e sud del paese, anche se, come è plausibile, questa può essere una situazione di comodo per la classe politica e burocratica, che si “serve” delle criticità che attanagliano il Sud per conservare la loro posizione di privilegio, proponendosi ad ogni tornata elettorale come i potenziali risolutori di tutti i problemi!
E, nel concludere, è utile rammentare agli storici e agli attenti lettori la severa ammonizione di Bertold Brecht: «Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente!».





la "brigantessa" Michelina De Cesare

venerdì 3 ottobre 2014

FLAMENCO E MUSICA BAROCCA

Le suggestioni inaspettate
Spesso il motivo che decreta il successo o il fallimento di un determinato evento è dettato dall’aspettativa che si va a riporre su di esso. In alcuni casi, laddove ci si aspetta uno scarso riscontro, si va a scoprire invece, durante o dopo lo svolgimento della  manifestazione, che  si era visto sorprendentemente giusto. Credo sia proprio quello che è accaduto a due serate “speciali”, organizzate in due contesti diversi e rivolte a un pubblico attento a determinate espressioni artistiche. La scarna estate ortese, con grande sorpresa, è stata capace di ritagliarsi due momenti unici, dalle mille suggestioni, per chi è stato capace di coglierle. Nella tarda serata di giovedì 24 Giugno, con lo sfondo le bianche pareti del Palazzo Gesuitico, si è tenuta la splendida esibizione del  Flamenco Quartet, composto dai musicisti Antonio Auciello, ai sassofoni, Armando Bertozzi, alle percussioni, Riccardo Ascani, alle chitarre e dalla ballerina spagnola Reina Lopez: si tratta di artisti tra i più apprezzati nel mondo flamenco/ jazz e protagonisti di numerose collaborazioni con star di fama mondiale. L’evento, organizzato dall’associazione di studi storici “I 5 Reali Siti”, non nuova ad apprezzati exploit culturali, ha visto l’esibizione del trio dei suonatori all’interno del progetto sperimentale Flamenco Etno Jazz, le cui inedite sonorità, caratterizzate da  inventiva, sentimento e lirismo, hanno avuto il pieno apprezzamento dalla più attenta critica internazionale.  Le note hanno accompagnato i passi sinuosi, romantici e decisi della ballerina Reina Lopez, fondatrice e docente dell’associazione culturale Arte Encuentro Flamenco. Era inevitabile che questo piccolo ensemble musicale potesse essere capace di trascinare l’ascoltatore in un’atmosfera  creata dai formidabili passi della danza andalusa,  avvolti da sonorità spagnole e arabeggianti, grazie all’espressività del suono del sax,  sostenuto dai colori della chitarra e incalzato dalle progressioni percussive del cajón.
Il secondo evento si va ad inserire nell’ambito del festival Notti Sacre, interessante ed ambizioso progetto che si pone l’obiettivo di coinvolgere le Diocesi pugliesi nel programma culturale che ha caratterizzato in questi anni la cultura sacra a Bari, al fine stimolare l’attenzione alla cultura sacra, in collaborazione con il Progetto Culturale della CEI. Questo progetto, promosso dall’Arcidiocesi di Bari, si prefigge di istituire nelle più importanti Diocesi della Puglia, nuovi festival di arte sacra, sotto il nome di Notti Sacre,  in modo da poter costituire una rete di “festival Notti Sacre” di Puglia, nella quale le diocesi coinvolte possano sviluppare l’idea di produzioni artistiche legate al sacro, per diffondere la stessa cultura e avvicinare il pubblico alla tradizione sacra,  sia storica che contemporanea. Si vogliono così promuovere molteplici linguaggi artistici: musica sacra, pittura e scultura sacra, fotografia, scritture e poesia su tema sacro, oltre ad incontri e dibattiti con scrittori, intellettuali, musicisti, artisti, personaggi dello spettacolo e dell’arte, a confronto col sacro,  a riferimenti della vita ecclesiale, veglie notturne di preghiera, incontri di meditazione e approfondimento di alcune tematiche e quant’altro possa stimolare e attrarre attenzione verso il mondo della cultura sacra. Il progetto intende, altresì, puntare al recupero e alla valorizzazione di artisti, compositori storici e contemporanei pugliesi, alla conoscenza e diffusione del territorio nel patrimonio della tradizione. Particolare attenzione sarà posta verso le location significative delle rispettive diocesi, in relazione allo sviluppo turistico del territorio e alla salvaguardia delle tradizioni popolari, rituali e liturgiche locali. In questo grande progetto regionale si è venuta ad inserire la tappa conclusiva del Festival, con il concerto tenutosi la sera del 13 settembre, nella Chiesa Madre  B.M.V. Addolorata di Orta Nova, ad opera dell’Associazione Polifonica Florilegium Vocis, con il tema di musiche barocche dal titolo  VOX MIRABILIS – IL SACRO BAROCCO ITALIANO, rassegna di autori barocchi in un contesto di musica sacra.
Il Florilegium Vocis è un ensemble vocale, formato da voci soprano, tenori, alti e bassi, accompagnato dall’ensemble della Cappella di Santa Teresa dei Maschi, gruppo musicale contraddistinto, oltre che dalla padronanza dell’uso, anche dalla fattezza degli strumenti, che sono copie fedeli degli strumenti originali barocchi. L’eccellente direzione del Maestro Sabino Manzo, che ha accompagnato al cembalo le esecuzioni dei brani, ha contribuito a rivestire le pareti e i soffitti della Chiesa Madre di suoni sublimi e canti dalle atmosfere “gotiche”, con  le immortali note, creazione della fede e dell’intelletto umano.

 

sabato 20 settembre 2014

ROCK PROGRESSIVE

Una delle vette più elevate raggiunte dalla musica popolare e dal rock n’roll in particolare è stata la favolosa stagione del rock progressivo, a cavallo fra gli anni sessanta e settanta. Il genere è una evoluzione del rock psichedelico britannico degli anni sessanta e ha avuto la sua massima evoluzione nel decennio successivo, con la diffusione in tutta l’Europa, anche se, come vedremo, i paesi che ne hanno saputo meglio interpretare le istanze più complesse sono stati l’Inghilterra e l’Italia.  La crescita e l’evoluzione del rock progressivo si manifestò rispondendo all'esigenza di dare alla musica rock maggiore spessore culturale e credibilità. Nella fattispecie si assiste a una progressione del rock dalle sue radici blues, di matrice americana, a un livello maggiore di complessità e varietà compositiva e stilistica. In effetti alla base del progressive c’è il rifiuto programmatico della "forma canzone" e della riduzione delle forme espressive del rock nell'ambito della rigidità strutturale del ritornello come fulcro dell'invenzione musicale.
Il rock viene quasi smembrato, rivisitato e si assiste a un distaccamento dalla struttura musicale popolare, in favore di strumentazioni e tecniche compositive associate alla musica classica e al jazz. I brani divennero quasi suite musicali, la cui durata si amplia notevolmente, in alcuni casi anche per più di venti minuti. Era frequente avvertire nell’esecuzione influenze sinfoniche, temi musicali estesi, ambientazioni e liriche fantasy e complesse orchestrazioni con il massiccio utilizzo di cambi di tempo nella ritmica, spesso con tempi dispari.
Il rock progressivo conobbe il suo picco di popolarità nella prima metà degli anni settanta, con l'affermazione, anche commerciale, di gruppi quali Procol Harum, Pink Floyd, Jethro Tull, Yes, King Crimson, Genesis ed Emerson, Lake & Palmer, tra i più noti e influenti del genere. Vi fu poi una folta schiera di gruppi che, pur non raggiungendo la stessa  popolarità, furono ugualmente importanti nella diffusione del progressive. Ma succedeva anche che artisti non propriamente legati al progressive, avessero nella loro produzione musicale elementi tali da far risalire l’attento ascoltatore immediatamente alle influenze prog, vedi Led Zeppelin. Come di frequente accade, nel passaggio da un’epoca all’altra, la sua “onda lunga” si è riversata nei decenni successivi, in cui, dal seme primigenio degli anni ’70, sono venuti germogliare  generi come il neo-classical metal ed il progressive metal, mentre una sorta di revival del prog, anche noto come new progressive, si è diffuso negli anni 2000. Le caratteristiche più evidenti proprie del prog sono innanzitutto la particolare attenzione agli arrangiamenti, con la creazione di complessi intrecci strumentali, abbondanza di assoli, ampio spazio alle parti strumentali e prive di cantato, passaggi che richiedono un'elevata tecnica musicale. Dopo decenni di corsa alla modernizzazione e di uso di strumenti “elettrici”, con l’avvento del rock progressivo c’è la riscoperta degli strumenti classici (pianoforte, archi, fiati), etnici (sitar), affiancati da quelli elettrici e elettronici (organo Hammond, Mellotron e sintetizzatori) in aggiunta e talvolta in sostituzione alla classica combinazione rock,  chitarra elettrica - basso elettrico - batteria. Gran parte delle band progressive ha avuto una particolare predilezione per i brani lunghi, di durata superiore ai canonici tre/quattro minuti di gran parte della musica popolare. Tra questi vanno evidenziate le suite, ovvero brani composti da una successione di temi musicali più o meno distinti, dal sapore solitamente epico. In piena epoca vinile l'espansione dei brani spesso occupava l’intera durata della facciata di un 33 giri !



GENESIS

PROCOL HARUM

 Tastiere e sintetizzatori
Non è dato sapere se le tastiere hanno contribuito alla nascita del prog o è stato il prog a facilitare la diffusione delle tastiere ! Sta di fatto che l'utilizzo massiccio di tastiere (in particolare l'organo Hammond), diventa il tratto distintivo di moltissimi gruppi. Anche la diffusione di strumenti elettronici innovativi, sconosciuti alla maggior parte dei gruppi degli anni sessanta, seppur usati saltuariamente dai Beatles, come il sintetizzatore, il moog ed il mellotron, è una peculiarità del genere. Gli appassionati più attenti avranno senz’altro notato la mole di tastiere e sintetizzatori di vario genere di cui si circondavano nei loro concerti diverse band o solisti (vedi Keith Emerson) a riprova della continua ricerca sonora di questi artisti, che si sviluppava anche verso le nuove frontiere dell'elettronica. Ad esempio sono celebri i tappeti di organo e tastiere di Richard Wright, tastierista dei Pink Floyd, su cui si sviluppavano gli assoli di chitarra di David Gilmour. L'uso del mellotron, molto diffuso nel genere prog, rendeva possibili tessuti sinfonici, sui quali i virtuosi musicisti dell’epoca hanno “decorato” pagine indimenticabili di capolavori musicali.
Testi articolati
Un'altra innovazione introdotta dal progressive fu la stesura di testi, caratterizzati da un certo spessore culturale, con riferimenti a figure e opere letterarie o teatrali, o allusioni a fatti storici, o con testi di difficile comprensione, a volte impenetrabili, e, con minime eccezioni, quasi mai politicizzati. La prosa è molto curata, ricca di figure retoriche e riferimenti alla fantascienza,  al fantasy, alla mitologia e alla religione. Inoltre non mancano casi di testi filosofici e psicologici, come quelli creati da Roger Waters dei Pink Floyd o degli italiani Area, spesso ricchi di contenuti duri nei confronti della politica e della società.  In generale, il progressive svincola la musica dal contesto sociale e politico; esso  non riflette il reale ma al limite lo stempera nel fantastico, non porta messaggi sottotraccia ma solo estetismo fine a se stesso, puro, incontaminato, cristallino.


PINK FLOYD

IL ROCK PROGRESSIVE ITALIANO

L'Italia vanta nel corso degli anni settanta una diffusione del progressive seconda solo a quella inglese. Si può sicuramente dire che, insieme al fenomeno cantautorale, si tratta di uno degli episodi più importanti della storia della musica leggera italiana, che ha riscosso successo e considerazione anche oltre i confini nazionali, tant’è vero che recentemente il filone del progressive italiano, anche noto come spaghetti prog, è stato rivalutato, addirittura con il riconoscimento della sua influenza su alcuni artisti di livello internazionale. In Italia sono nate alcune fra le formazioni più importanti del progressive, come la Premiata Forneria Marconi, che riscosse un notevole successo negli Stati Uniti, il Banco del Mutuo Soccorso, Acqua Fragile, Le Orme e gli Area. Di fianco a queste nacquero altre decine di formazioni, sull’onda di un entusiasmo e di una “epidemia” di creatività, un contributo a far grande il fenomeno del prog italico. Il progressive italiano è prevalentemente di stampo sinfonico-romantico, fortemente influenzato da King Crimson, Genesis ed Emerson, Lake & Palmer (anche se non mancano gruppi ispirati dal movimento inglese del  Canterbury Sound come i Picchio dal Pozzo o all'hard prog come Il Rovescio della Medaglia e Balletto di Bronzo); è spesso caratterizzato da ricchi intrecci di tastiere e contaminazioni con la musica classica, uniti ad un cantato che si rifà in pari misura alla tradizione italiana e al beat.  Il fiorire di schiere di nuovi gruppi fa si che molti di essi scompaiano anche dopo una prova discografica solitaria e a volte memorabile, come La Locanda delle Fate, i Buon vecchio Charlie, i Campo di Marte, i Maxophone e gli Alphataurus. Un caso “particolare” è quello dei Giganti, che pubblicano Terra in Bocca - poesia di un delitto (1971): una cruda storia di mafia è narrata musicalmente in un concept album,  trasmesso un'unica volta per radio e in seguito boicottato dalla RAI a causa del tema trattato. L'insuccesso commerciale dell'album porterà il gruppo allo scioglimento.
Premiata Forneria Marconi

ORME











 Fra gli altri gruppi vi sono New Trolls ( Concerto Grosso), Goblin (celebri le loro musiche da film), Quella Vecchia Locanda, Biglietto per l'Inferno, Celeste, i Trip, gli Ibis, i Museo Rosenbach, i Metamorfosi, i De De Lind, gli Osanna ( fra musica e teatro). Diversi cantautori furono influenzati dalle sonorità progressive; per esempio Claudio Rocchi, Alan Sorrenti, Angelo Branduardi e Franco Battiato. Molto curiosa è la vicenda dei Pooh, che compirono una significativa incursione all'interno di questo genere con l'album Parsifal, quasi un concept, dalla forte connotazione sinfonica, pubblicato nel 1973. Sonorità progressive si avvertono nitidamente anche in lavori successivi, come il brano Se sai, se puoi, se vuoi. Lucio Battisti si interessò a questo genere musicale nell'album Anima latina del 1974, considerato un disco «senza il quale non si può dire di conoscere il progressive italiano» anche se l'artista aveva già mostrato influenze di questo genere in Amore e non amore, del 1971.
Anche in Italia come in Inghilterra, il progressive concluse il suo periodo di massima popolarità verso la fine degli anni settanta, e cadde per un po' nel dimenticatoio, per riemergere poi, dapprima come fenomeno più circoscritto ed elitario, nella forma del new progressive, con gruppi come Aton's, Nuova Era, Ezra Winston, Finisterre, Mary Newsletter, Il Castello di Atlante, Notturno Concertante, Hostsonaten e poi con una forte rivalutazione del periodo d'oro, testimoniata sia da un accanito fenomeno di collezionismo, sia dalla popolarità del genere nei siti specialistici più noti. 
Banco del Mutuo Soccorso
AREA














                   


I fattori che diedero il fondamentale slancio alla diffusione del progressive italiano furono due: le etichette discografiche e i raduni rock. Andiamo ad analizzarne la storia.

ETICHETTE

Con l'affermarsi del nuovo genere musicale, in Italia nacquero etichette e case discografiche più o meno specializzate.  Mentre nel mercato inglese era nata la Manticore, per iniziativa degli artisti Keith Emerson e soci, in Italia c'erano state le esperienze del Clan di Celentano e della PDU di Mina. Nel 1969 Mogol, insieme a Lucio Battisti, fondò la Numero Uno, che in breve raccolse attorno a sé la cerchia di valenti musicisti che suonavano con loro, a cominciare dalla Formula 3 e dalla neonata Premiata Forneria Marconi. Negli anni a venire saranno pubblicati, tra gli altri, i dischi di Acqua Fragile, Anonima Sound, Flora Fauna Cemento, Alberto Radius, Il Volo e Oscar Prudente. Nel 1970, sempre a Milano, era stata costituita l'etichetta Bla Bla, dal discografico Pino Massara. L'etichetta mise sotto contratto il giovane Franco Battiato e il giro dei suoi musicisti di riferimento. Con l'etichetta furono stampati i dischi degli Aktuala, Osage Tribe, Capsicum Red, Genco Puro e Co. e Juri Camisasca. I testi dei primi album di Battiato, usciti nel 1972, erano stati firmati con lo pseudonimo Frankenstein, dietro il quale si celavano Sergio Albergoni e il suo socio Gianni Sassi. Furono proprio loro, insieme all'attivissimo promoter Franco Mamone, a fondare nel finire dello stesso anno l'etichetta Cramps, che recava nel logo proprio il volto del mostro ! L'etichetta si proponeva di sostenere la pattuglia di musicisti alternativi dell'area milanese principalmente di scuola jazz-rock, che seguissero anche una linea di impegno sociale e politico. Artisti di punta furono gli Area, insieme agli Arti e Mestieri. Altri musicisti ad incidere per l'etichetta furono Eugenio Finardi, Electric Frankenstein (dietro cui si celava il chitarrista degli Area, Paolo Tofani), Lucio Fabbri, Donella Del Monaco, Fedrigotti e Lorenzini, e Venegoni & Co.
Sempre per iniziativa di un musicista, nel 1973 nacque la Magma, etichetta fondata da uno dei leader dei New Trolls, Vittorio De Scalzi, con lo scopo di supportare i giovani musicisti progressive dell'area ligure. L'etichetta stampò, oltre i lavori dei gruppi fuoriusciti dai New Trolls (tra cui i Tritons e gli N.T. Atomic System), anche i dischi di alcune tra le più interessanti band minori del progressive italiano, quali Alphataurus, Pholas Dactylus, e Latte e Miele. Una sua sottoetichetta, la Grog, investì sulle ultime leve del progressive anni Settanta, tra le quali Celeste, Mandillo, Corte dei Miracoli, e Picchio dal Pozzo. Di rilievo fu anche la produzione della Trident, etichetta fondata dal produttore Angelo Carrara nel 1973, che ebbe in catalogo artisti quali The Trip, Biglietto per l'Inferno, Dedalus, Opus Avantra e Semiramis. Molte altre piccole e minuscole etichette si attivarono nel periodo di massima attività del rock progressivo, tra queste meritano una citazione l'Ultima Spiaggia di Ricky Gianco e Nanni Ricordi, la Intingo ancora di Gianco, l'Orchestra, e la IT di Vincenzo Micocci. Il denominatore comune di queste etichette era quello della passione per la musica, la voglia di scoprire nuove formazioni e nuovi linguaggi musicali e il coraggio di investire e scommettere sulla musica e sulle persone: le multinazionali del disco, oggi, non hanno la minima idea di quale fermento ha caratterizzato gli anni settanta, volendo solo proporre musica preconfezionata, facile da somministrare e da vendere a un pubblico sempre più “distratto” !

                                    RADUNI ROCK
All’inizio c’erano Monterey, Woodstock e l’Isola di Wight. Qualcuno allora si è detto “Perché non organizzare un mega raduno rock anche in Italia, dove la musica giovanile non trova spazio adeguato?”. Detto e fatto. Il Pop Festival vede la luce ufficialmente con il Festival di Caracalla nel 1970 grazie all’opera fondamentale di Pino Tuccimei, Giovanni Cipriani e il mitico e compianto Eddie Ponti, veri pionieri del prog italiano. Secondo le cronache dell’epoca l’atmosfera tra il pubblico è elettrizzante mentre dietro le quinte nascono amicizie preziose (Stefano D’Orazio de Il Punto incontra i Pooh, i fratelli Nocenzi conosco i ragazzi delle Esperienze...). Agli inizi degli anni settanta spuntano in tutta Italia raduni grandi e piccoli:  l’apice rimane il raduno di  Villa Pamphili di Roma e il Festival della Musica D’Avanguardia e Nuove Tendenze di Viareggio. Poi, seguendo il destino del progressive, comincia un netto calo, sino alla scomparsa definitiva. L’ultimo raduno, il più triste, è quello all’Arena Civica di Milano il 14 giugno del 1979. Quel giorno, nato per aiutare Demetrio Stratos nelle costose cure mediche, si trasforma nell’addio doloroso al pop italiano degli anni settanta ! I numerosi raduni rock, per comodità, sono stati suddivisi per aree geografiche, di cui si citano quelli che hanno lasciato più influenze e prodotto più effetti rilevanti sul rock italiano.
CENTRO ITALIA
I Festival Pop di Caracalla (10/11 ottobre 1970)
Un evento storico nato grazie alla volontà di tre personaggi che avrebbero dato vita ai successivi Festival capitolini: Pino Tuccimei (direttore artistico), Giovanni Cipriani (organizzatore) e il compianto Eddie Ponti, trascinante presentatore. Alcuni immagini compaiono nel film Terzo Canale-Avventura a Montecarlo, interpretato dai Trip, primo e unico filmato dedicato al pop italiano. Nel finale della pellicola il quartetto esegue tra le rovine monumentali di Caracalla la splendida Fantasia. Gli altri protagonisti erano New Trolls, Primitives, Sopworth Camel, Pooh, Four Kents.  Tra i nomi poco noti si misero in luce Le Esperienze, ovvero Francesco Di Giacomo, Pierluigi Calderoni, Renato D’Angelo e Nicola Agrimi.
II Festival di Caracalla (6/7 Maggio 1971)
Preceduto da due serate al Kilt Club organizzate da Ciao 2001 il secondo festival di Caracalla confermò alcune band dell’anno precedente tra cui Panna Fredda, Le Esperienze, Fiori Di Campo, Il Ritratto di Dorian Gray, Il Punto, Free Love. Il gruppo-rivelazione furono indubbiamente gli Osanna che lasciarono il segno sia per la musica che per il trucco accostato a quello degli “indiani metropolitani”.
Controcanzonissima
Nel 1971 il settimanale Ciao 2001 indice un referendum tra i lettori, denominato Controcanzonissima, per segnalare i miglior musicisti italiani del periodo. Escono vincitori Trip, Delirium, Osanna, New Trolls, Le Orme, Premiata Forneria Marconi, Claudio Rocchi e Francesco Guccini. Il 28 gennaio 1972 le sei formazioni e i due cantautori si esibiscono in una maratona musicale di nove ore al Piper Club di Via Tagliamento a Roma. Visto il grande successo, l’anno seguente sono due le serate: il 14 (Balletto di Bronzo, Reale Accademia di Musica, Quella Vecchia Locanda, Rovescio della Medaglia e Osanna) e il 15 febbraio (PFM, Garybaldi, BMS, Trip, Circus 2000) del 1973.
Villa Pamphili 1972
Il trionfo. Il più celebre raduno rock della storia italiana. Secondo Fabrizio Zampa de “Il Messaggero” furono almeno centomila gli spettatori che arrivarono nella verde vallata del parco romano tra il 25 e il 27 maggio. La scaletta era davvero imperdibile. Non mancavano i big (Banco del Mutuo Soccorso, Trip, Osanna, Garybaldi), i gruppi migliori della scena romana scelti da Tuccimei (Quella Vecchia Locanda, Fholks, Il Punto, RRR, Blue Morning, Cammello Buck e la rivelazione dei Semiramis) e ospiti di pregio come Van Der Graaf Generator, Hawkwind, Hookfoot, il tutto al prezzo “politico” di trecento lire (a parziale rimborso delle spese di organizzazione). Simbolo di quei giorni il carrarmato “floreale” dei Trip parcheggiato nel prato. Più sottotono l’edizione di Villa Pamphili del 1974 (Il Volo, Perigeo, Albero Motore, Stradaperta, Quella Vecchia Locanda, Kaleidon) ospiti Soft Machine e Stomu Yamash’ta. Nell’area romana altre kermesse da segnalare sono quelle di Nettuno del 1973 (tra gli altri suonarono Osanna, Saint Just e Toto Torquati) e di Carpineto Romano del 1974.
I Festival della Musica D’Avanguardia e Nuove Tendenze (27 maggio/2 giugno 1971)
Organizzato da Massimo Bernardi, promoter del Titan Club di Roma e del tour italiano di Jimi Hendrix, i concerti si svolgevano in una pineta sulla Riviera della Versilia a Viareggio, con tanto di tendopoli definita “Pop City”. Si trattava di una vera e propria gara ad eliminatorie e la vincita consisteva in un ambìto contratto discografico. Eliminati pezzi da novanta come Rovescio della Medaglia, Alluminogeni, Latte e Miele, Flea On The Honey, Delirium vinsero Osanna,  Mia Martini e la Premiata Forneria Marconi che presentava la versione originale de La Carrozza di Hans, lunga quasi dieci minuti. Purtroppo la premiazione fu funestata da un curioso incidente. Dietro le quinte un presunto accordo tra giornalisti e discografici fece infuriare Joe Vescovi che urlò nel microfono “Io sono un hippy come voi e vi dico che siete stati ingannati da questi sporchi capitalisti!” scatenando il caos generale.
II Festival della Musica D’avanguardia e Nuove Tendenze
Si svolse a Roma, allo Stadio del Tennis del Foro Italico nel giugno del 1972, presentato da Teo Teocoli e Penny Brown, entrambi nel cast della versione italiana del musical Hair. La scaletta prevedeva Osanna, Banco del Mutuo Soccorso, Balletto di Bronzo, Jumbo, Rocky’s Filj, Stormy Six e il debutto live di Alan Sorrenti, che già divideva il pubblico pur eseguendo in anteprima Aria.
Nelle Marche vanno ricordate le due edizioni del Festival di Gualdo, nel maceratese, nel 1972 (dove suonarono nomi importanti come Formula 3, Le Orme, Osanna, Teoremi e Fholks) poi spostata a Civitanova Marche.
NORD ITALIA
Re Nudo Pop Festival
Tra le più originali manifestazioni di quel periodo si segnalano i free-festival di Re Nudo, nati per volontà dell’omonima rivista diretta da Andrea e Marina Valcarenghi. Il mix di musica e politica esordì nel settembre del 1971 sul prato di Ballabio, vicino Lecco. Raggiungibile solo dopo un lungo cammino sul luogo, malgrado le previsioni, arrivarono circa diecimila persone. Ospiti d’eccezione Claudio Rocchi e i Garybaldi. La seconda edizione si svolse nel pavese a Zerbo (sottotitolo “due giorni di comunismo”), lungo le rive del Ticino e infine alle Alpi del Viceré vicino Erba (nel cast Battiato, Dedalus, Claudio Fucci, Yu Kung), dove la giunta comunale negò gli allacci per l’energia elettrica. A partire dal 1974, per altre tre edizioni, la sede è spostata al Parco Lambro di Milano con il noto Festival del Proletariato Giovanile. Ad aprire quell’anno c’è la PFM, in procinto di partire per lo storico tour negli States. L’evento nel corso degli anni diventa sempre più politicizzato con la presenza del Partito Radicale e di Lotta Continua. Al Parco Lambro si ricordano le storiche esibizioni degli Area (gruppo preferito dai lettori di “Re Nudo”) e quelle della crema del rock milanese rappresentato da Eugenio Finardi e Alberto Camerini, entrambi ex componenti de Il Pacco. Interessante il Davoli Pop al Palasport di Reggio Emilia, che esordisce nel 1972 con alcune band dell’area ligure (Delirium, New Trolls, Latte e Miele e Il Sistema, nucleo primordiale del Museo Rosenbach e dei Celeste). Una seconda edizione del 1973 prevedeva Banco del Mutuo Soccorso, Balletto di Bronzo, Alphataurus, New Trolls Atomic System e De De Lind.
SUD ITALIA
Palermo Pop
Definito sul cartellone “Sicilian International Folk Rock Jazz Festival”, venne organizzato dal promoter italoamericano Joe Napoli in tre edizioni dal 1970 al 1972, regalando quell’anno la kermesse più nota (la campagna stampa includeva tra i possibili partecipanti anche Lucio Battisti). Tra i gruppi presenti nel ‘72 si segnala l’esordio dei Cervello di Corrado Rustici e Gianluigi Di Franco, la Raccomandata Ricevuta di Ritorno e i Maya il cui unico singolo Salomon (scritto da Giorgio D’Adamo dei New Trolls) diventa in quei giorni un piccolo inno. Purtroppo una dura contestazione durante l’esibizione dei Mungo Jerry rovinò la gioiosa atmosfera musicale.
Be-In di Napoli
Situato al Villaggio Kennedy di Camaldoli (19/20/21 giugno 1973) il concerto è unico perché nato dalla volontà degli artisti stessi, in questo caso gli Osanna. Trentasei ore di musica con il meglio della scena partenopea del periodo oltre a Biglietto per l’Inferno, Pholas Dactylus, Era D’Acquario, Living Music, Tito Schipa jr, Battiato Pollution e altri. Memorabile la jam-session guidata da Elio D’Anna al sax e dalla violinista Tony Marcus che vedeva impegnato anche Franco Battiato, Danilo Rustici, componenti dei De De Lind, Quella Vecchia Locanda e Atomic Rooster, prestigiosi ospiti stranieri. Nel 2001 Lino Vairetti ha organizzato al Teatro Mediterraneo di Napoli la presentazione del cd Taka Boom, invitando alcuni componenti storici del prog italiano, realizzando una simpatica “rimpatriata”, ma  senza nostalgia.