mercoledì 16 ottobre 2019

Musica: ALI'VE


Uno degli eventi più originali della Settimana della Cultura senza dubbio è stato quello della sera di mercoledì 4 settembre, ovvero la presentazione di un interessante album musicale del musicista Giovanni Russo.


Pubblicato dall’etichetta molfettese  Digressione Music  e accompagnato dal videoclip di “Acqua Tersa”, Alìve è il nuovo album firmato da Giovanni Russo, musicista dal lungo ed articolato percorso, fatto di ricerca, di contaminazione e di rivalutazione del patrimonio popolare pugliese. Nel titolo sono racchiuse le ispirazioni di questo nuovo disco con il quale l’artista pugliese fa ritorno a casa, alle sue origini e alla sua giovinezza, come è scritto nelle note di copertina: l’album si compone di tredici titoli e, dal punto di vista musicale, vede Giovanni Russo alle prese con un suono dal tratto tipicamente world nel quale convergono, tra incroci ed attraversamenti sonori, elementi di jazz, funky e pop. Non a caso i musicisti che collaborano alla realizzazione del disco provengono dai più disparati contesti:  Livio Gianola (chitarra 8 corde), Teo Ciavarella e Umberto Sangiovanni (piano), Michele Carrabba (clarinetto basso), Flaviano Braga (fisarmonica e bandoneon), Sergio Picucci (basso elettrico), Michele Telera (contrabasso), Stefano Pesante (flauto e sax soprano), Mauro del Grosso (arciliuto), Cesare RizziEugenio Ambrosino e Corrado Niglio (chitarre elettriche), Alfredo Ricciardi e Gennaro Calabrese (percussioni), Antonio Cicoria (batteria) e le voci di Luana CroellaAnnamaria Mirasole e Piernicola Dalla Zeta.



Da collaborazioni di questo genere non poteva che prendere vita un’opera musicalmente matura, di grande suggestione, certamente non di facile consumo e modaiola, ma di qualità tecnica e poetica di enorme spessore.  Inoltre, contemporaneamente alla presentazione del disco,  si è potuto visionare una mostra fotografica, all’interno dell’auditorium, raffigurante stupendi e suggestivi paesaggi pugliesi, con la luce e i colori che solo la nostra regione sa offrire.


mercoledì 18 settembre 2019

VISIONI D'ARTE


Nell’ambito della dodicesima edizione della Settimana della Cultura si è tenuta la mostra collettiva Visioni d’Arte, allestita nel Palazzo ex Gesuitico di Orta Nova, dal 2 all’8 settembre scorsi. La direttrice artistica, professoressa Tommasa Scommegna, per l’ occasione ha voluto dare una impronta ben specifica all’esposizione, con un taglio più contemporaneo e meno “tradizionalista”, coinvolgendo ventidue artisti di varia estrazione e provenienza. Gli espositori, gran parte dei quali con una formazione accademica alle spalle, e altri con eterogenee e interessanti esperienze artistiche, provengono da svariati centri della provincia di Foggia, da Cerignola a San Severo, da Orta Nova a Mattinata, da Foggia a Carapelle, con un curricolo formativo presso eccellenti istituti, primo fra i quali il Liceo Artistico di Cerignola, ma anche l’Accademia di Urbino e quella di Foggia. Le tematiche delle opere vertevano soprattutto su argomentazioni e problematiche della società moderna e tecnologica, con svariate chiavi di lettura che, evitando di limitarsi all’aspetto prettamente figurativo, spingevano più verso un processo di concettualizzazione e di arbitraria lettura che ogni attento osservatore ha potuto attribuire a ciascun dipinto. Non la solita mostra facile e “piaciona”, ricca di orpelli decorativi e di inutili barocchismi, fatta di eccessivi estetismi provinciali, col solo intento di attirare il consenso, ma un invito al pensiero, all’elaborazione del “messaggio” che la tela poteva stimolare. In questo modo un quadro diventava dieci quadri, cento quadri, tanti quanti sono stati gli spettatori che l’hanno osservato con più attenzione. L’arte non più come processo passivo di osservazione, ma lo spettatore diventa parte attiva dell’opera, facendo proprie le istanze che la tela, i colori, la materia stavano proponendo. L’opera è il ponte che mette in comunicazione l’autore con chi la osserva, la scruta, la contempla, entra tra i segni, la tecnica, i colori!



Inoltre, in questa trascorsa edizione della mostra, si è voluto sperimentare la novità di un percorso multisensoriale, che ha visto coinvolti, oltre alla vista, l’olfatto e l’udito: lo spazio espositivo è stato corredato di diffusori di profumi mediterranei e dal suono di musica ambient, da me curati personalmente, con le soffuse note, tra gli altri, di Anuvida & Nick Tyndall, Patrick O’Hearn, Mandalay, Penguin Cafe Orchestra, Jansen e Barbieri, Brian Eno. Una esperienza tutta nuova, che, visto l’alto e competente numero di visitatori, credo abbia avuto un soddisfacente riscontro.



martedì 6 agosto 2019

EVENTI DI FINE ESTATE


Dal 2 al 9 settembre, nell’ambito della Settimana della Cultura, organizzata dall’associazione “L’Ortese dei 5 Reali Siti”, si terrà una mostra dal titolo VISIONI D’ARTE. Il percorso “sensoriale” si articolerà lungo gli ampi corridoi del Palazzo ex Gesuitico di Orta Nova e vedrà la partecipazione di numerosi espositori di varia provenienza e formazione artistica. Insomma, non la solita mostra, ma un’esperienza da vivere tra le mura storiche del Palazzo ortese. Due giorni prima, il 31 agosto, nel largo antistante lo stesso Palazzo, si svolgerà una interessantissima rassegna chiamata “Il Geometra Sognante”, una serata all’insegna della musica e del ricordo di Maurizio Ferrandina, geometra, musicista, artista sognatore. Una emozionante guida attraverso il percorso artistico e umano di Maurizio, in compagnia dei suoi amici di palco e di avventura.

giovedì 14 marzo 2019

NILE RODGERS Il re Mida della musica



C’è chi suona per divertimento, chi per soldi, chi solo per un’effimera notorietà, e c’è chi con la musica è destinato a cambiare il corso degli eventi e della storia del pop! Fortunatamente per tutti gli appassionati, quest’ultima ipotesi conta diversi esempi, ma rari sono quei casi in cui un singolo uomo ha contribuito a scrivere capitoli importanti nella storia della musica, e senza il quale quei capitoli probabilmente non sarebbero stati mai scritti. Nile Rodgers è stata la colonna portante del gruppo degli Chic, celebre band di disco funky, a cavallo tra gli anni settanta e ottanta.  
 Egli cominciò la sua carriera come “turnista” a New York, suonando nella band del rinomato Apollo Theater di Harlem, che di frequente ha accompagnato, tra gli altri  Aretha Franklin, Ben E King e Nancy Wilson! Inoltre Rodgers è stato anche attivista del movimento di emancipazione dei neri, le Pantere Nere, contro le discriminazioni razziali, anche in campo discografico. Nel 1977, insieme al bassista Bernard Edwards e al batterista Tony Thompson forma gli Chic: inutile dire che il successo fu immediato, con numerosi brani da “top ten” e contribuendo ad innalzare la disco music ad alti livelli qualitativi e di popolarità. I brani Everybody DanceLe Freak, e Good Times rimangono fra le canzoni più ascoltate dell'era R&B! E la musica non fu più la stessa: la potenza creativa che Nile Rodgers emanava era destinata a cambiare il corso degli eventi e di molte “carriere” di colleghi a corto di idee e destinati ad un amaro dimenticatoio. Merito di un gusto musicale sopraffino, di un “orecchio” sempre pronto e vigile a catturare nuove sonorità e di un intuito fuori dal comune, teso ad anticipare le mode e le tendenze musicali, oltre che di uno stile chitarristico che affonda le proprie radici nel jazz. In diverse interviste ha affermato di avere avuto una formazione jazzistica e di aver sfruttato alcune progressioni tipicamente jazz per scrivere molte canzoni di successo. Nel corso della sua carriera ha unito la propria conoscenza armonica di matrice jazz con ritmiche dance e funky, dando vita ad uno stile molto peculiare. Naturalmente le profonde conoscenze tecniche hanno contribuito non poco ad alimentare la sua inesauribile vena creativa  volta a rinnovare e a sperimentare. Molto riconoscibile è la sua firma sui numerosi brani e composizioni realizzate per tutti gli artisti da lui prodotti: gli inconfondibili riff di chitarra sono il sigillo di un successo garantito per qualsiasi artista e di qualunque genere musicale!


 Primo gruppo ad usufruire dei “servigi” del buon Nile Rodgers furono le Sister Sledge, e lo sforzo risultante del 1978, l'album We Are Family, balzò al terzo posto in classifica e vi rimase a lungo nel 1979. Nel 1980, all’uscita dell’album The Game, John Deacon, bassista dei Queen, dichiarò pubblicamente di essersi ispirato alla contagiosa linea di basso di Good Times, per il brano Another One Bites the Dust. Di li a poco, Rodgers e Bernard Edwards produssero per Diana Ross l'album Diana, che è tuttora il suo album più venduto, contenente i grandi successi Upside Down e I'm Coming Out. Successivamente  si dedicarono anche all'album King of the World per Sheila & Black Devotion ove interpretavano il grande successo Spacer. Nel 1981 Deborah Harry, voce dei Blondie, lavorò con Rodgers ed Edwards nell'album Kookoo.






Anche un icona del rock britannico, come David Bowie, nel 1983, vide la collaborazione di Nile Rodgers, come co-produttore dell’album Let.s Dance (ad oggi l'album di Bowie che ha venduto di più) contenente svariati successi. Il disco fu poco gradito dallo zoccolo duro dei fan del “Duca Bianco”, accusato di essere poco rock e troppo commerciale, ma non si deve dimenticare che all’epoca la carriera di Bowie stava attraversando un periodo di stanca, e questa produzione venne a rinvigorire una ispirazione creativa che stava patendo l’affermazione delle nuove tendenze e le sonorità provenienti dal Regno Unito. 


Nel 1984, di nuovo in tandem con Edwards, toccò a una giovanissima e semi sconosciuta Madonna con Like a Virgin, dando luogo a due successi di grido (Material Girl e la traccia omonima dell'album). Rodgers contribuì a sviluppare significativamente la carriera di Madonna, facendone una stella di fama mondiale! Ma il 1984 è un anno cruciale anche per i Duran Duran: i cinque di Birmingham erano in fase calante, quando oramai si stava esaurendo la spinta post punk e new wave del loro sound. Il brano The Reflex, contenuto nell’album Seven and the Ragged Tiger, arrangiato dallo stesso Rodgers, vide l’introduzione dei primi campionamenti di voce, a cui seguì, sempre nello stesso anno, il singolo The Wild Boys, quest'ultimo incluso (nella sua versione in studio) nell'album dal vivo Arena. I Duran divennero la band più celebre al mondo! Due anni più tardi, continuò il lavoro con i Duran Duran producendo per intero Notorius, la cui canzone omonima raggiunse il secondo posto nella classifica US Billboard Hot 100. Durante uno spettacolo dal vivo, Simon Le Bon presentò Rodgers, dicendo: «Bene, questa band ha superato un momento difficile (durante Notorious). È probabile che la band non ce l'avrebbe fatta se non fosse stato per questo gentiluomo...»!  ma la collaborazione con i Duran era destinata a durare a lungo: Nile contribuì a numerosi altri progetti ed apparizioni con i membri del gruppo durante gli anni ottanta, primo fra tutti il progetto Power Station. Nel 2002-2003 partecipò alla produzione di Astronaut, il nuovo album dei cinque membri originali della band che erano legati da un contratto discografico con la Epic. Nel 2015, dopo più di 30 anni dalla prima produzione, si rinnova la collaborazione per l'album Paper Gods.




Tornando al 1986 Rodgers produsse l'album Inside Story, per la eclettica ed eccentrica Grace Jones per la Manhattan records.

Nel 1996 a Rodgers fu fatto omaggio, dalla rivista Billboard Magazine, del titolo di Primo produttore nel mondo. In quell'anno si è esibito con Bernard Edwards, Sister Sledge, Steve Winwood, Simon Le Bon e Slash in una serie di concerti commemorativi in Giappone che mettevano in scena una retrospettiva della sua carriera. Qualche tempo dopo,  il suo partner musicale e amico di lunga data, il bassista Bernard Edwards morì di polmonite, evento che scosse e segnò  profondamente Nile Rodgers, costringendolo a un lungo periodo di riflessione e inattività. Il 23 marzo 2013 viene ufficialmente annunciato il nuovo album dei Daft Punk, intitolato Random Access Memories.  L'album è stato preceduto dal singolo Get Lucky, uscito il 19 aprile, con la collaborazione di Pharrell Williams alla voce e Nile Rodgers alla chitarra.


Nel 2015 appare anche nel brano e nel video di Gina Heisser " Habibi love" scritto e prodotto per lei, dove è riconoscibilissimo il suo "sound" alla chitarra.





Nell’ agosto del 2016 invece collabora con Christina Aguilera al singolo Telepathy. Concludo l’articolo con due curiosità; la prima è quella che durante l'estate del 2017  Nile Rodgers suona la chitarra per Max Pezzali nel singolo Le canzoni alla Radio, estratto dalla raccolta omonima. La seconda è che Rodgers indirettamente ha contribuito alla rapida diffusione dell’ hip hop, in quanto una interpolazione del ritornello di Good Times, da lui composta con gli Chic, ha largamente contribuito al successo del brano Rapper's Delight dei The Sugarhill Gang.

domenica 7 ottobre 2018

Pino Daniele - 1979





Nonostante il continuo  ricercare percorsi sempre nuovi, la “recente” produzione musicale partenopea ha ulteriormente arricchito il già cospicuo patrimonio napoletano, con opere di grande pregio. Questi tentativi di rinnovamento costituiscono un operazione coraggiosa e affascinante ma notevolmente rischiosa, specie quando si tenta di “ammodernare” una pesantissima eredità composta da immortali pietre miliari, celebri in tutto il mondo. Tuttavia, nel caso della musica napoletana, un vero e proprio distacco non c’è mai stato, piuttosto una continua rilettura del patrimonio musicale, che spesso è frutto della commistione delle più disparate culture e generi musicali, sapientemente attualizzati al momento storico che si vive. A Napoli, negli anni a cavallo tra i ’70 e gli ’80 si sviluppò un movimento artistico denominato Neapolitan Power , ad opera di artisti del calibro di Enzo Avitabile, Tullio De Piscopo, Tony Esposito, e soprattutto James Senese con Napoli Centrale e Pino Daniele; non una rottura col passato, ma una ardita fusione tra la classica, malinconica, melodica tradizione napoletana e il rock-blues-jazz-soul anglo americano, sospinta dal desiderio di rinnovamento culturale e sociale, onda che si estese anche al cinema e al teatro.
In particolare, la produzione di quegli anni di Pino Daniele raggiunse vette inimmaginabili, frutto di una creatività e di un fermento che ha avuto pochi esempi in tutto il mondo. Il cantautore era reduce dal suo primo lavoro in studio, l’album Terra mia, caratterizzato dal tentativo di creare un tipo di canzone che racchiudesse in sé tradizione popolare napoletana, blues, reminiscenze jazz, rock. Il risultato fu un album che dimostrava come l’esperimento di amalgamare generi così “distanti” fosse risultato positivo, dando un frutto musicale eterogeneo, suggestivo e di grande impatto.
In “Terra mia” l’autore si muoveva, attraverso un sound spesso accattivante e provocatorio, ma anche fortemente intimista, fra i drammi della sua città, osservandoli, scrutandoli, arrabbiandosi, incarnando i disagi degli “scugnizzi” moderni. Il disco è la sintesi di un sound “troppo napoletano”, con forti influenze folk, dallo stile ruvido, grezzo; nonostante tutto, in quest’album è contenuta la gemma più preziosa della carriera di Pino Daniele, una struggente dedica d’amore verso la propria città e uno dei brani più intensi di tutta la produzione italiana del dopoguerra, ossia Napule è. Ma se nel primo album ci sono tutti i connotati della sperimentazione, di un inconsapevole salto nel buio, nella seconda produzione il cantautore è già ad una svolta: abbandonata la ritmica popolare e folkloristica, c’è una virata verso stili più universali, come il blues o il samba. Brani come “Ue Man” e “Chillo è nu buono guaglione” sono la dimostrazione della metamorfosi, una delle tante che caratterizzerà l’intera carriera di Pino Daniele. Chi afferma che i primi album del cantautore sono tra i migliori mai prodotti, non si sbaglia. Con LP Pino Daniele, del 1979, si sono raggiunti livelli qualitativi difficilmente eguagliabili. Pino gioca molto sulle coordinate tra la Napoli nuova e quella vecchia, sui vicoli, sulle superstizioni e sulle tradizioni. Le canzoni cantate in dialetto napoletano rimangono ferme alle origini dando veramente poco posto all’italiano, mentre la musica si fa più corposa e influenzata sempre più dal blues e dalla musica latina. In studio il disco prende vita in modo quasi naturale, e nell’ispirazione di Pino Daniele la lava del Vesuvio comincia a farsi bagnare con maggior decisione dalle acque del Mississippi. 
I testi si spostano invece dai problemi di Napoli a tematiche più esistenziali e intimiste, tutti intrisi di forte calore umano che non riesce a negare l’origine mediterranea del musicista. Il fil rouge che lega le tematiche dell’intero album è una sottile vena  malinconica che contraddistingue i personaggi delle canzoni, vittime di un infame destino, difficile da cambiare, una raffinata poetica di verghiana memoria.  Di fianco a questi, però, si aprono degli sprazzi di sereno, una gioia di vivere improvvisa, con lo spettacolare sfondo dei vicoli, delle piazze, del mare e del Vulcano. 

In "Chi tene 'O mare" c'è tutto il tormento di una città e di chi vive il mare da vicino: apparentemente come risorsa, ma in fondo......                                                          ....Chi tene 'o mare 'o ssaje

porta na croce.
Chi tene 'o mare
cammina c'a vocca salata
chi tene 'o mare
'o sape ca è fesso e cuntento.
Chi tene 'o mare 'o ssaje
nun tene niente...


Chillo E' Nu Buono Guaglione è un vivace samba che parla di omosessualità. Il tormento interiore di un “femminiello”, in cerca della propria identità e di una vita normale: quando parlare di certe tematiche era ancora tabù! E’ inutile confermare che musicalmente è un brano che risente dello straordinario talento della band di Pino Daniele.
Donna Cuncetta parlate, donna Cuncetta dicite....... dint'a stu tuppo niro
ci stanno tutt'e paure 'e nu popolo ca cammina sotta 'o muro
.....Donna Concetta simbolicamente identificativa di un popolo, che cerca dignitosamente il proprio riscatto e la propria autodeterminazione.
Viento è una ballata acustica straordinaria, la più evocativa, pittorica e teatrale dell’intero album, dalla forte connotazione partenopea.
Ue man è la sintesi perfetta di tutta la musicalità di Pino Daniele, una inedita commistione tra inglese e napoletano suonata con un blues molto americano.
Putesse essere allero è lo sprazzo di sole che spunta dalle nuvole, una felice rassegna di tanti bei momenti che rendono la giornata (e la vita) degne di essere vissute.            
Je so pazzo, il 45 giri che fece da tràino all’intero album, è il più politicamente scorretto. Sostenuto da un linguaggio crudo, qui si parla ancora di rivincita, di ribellione, dell’ineluttabilità del destino, la “nobiltà” della sconfitta.
Concludiamo la sintetica rassegna dei brani dell’album con alcuni stralci del testo di
... E cerca 'e me capi', canzone che chiudeva il disco, in cui è presente un uso delle parole molto potente e incisivo:
E torno a casa stanco muorto e nun
voglio fà ' niente
sto cull'uocchie apierte e sento 'e
sunà.
E pruove a vedè cu dint’a ll'uocchie
'o sole
e cò cazone rutto a parlà 'e
Rivoluzione
e cride ancora, cride ancora
e pruove a vedè chi t'ha attaccato 'e
'mmane
e nun te pu’ girà pecchè te fanno male
e cride ancora, cride ancora...!



martedì 11 settembre 2018

NON STOP: quando la televisione italiana trasmetteva il futuro!



Non stop - Ballata senza manovratore è stato un programma televisivo trasmesso su Rai 1 tra il 1977 e il 1979. Esso nacque nel primo periodo successivo alla Riforma RAI, un momento particolare nel quale gli autori televisivi si occupavano quasi esclusivamente di sperimentazione innovativa, sia nel linguaggio che nel format. L'idea sostanziale, decisamente rivoluzionaria rispetto ai canoni tradizionali imposti dal varietà sino ad allora, fu istituire un programma che non prevedesse la figura del conduttore/presentatore, tradizionalmente una figura chiave e fondamentale per la riuscita di un programma televisivo, in quanto garantiva una certa continuità nella scaletta della trasmissione. Questa fu una soluzione ardita, molto rischiosa, in quanto si lasciava completamente la scena ad una sequenza ininterrotta e caotica di cabaret, musica e ballo, mantenendo comunque una certa continuità (da qui il sottotitolo apparentemente enigmatico ballata senza manovratore). Chi ebbe questa idea “folle” fu proprio un presentatore, il presentatore per antonomasia, ossia Pippo Baudo (questo fu il primo ed ultimo caso italiano di conflitto di interessi a rovescio!!!), che, pur mettendo momentaneamente in soffitta la propria professione, volle lanciare la ardimentosa proposta di realizzare un programma dedicato a nuovi talenti, e la suggerì al dirigente Rai Bruno Voglino. Questi incaricò in un primo momento dell'ideazione della trasmissione il grande autore Marcello Marchesi, ma la sua idea eccessivamente tradizionale non piacque. In un secondo momento l'incarico venne affidato a Giancarlo Magalli, che ne ideò la formula definitiva e, assieme al giornalista appassionato di cabaret Mario Pogliotti, valutò una serie di giovani esordienti, scoperti nei teatrini off sparsi per l'Italia, attingendo in modo uniforme da tutte le regioni. Per molti di loro fu l'inizio di una fortunatissima carriera. La regia venne affidata in un primo momento ad Antonio Moretti che, ad un mese dall'ingresso in studio, rinunciò e venne sostituito da Enzo Trapani, che inserì come coautore il paroliere Alberto Testa.
 L'unità del contenitore (e del messaggio) veniva quindi garantita dalle esibizioni comiche, collegate da balletti o canzoni, dalle scenografie, sgargianti ed aggressive sia dal punto di vista cromatico che cinetico (per sfruttare appieno, nel caso della seconda serie, il nuovo sistema a colori, appena introdotto nella televisione italiana) e da un ritmo incalzante, adeguato alle nuove abitudini del pubblico e dettate principalmente dall'introduzione del telecomando e della conseguente pratica dello zapping. E’ inutile sottolineare quanta importanza ha avuto NON STOP per il futuro della televisione italiana, sia pubblica che privata, che stava proprio in quegli anni decollando, e quanti programmi successivi è arrivato ad influenzare. In effetti questo tipo di format darà luogo ad una serie illimitata di imitazioni, prima fra tutte quella del successivo Drive In di Antonio Ricci, andato in onda sulla giovanissima Canale 5.
Durante la prima serie, per rafforzare il concetto di staffetta, viene introdotto un curioso e piccolo pupazzo simile, appunto, al testimone utilizzato nella corsa tradizionale. Tale oggetto viene passato di mano in mano agli artisti che si esibiscono in quel momento sullo schermo.
Oltre al formato (forse per la prima volta un varietà televisivo era progettato senza particolari riferimenti agli schemi tipici del teatro, ma anzi il ritmo e l'incedere erano pensati specificatamente per il media televisivo), il successo del programma fu dovuto anche alla presenza di un nutrito gruppo di giovani comici e cabarettisti in gran parte esordienti. Quando leggerete l’elenco dei nomi di tutti quelli che, grazie a NON STOP, hanno fatto il loro ingresso trionfale nell’empireo dorato dello spettacolo, non solo televisivo, ma anche cinematografico e musicale, ci si renderà conto dell’enorme importanza che ha avuto il programma e di quali autentici talenti un tempo passavano sullo schermo (e di come la televisione del 2000 sia inesorabilmente decaduta e impoverita, di contenuti e di eccellenti protagonisti)!!! Tra loro meritano di essere ricordati Marco Messeri, Carlo Verdone, il trio partenopeo della Smorfia (Massimo Troisi, Enzo De Caro e Lello Arena), il quartetto veronese de I Gatti di Vicolo Miracoli (Umberto Smaila, Jerry Calà, Franco Oppini e Nini Salerno), il trio fiorentino de I Giancattivi (Francesco Nuti, Athina Cenci e Alessandro Benvenuti), Zuzzurro e Gaspare. Doveroso ricordare anche l'attore Ernst Thole (scomparso pochi anni dopo la sua partecipazione al programma), che con intelligenza e ironia interpretava il ruolo di un omosessuale, tema che, nel 1977, era ben lontano da ogni remota concezione!!!
   In uno studio televisivo cromaticamente sgargiante, un gruppo di giocolieri veniva affrontato da una specie di sceriffo (il jazz singer Nicola Arigliano) che, con la ben nota formula “Non voglio noie nel mio locale!”, sparava colpi con la sua colt. Questo era l’incipit della sigla di Non Stop.  I titoli di testa scorrevano con la musica di El Pasador, al secolo Paolo Zavallone, e la sfilata di tutti i personaggi dello show. Di prassi i personaggi sfilavano in sequenza intervallati da qualche ospite, cantante o danzante. La formula piacque e fu riproposta a distanza di un anno per una seconda serie sempre di sei puntate dal 28 dicembre 1978 al 1° febbraio 1979. Nella prima serie del ’77, oltre ai personaggi già citati, si aggiunsero Enrico Beruschi, Ugo Fangareggi, Corrado Lojacono, Boris Makaresko, Yor Milano, Francesco Vairano. Gli intermezzi canori erano affidati a Asha Puthli, che era reduce dal successo estivo di The Devil is loose, mentre le coreografie vedevano protagoniste Les Chocolat’s, un gruppo franco-sudamericano molto in voga all’epoca. Lo snodatissimo mimo-ballerino Jack La Cayenne si esibiva nei suoi numeri surreali, tra cui quello famoso della sigla in cui si infilava una tazzina da caffè in bocca. Tra gli ospiti ci furono anche i Matia Bazar e un giovanissimo Pino Daniele.

 

 La compianta Stefania Rotolo curava la sigla di chiusura, come anche gli intermezzi coreografici, mentre la sigla d’apertura fu affidata alla voce della cantante inglese Nancy Nova, un clone della ben più nota Kate Bush, che nell’estate ’78 aveva spopolato con il brano Wuthering Heights.   Non Stop, anche qui grazie alla regia straordinaria di Enzo Trapani, fu il capostipite di trasmissioni che negli anni ’80 invasero la tv, prima tra tutte Drive In. La formula, considerata innovativa in quel periodo, si esaurì in seguito anche per la mancanza di nuovi talenti, ma oramai il suo “compito” la trasmissione l’aveva già svolto, e in maniera egregia,  se si pensa che tutto o quasi il cinema della commedia italiana anni Ottanta e Novanta deve il suo successo a attori e comici usciti da Non Stop: Massimo Troisi, Carlo Verdone, Francesco Nuti, Jerry Calà! Enzo Trapani pose una pietra miliare nella storia della televisione, ma non gli fu riconosciuto il pieno merito, sebbene tutti gli altri abbiano continuato a sfruttare le sue idee e intuizioni, valide ed attuali ancora oggi, a distanza di 40 anni.



















venerdì 10 agosto 2018

New Ort Band: eventi


Lo sapevi...
 ...che la sera del 5 gennaio del 2013, chi si trovò ad entrare nel teatro Cicolella di Orta Nova, certamente avrà creduto di essere stato catapultato nella Broadway degli anni 40, o a una serata di Glenn Miller, di George Gershwin o in un più moderno spettacolo di Kid Creole & Coconuts. L’atmosfera era identica, così come le luci e la meravigliosa musica, che prendeva vita direttamente dagli strumenti dell’intero corpo della New Ort Band e dalla regia del maestro Franco Ariemme. Così è iniziata la breve avventura di una serie di tre eventi, tenutosi al Cine Teatro Cicolella di Orta Nova, appuntamento che cadeva a margine delle festività natalizie. L’interessante esperimento culturale si è poi interrotto bruscamente, facendo perdere ad Orta Nova l’ennesima occasione per usufruire di un degno e piacevolissimo spettacolo musicale. Non è stato per niente semplice, in quest’epoca di omologazione del gusto e dell’estetica musicale, proporre una tipologia di intrattenimento come quella della New Yort Band, ma a giudicare dai consensi e dal numero degli spettatori che sono accorsi nelle tre edizioni, il pubblico ortese è più esigente di quanto non si creda.  La musica dell’orchestra è raffinata, magica, per palati fini e senza dubbio costituisce un momento di rottura degli schemi della solita musica dal vivo, che ultimamente ci è stata proposta. Inoltre, nelle poche edizioni a cui abbiamo assistito, si è notata una visibile crescita della qualità dello show, man mano che gli anni trascorrevano. Ad impreziosire le serate poi, ci hanno pensato anche ospiti canori e non, alcuni di fama nazionale, primo fra tutti quel Toni Santagata che in tempi non sospetti fu il precursore della diffusione della musica folk pugliese, oggi tanto di moda. Oltre al folk singer foggiano, il palco ha visto come protagonisti delle eccellenti voci, fra le quali quella della vocalist ufficiale della big band, Lucia Tanzi. Concludendo, quello che era diventato un atteso e piacevole appuntamento che ogni anno veniva a concludere in bellezza il Natale ortese, ancora una volta si è trasformato prima di tutto in un caro e nostalgico ricordo, ma anche in una occasione per stare a manifestare, per l’ennesima volta, tutto il disappunto per la scarsità di eventi culturali e di intrattenimento per la nostra città, frutto della disattenzione politica e di un appiattimento sociale e culturale che negli ultimi anni sta inesorabilmente investendo la città di Orta Nova.