domenica 14 dicembre 2014

Orta Nova, ieri e oggi

U’ canalòne


Con questo termine dialettale ortese si è soliti indicare quella che viene definita la più bella via di Orta Nova. Questo “soprannome” deriva dal fatto che, quando non esisteva l’attuale impianto fognario, dopo ogni temporale questa strada si trasformava in un minuscolo torrentello, "guadato" a suo tempo dai carri dei contadini, dalle grandi ruote e trainati da cavalli (i'scjarabball), e dai viandanti che non potevano attendere il termine dell’ondata di piena !
Questo sinuoso serpente, leggermente curvilineo, si insinua nella zona storica del centro abitato, parallela al corso principale e offre una interessante prospettiva,  sia che lo si percorra dirigendosi verso il centro, con lo sfondo della sagoma del campanile della Chiesa Madre, sia che la direzione è inversa, con la veduta sul maestoso palazzo Traisci, attuale sede della comunità delle suore. In tempi passati questa via ha goduto di una certa centralità, in quanto comoda per i pedoni e luogo di culto religioso, in occasione della ricorrenza della festa di San Rocco, tant’è vero che era conosciuta dai nostri nonni col nome familiare  di stråde de Sanderocche. Qui, nel giorno 16 agosto, si svolgeva una sentita e suggestiva processione, dedicata a San Rocco, con le luminarie che poste lungo la via, culminavano con una maestosa illuminazione ad arco, collocata in prossimità del palazzo Traisci, sotto la quale veniva accompagnata la statua del Santo. Questa grande luminaria era chiamata u chjesjone e offriva, per chi proveniva dal centro, una prospettiva davvero favolosa ! Sul canalone si affacciano dei bei palazzi d’epoca, tale da rendere unica questa via. Un tempo l’accesso dei mezzi era inibito da due blocchi di pietra, chiamati i tìttele che impedivano il passaggio delle sempre più numerose automobili, fatto che aiutava a preservare l’integrità della strada.
Il Canalone, e tanti altri punti della città,  nel tempo sono stati vittima di efferati crimini urbanistici, commessi da amministratori poco propensi a conservare la memoria storica, le tradizioni e l’integrità di un interessante centro storico. Infatti, le bianche pietre che coprivano tutto il suo percorso sono state ricoperte di “volgare” catrame e successivamente la via aperta al traffico e agli escrementi dei cani ! Queste sono ferite aperte per Orta Nova, e allora si chiuderanno quando sarà ridata dignità e decoro alle varie realtà del tessuto urbano, violentate senza contegno, dal cinismo delle amministrazioni comunali che le hanno assassinate. L’elenco è lungo, se pensiamo al vecchio palazzo comunale, demolito per far posto a quell’eco mostro che oggi domina piazza Pietro Nenni, la vecchia chiesa gesuitica, risalente al Settecento, con l’attiguo arco in pietra, che era la porta di accesso alla Cittadella Gesuitica, il nucleo originario dal quale è nata Orta di Capitanata, uno dei Cinque Siti Reali voluti dai Borbone. E poi, l’intero percorso di Corso Aldo Moro, una volta Via Nazionale, col suo meraviglioso selciato di pietra lavica, accompagnata dagli stupendi marciapiedi, anch’essi in pietra, una delle più belle passeggiate di Orta Nova, distrutto dal catrame e da orribili aree di posteggio, che hanno “tagliuzzato” il marciapiede in maniera inguardabile.
La nobiltà della pietra sostituita dalla volgarità del catrame e del cemento. Anche questo è un segno dei tempi !
Queste zone della città chiedono giustizia, un ritorno alle origini, quando i nostri avi le hanno realizzate, dimostrando gusto estetico e senso pratico, a differenza di quelli che sono arrivati dopo, che, in nome di non so quale disegno, hanno contribuito alla distruzione di elementi urbanistici che la loro cultura evidentemente non poteva comprendere !




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