venerdì 23 febbraio 2018

GIROFESTIVAL

Lo sapevi che.....

… nell’agosto del 1985  Piazza Pietro Nenni fu scelta come una delle tappe di una curiosa ed interessante “carovana” di cantanti, provenienti dalla sezione Nuove Proposte del Festival di San Remo. Questa rassegna itinerante era denominata  Girofestival, e costituiva una ottima opportunità  per le giovani ed emergenti voci reduci del Festival, le quali, non avendo ancora una vera organizzazione alle spalle e non possedendo un ampio repertorio, tali da permettersi una propria tournèe, in gruppo costituivano una piacevole attrattiva.  In appuntamenti di questo genere era frequente che, oltre alle giovani promesse, era possibile ascoltare anche degli affermati “veterani”, momentaneamente bisognosi di rilancio artistico, cosa che avvenne anche nella tappa ortese. Il Girofestival prese il suo avvio nel 1978, con la conduzione di Pippo Baudo, che fu anche uno degli ideatori e regista: ma quelle che dovevano essere le grandi prospettive di questo progetto in parte furono disattese. La kermesse prese l’avvio sulla falsariga dei fortunati eventi itineranti del passato, come il leggendario Cantagiro, fra gli anni ’60 e ’70,  il CantaPiper, promosso dallo storico gestore del famosissimo locale romano, Giancarlo Bornigia e come le ultime edizioni del Festivalbar.  La tappa ortese del 1985, patrocinata dal Comune, evidenziò una buona organizzazione e il ritmo giusto dell’intero spettacolo.  La serata risultò gradevole e coinvolgente, nonostante la parte strumentale, costituita da basi musicali, col solo cantato live e i nomi non proprio celebri. Conduttore e mattatore della serata fu il bluesman e DJ Ronnie Jones, all’epoca affermato conduttore di Canale5, capace di dettare i giusti tempi all’intera rassegna. Tra i cantanti che si esibirono ci fu Giorgia Fiorio, Rodolfo Banchelli, Marco Armani, Giampiero Artegiani, Lena Biolcati, Lanfranco Carnacina, i Meccano, Gatto Panceri, Mariella Nava, Andrea Mirò (i lettori più agèe riconosceranno senz’altro qualche nome noto, per il resto, chi volesse approfondire la loro conoscenza, c’è sempre Google che può dare una mano).
Oggi alcuni di loro sono dei valenti autori e parolieri, altri hanno completamente abbandonato il mondo della musica, pur rimanendo in ambito artistico. A margine della serata fu “ritagliato” un piccolo spazio per Alan Sorrenti,  già vincitore del Festivalbar e frequentatore dei piani alti della hit parade, che cantò tre dei suoi brani più conosciuti e costituì la giusta conclusione di una serata gradevole e senza eccessive pretese.



lunedì 16 ottobre 2017

Il tempo dei bilanci

 Settembre, quando oramai l’estate inizia a diventare un piacevole ricordo, è il momento “sacro” dei bilanci, per tutte quelle che, vere o presunte, sono state le attività culturali e ricreative svoltasi nei tre mesi estivi. Tempo fa, leggendo un post pubblicato su FB, notavo che qualcuno si è “divertito” a stilare una classifica dei migliori cartelloni estivi dei 5 Reali Siti, secondo la quale Orta Nova occupava la penultima posizione, meglio solo di Carapelle. Gioco a parte, ritengo che il “caso” di Orta Nova meriti analisi a sé, in quanto da anni, diversi e attenti cittadini si chiedono il motivo per il quale, un centro di circa diciottomila anime, non sia in grado di proporre un’offerta culturale e ricreativa degna di tale nome, che sia all’altezza  della propria tradizione e dei bisogni dei propri cittadini. Il panorama degli eventi estivi della provincia di Foggia, come al solito vede mettersi in luce soprattutto i piccolissimi centri montani del Sub Appennino, quelli garganici, oltre a Stornara e Stornarella (per non andare tanto lontano), con proposte davvero interessanti e di buon livello. Nella nostra amata città invece le estati sono sempre più avare di appuntamenti, e, nei rari casi ce ne fossero, qualsiasi tentativo risente del pressapochismo di organizzatori improvvisati, della mancanza di nuove e valide idee e di una progettualità efficace. Spesso si lascia l’organizzazione di eventi in mano a persone non in grado di percepire il valore e la portata che una interessante iniziativa potrebbe contribuire alla crescita di una comunità intera. Oppure, nella migliore delle ipotesi, le poche serate che vengono spese in piazza sono di carattere commerciale e pubblicitario, tipo saggi e dimostrazioni varie, con i limiti che questo comporta! Uno dei tanti risultati di questa situazione di puro lassismo sta nel fatto, ad esempio, che molti eventi hanno avuto solo una “prima edizione”, al massimo seconda, per poi precipitare nel disinteresse collettivo. Sono dell'opinione che le amministrazioni pubbliche non si devono sottrarre o limitarsi a “patrocinare” questa o quella serata, credendo così di fare la propria parte: non è sufficiente per varie ragioni, prima delle quali quella di non poter imprimere e dettare la propria linea e la propria politica culturale! Questa è una inconfutabile prova di come Orta Nova, tranne rarissime eccezioni, non abbia mai avuto, tra chi gestisce la sfera culturale, delle persone veramente all’altezza.
Per rivestire determinati ruoli, penso che bisogna possedere un discreto bagaglio di conoscenze, una vera consapevolezza dell’ambito in cui si va ad operare, in modo che, quello che si sceglie di proporre, abbia realmente uno spessore “didattico” e culturale (nel senso più ampio e meno provinciale del termine), consci degli obiettivi che si intendono raggiungere.
Il limite però sta proprio in questo: la politica. Nella nostra città chi opera in politica a quanto pare è incapace ad affrontare le criticità di cui la comunità soffre, e ancora più incapace a venire incontro alle esigenze e alle necessità (anche secondarie) di una utenza molto variegata. Il fallimento sta proprio in questo ed è assolutamente fuori dubbio.  Questa analisi, purtroppo, non è solo limitata all’ ambito dell’offerta culturale, ma investe tutti i settori della “cosa” pubblica, anche quelli primari, anche se ritengo che ad Orta Nova quella culturale e civica è oramai una vera e propria emergenza!





domenica 17 settembre 2017

SANDINISTA !

Sandinista! venne pubblicato il 12 dicembre del 1980, e pur essendo gli echi del punk oramai remoti,  il disco, nel coraggio e nell’atipicità del lavoro, esalta comunque la forza, lo spirito e la creatività dei Clash, band rock inglese, tra i maggiori fautori del punk, genere in cui, insieme ai Sex Pistols, ha giocato un ruolo fondamentale. Per questa ragione, all’uscita di questo triplo LP, molti seguaci della band non riuscirono a mascherare il proprio disappunto, pur essendo consapevoli che il punk stava lentamente esaurendo la propria spinta rivoluzionaria. Tuttavia, come si scoprirà successivamente, l’onda lunga di questo "dissacrante" ed anomalo genere musicale, era destinata ad investire in pieno le più importanti produzioni rock e new wave degli anni ’80, che stavano di li per cominciare.  


Sandinista !  è una gigantesca opera epocale, partorita da un gruppo di oramai reduci del punk, il disco più coraggioso e complesso della loro carriera, un'enorme brulicare di idee, spunti creativi, invenzioni. Appare evidente che i quattro musicisti inglesi, il progetto dovevano averlo già da tempo nello loro teste, una bozza disordinata e confusa, quella stessa “confusione” che troveremo all’interno del triplo album, un colorato ed eccellente miscuglio di sperimentazioni, provocazioni, generi musicali, composizioni, genialmente assemblate da  Joe Strummer, Mick Jones, Paul Simonon e Topper Headon.  È da sottolineare come i Clash, nella loro apparente trasandatezza, possedevano invece una discreta tecnica strumentale, fattore che li contraddistinse dalla maggior parte dei gruppi punk di fine ’70. In effetti, uno degli elementi fondanti e di “rottura” della filosofia punk risiedeva nel concetto che tutti potessero suonare uno strumento, al di la delle conoscenze tecniche e musicali, basta che si aveva qualcosa da dire!
Il titolo dell’ album prende spunto dall'organizzazione dei guerriglieri rivoluzionari del Nicaragua, i sandinisti appunto, che l'anno precedente avevano destituito il presidente in carica,  molto “amico” degli americani della CIA, Anastasio Somoza Debayle. Successivamente i Clash dichiararono che l'ispirazione per il titolo venne loro data in seguito all’assurdo provvedimento di censura, attuato dall'allora premier, Margaret Thatcher, di proibire in patria addirittura l'uso della parola “sandinista" ritenuta troppo sovversiva!!!
Dare una connotazione stilistica e di genere a questo album è impresa ardua, in quanto i trentasei brani contenuti in esso spaziano tra vari generi musicali, a volte molto diversi tra loro: funk-rock, reggae, dub, shuffle, ballate malinconiche, soul, jazz, musica caraibica, rock n’roll e, come se non bastasse, questi generi, in alcuni brani, si contaminano a vicenda!


Probabilmente, a ben pensare, una cifra stilistica esiste, ed è quella dei temi trattati nei testi, tipici dello stile Clash, ovvero la politica, la denuncia, le questioni sociali, la situazione nelle diverse zone “calde” del globo (parliamo del 1980 e giù di li!). Gli argomenti  sono così tanti che offrono a Strummer & C. l'occasione per srotolarci sotto gli occhi un'infinità di problematiche personali e sociali, consacrandone lo status di band impegnata per eccellenza del post-punk.
Si passa infatti dal sistema della società inglese, giudicato eccessivamente gerarchico ed "ottocentesco", su cui Jones spara sempre con un certo compiacimento, alla guerra in Vietnam; dalla guerriglia sandinista alle barricate londinesi di fine anni '70; dalle discriminazioni razziali del Sudafrica, fino alla guerra fredda; da ogni forma di integralismo religioso, fautore di conflittuali e pericolose contrapposizioni, all’imperialismo sovietico in Asia, e quello statunitense in Sudamerica, a sostegno delle numerose e feroci dittature. Il potere politico è l’obiettivo privilegiato contro cui i quattro musicisti inglesi si scagliano, il potere che con le sue innumerevoli zone d’ombra e con la gestione egoistica ed interessata,  provoca emarginazione e diseguaglianze. Per concludere con il packaging del disco, con una foto in bianco e nero che campeggia in copertina, che ritrae i quattro componenti la band ritratti nei bassifondi londinesi, immagine a cui i Clash hanno voluto dare una parvenza emaciata,” vissuta”, grafica ripresa anche all’interno, con fogli fintamente invecchiati, sui quali sono abbozzati in maniera casuale e scarabocchiata, sia i testi in lingua madre, che annotazioni e fumetti.




lunedì 21 agosto 2017

Il Duca è morto, lunga vita al Duca




Credo sia superfluo aggiungere nuove parole, alle migliaia che già sono state spese, per “decantare” la carriera straordinaria di David Bowie, il suo percorso artistico, le sue sperimentazioni e le contaminazioni di cui si è reso artefice.  Piuttosto focalizzerei l’attenzione sull’ approccio che il Duca ha avuto con la musica, col mondo della discografia e con l’enorme fama che ha ricevuto di conseguenza. Quando sento parlare operatori e addetti ai lavori, il concetto ricorrente è quello che non può esistere paragone tra quello che era il mondo musicale di 40 fa e quello odierno: le dinamiche sono cambiate, così come il modo di “farsi conoscere” e di fare carriera. Probabilmente una piccola verità questa teoria la nasconde, ma non può servire da alibi per marcare la netta differenza che esiste tra quelli di oggi e i grandi interpreti del passato. David Bowie appartiene a quella categoria di musicisti che hanno sempre agito per il solo amore dell’arte, che hanno messo coraggio e consapevolezza nelle proprie scelte, a prescindere da tutto. Nel mondo della musica ce ne sono diversi di esempi come questo, anche nella nostra Italia, di artisti che amano “sfidare”  i gusti e le aspettative dei propri seguaci, degli ascoltatori, che propongono sfide sempre nuove, che rischiano ad alzare di continuo l’asticella ! Ma esistono di fianco a questi, e sono la maggioranza, ahimè, interpreti che oramai sono dediti alle produzioni seriali, alla proposta “sicura”, per mero calcolo commerciale, o per compiacere la multinazionale di turno, o, peggio, e per mancanza del sacro fuoco dell’arte che evidentemente arde poco !!!
La parabola di David Bowie è caratterizzata dai cosiddetti “periodi”, fasi temporali in cui l’artista inglese amava dedicarsi a determinate sonorità. Quello più netto ed identificabile fu il periodo berlinese, alla fine degli anni settanta, da cui prese vita la “trilogia berlinese”, una produzione di tre album, in seguito al suo trasferimento a Berlino Ovest alla fine del 1976. Qui Bowie ebbe un approccio con la musica sperimentale tedesca e con elementi di musica elettronica, krautrock, ambient, e world music in collaborazione con il produttore statunitense Tony Visconti e con l’ onnipresente musicista inglese Brian Eno. Il coraggio di cambiare, di adeguarsi ai tempi, rimanendo però sempre lontano dalle “tentazioni” commerciali e dall’omologazione modaiola del momento. La visione della musica di David Bowie è stata sempre di creativa originalità, pur possedendo in sé elementi basilari del decennio che stava attraversando. Lo dimostra la completa trasformazione avuta negli anni ottanta e poi nei novanta. La visione artistica è stata sempre completa, a tutto tondo, favorita dalle collaborazioni con compositori e produttori di avanguardia, e facilitata dalla concezione che Bowie aveva dell’essere “artista”: oltre alla musica, egli dipingeva e ha partecipato, con discreto successo, a diverse pellicole cinematografiche, dimostrando anche eccellenti doti recitative. Inoltre, e non meno importanti, sono i travestimenti che hanno visto David Bowie protagonista durante la sua lunga carriera: l’immaginario collettivo è quello di un artista che si è sempre proposto in maniera “forte”, decisa, con un impatto visivo potente, audace, precursore dei tempi e delle mode, a volte create proprio dal cantante e dal suo stile post swinging sixties glam.
Con Bowie non muore un semplice interprete musicale, ma soprattutto un ricercatore di suoni, di colori, di espressioni artistiche, uno di quegli uomini che creano strade nuove, con tutti  i rischi che ciò comporta,  nuovi sentieri che aiutino a far confluire le note musicali, per lasciare una utile traccia agli artisti che seguiranno dopo di lui.


domenica 19 aprile 2015

Canti notturni - Celebrazioni Madonna dell' Incoronata


 Una delle più importanti e suggestive ricorrenze religiose cittadine è senza dubbio  la festa della Madonna dell’Incoronata, che culmina, all’ ultimo sabato di aprile, con l’enorme esodo di pellegrini che a piedi raggiunge il Santuario. La ricorrenza  ha però una sua “introduzione” a cominciare da  nove settimane prima, ogni sabato mattino, prima dell’ alba,  quando avviene una sorta di richiamo per i pellegrini. Infatti è dal mese di febbraio, e per nove sabati consecutivi, quando ancora Orta Nova è avvolta dall’oscurità, che prende l’avvio il giro per le vie cittadine di una voce che richiama alla fede e al pellegrinaggio per la Madonna nera dell’ Incoronata. Il  canto, dal tono malinconico e quasi lamentoso, in dialetto ortese, ricorda la chiamata dei muezzin islamici, che dai minareti delle moschee, invitano i fedeli alla preghiera per Allāh. Questo è uno dei tanti elementi che compongono la ricca liturgia dedicata alla Madonna, di chiara estrazione contadina e pastorale, che si evince chiaramente dai canti e dalle preghiere intonati dai pellegrini, recitati tutti in dialetto.

Per leggere altri articoli concernenti la Celebrazione della Madonna dell’ Incoronata andare all’archivio Blog, qui di fianco, e selezionare 2013 - aprile e 2014 - aprile, oppure cliccare sui link qui sotto. 
http://ortanovaculturacontemporanea.blogspot.it/2013/04/lultimo-sabato-di-aprile.html
http://ortanovaculturacontemporanea.blogspot.it/2014/04/celebrazioni-incoronata.html


domenica 12 aprile 2015

ANTENNA D' ORO



Non tutti sanno che Orta Nova possiede una ricca e importante storia legata ad eventi musicali, un nutrito patrimonio custodito negli archivi della memoria di chi li ha vissuti di persona, o semplicemente ne ha sentito parlare. Un’ampia parte di questo “archivio dei ricordi” è occupata dalla manifestazione dell’ Antenna d’Oro, ultra quarantennale rassegna che a suo modo ha anticipato lo spirito e gli obiettivi degli odierni talent show televisivi! Infatti, l’ossatura della manifestazione era costituita proprio da una competizione canora fra interpreti dilettanti di tutta la provincia, e spesso anche oltre. Però non si può dimenticare che, quasi contemporaneamente al suo esordio, avvenuto verso la metà degli anni ‘70, prese il via anche celeberrimo Festival della Piana, organizzato da Radio Orta Nova A1 ed inserito nel programma della festa patronale, e che anch'esso aveva nel proprio intento quello di rendere visibile qualche talento locale e dargli almeno una possibilità.
 L’ "Antenna d'Oro" era un Festival di voci nuove nato per iniziativa di un gruppo di radioamatori i quali, con l’ Associazione “Citizen’s Band”, riuscirono dopo poche edizioni, ad imprimere alla rassegna una qualità artistica tale da fargli acquisire una dimensione regionale. La rassegna in genere si svolgeva nei primi mesi dell'anno e ha avuto nel corso della sua storia diverse location, tra le quali i due cineteatri cittadini (di cui oggi uno solo attivo a metà e l’altro trasformato in un supermercato), un maestoso teatro tenda, impiantato in via Tratturo Incoronata, zona periferica, e, nelle ultime edizioni estive, la piazza centrale di Orta Nova. Naturalmente, oltre alla gara canora, con tanto di giuria specializzata e classifica finale, veniva dato ampio spazio a quelli che erano gli ospiti speciali della musica e dello spettacolo italiani. Senza dubbio quella degli ospiti è stata una fonte di richiamo per migliaia di spettatori nel corso degli anni, vista la grande qualità e la varietà degli artisti che hanno composto quello che è stato un parterre di grosso spessore!
E’ necessario sottolineare che, quando leggerete i nomi degli artisti ospitati nel corso degli anni, essi si sono esibiti ad Orta Nova quasi tutti al culmine della loro carriera, quando erano nomi da alta classifica e richiesti sia nei live che sui canali televisivi RAI, e non proposte di ripiego, in fase calante, ex star bisognose di rilancio e di denaro!!
Fra le tante edizioni (se ne contano ben 24) una delle più straordinarie si è svolta sotto un teatro tenda, alla fine di aprile del 1983, unica per location e per il numero degli ospiti, che in tre serate hanno fatto diventare Orta Nova una sorta di succursale di San Remo!
Ma quelle dell’Antenna D’oro sono state comunque tutte delle edizioni speciali, perché negli anni il festival era diventato un evento centrale, molto atteso e vissuto da tutto il comprensorio.

Facendo un rapido excursus di tutte le ventiquattro edizioni, sin dalla prima, con l’allora ospite la showgirl Minnie Minoprio, celebre prima donna dei varietà Rai del sabato sera, sono chiare le ambizioni degli organizzatori, e siamo alla metà degli anni settanta. Il 1980 viene ad aprire un decennio molto fortunato per la manifestazione: i popolarissimi Cugini di Campagna vengono ad accendere l’entusiasmo di tutto l’affollatissimo cineteatro Roma, di Corso Matteotti, così come accadrà l’anno successivo con i Kim & Cadillacs, con le scatenate sonorità rock ‘n roll, al Cine Club 2000 di via Stornarella. 









                                        Gli anni ottanta viaggiano alla grande, e i Ricchi e Poveri, in formazione completa, calcano il palcoscenico col loro bagaglio di canzoni e di popolarità, seguiti dallo stupendo concerto di Riccardo Cocciante, che prima del proprio ingresso, diede spazio a una “spalla” davvero speciale, l’emergente Luca Barbarossa. Per gli appassionati della storia del Festival di San Remo è facile ricordare l'edizione del 1982, che vide il trionfo dell'ex Pooh Riccardo Fogli, che due mesi dopo viene ospitato tra le mura cittadine, in uno dei più fortunati concerti delle edizioni della kermesse ortese! In effetti, non era raro assistere a concerti di artisti che una manciata di settimane prima erano in gara all’Ariston!

ANTENNA D’ORO 1983

La fortunata e straordinaria edizione del 1983 merita un capitolo a parte, perché quelli furono tre giorni intensi e di ininterrotto spettacolo, evento che non ha avuto più eguali nella nostra città, da 32 anni a questa parte!
Come ho anticipato, la rassegna si svolse sotto il capiente teatro tenda impiantato sul Tratturo Incoronata (di fronte alla oramai scomparsa distilleria). L’enorme tensostruttura fu presa a noleggio dalla famiglia Togni, celebri circensi, e poteva ospitare fino a cinquemila spettatori. Inutile dire che i posti, per le tre serate, furono completamente esauriti, e parte del pubblico presente fu costretta ad assistere allo spettacolo su sedili di fortuna o addirittura in piedi! Oltre alla canonica gara canora tra i dilettanti del circondario, gli ospiti che si susseguirono sul palco sono rimasti nella memoria di tutti coloro che hanno assistito a quelle serate straordinarie, considerando che nel 1983 gran parte di loro era al massimo del successo e delle quotazioni!  Per l'occasione venne dato ampio spazio non solo alla musica, ma anche al cabaret e finanche alla sceneggiata napoletana. Due i gruppi presenti, ossia i Matia Bazar ( nella formazione originale) e i Passengers (reduci da fortunatissime partecipazioni sanremesi). Tra i solisti, invece, Toto Cutugno (grande protagonista durante tutti gli anni 80’ del Festival di San Remo), Fiordaliso, Anna Oxa, Albano & Romina Power, Tiziana Rivale (fresca di vittoria al Festival di San Remo), Ivan Cattaneo, Nada, Gianni Bella, Trio Carella, Tony Santagata, Viola Valentino, Franco Calabrese, Adriano Pappalardo, il vocalist e ballerino americano Russel Russel, Amanda Lear, Sterling Saint Jacques, attore e interprete americano di disco music, Donatella Milani, Tony Pagliuca delle Orme e Cristiano Malgioglio.
La sezione cabaret era invece composta da nomi presi in prestito dai varietà Rai e Mediaset, come Gianfranco D’Angelo, Antonio Sorrentino, Alfredo Papa, Teatraccio, Giorgio Porcaro e Raf Luca. Ampio spazio alla tradizione napoletana della sceneggiata e della melodia fu concesso con la partecipazione di Mario Merola, Gloriana, Nino D’Angelo e Pamela Paris, idoli indiscussi del genere. Come se tutto questo non bastasse, a condurre le tre serate furono chiamati i due conduttori RAI, Marilda Donà e Mauro Micheloni. Lo spettacolo è servito!!!


Dopo il 1983 fu difficile mantenere uno standard così elevato, anche se la rassegna comunque ha avuto il suo dignitoso prosieguo. Nell’edizione del 1984, ad esempio, ospite speciale fu un semi sconosciuto Zucchero Fornaciari, non ancora diventato il celebre blues man che oggi tutti noi conosciamo. L’ edizione del 1985 ha assistito al ritorno tra le mura del CineClub 2000, e per l'occasione si sono celebrati gli antichi fasti del progressive italiano, col concerto del Banco del Mutuo Soccorso, una delle serate più raffinate e "meno capite" della storia dell’Antenna D’Oro!

La rassegna procede stancamente fino al 1990, anno della sua momentanea sospensione. Lo smalto dei primi anni, il fervore degli anni settanta e ottanta si era esaurito e c’era bisogno di una pausa per riordinare le idee. Pausa che è durata fino al 1999, anno della ripresa e di una ritrovata energia. Nel frattempo sono cambiate molte cose, nell’assetto organizzativo e nella concezione della manifestazione stessa: le radio libere locali, tra cui Radio Orta Nova, erano pressoché estinte, "istituzioni" cittadine che nel corso degli anni hanno rivestito un ruolo decisivo nella divulgazione e nel sostegno alla rassegna. Adesso l'organizzazione è compito dell' associazione culturale “Amici della Musica”, diretta da Nicola Maffione, che ricevendo il testimone dal padre Vincenzo, storico organizzatore e regista degli anni d’oro, si è prodigato nel portare avanti quello che viene definito un pezzo importante dello spettacolo e della cultura cittadina.
L’edizione del 1999 si è svolta in Piazza Nenni, e ha visto come ospiti i sorprendenti Audio Due, duo napoletano di eccellente talento musicale. 
Gli anni duemila si aprono con buoni auspici: Ivana Spagna, riportata sulla breccia, dopo essere stata la regina della dance italiana degli anni 80’, dalla sua partecipazione sanremese, ha fatto il suo ingresso nel ricchissimo palmarès dell’Antenna D’Oro.
Inaspettatamente, dopo questa frizzante edizione, sono arrivati due anni di pausa, dovuti a problemi di budget e di organizzazione. Rispetto al passato, i costi di organizzazione sono diventati proibitivi e senza partecipazioni esterne di enti e di sponsor, diventa difficile mandare avanti rassegne così grandi e dispendiose.
Però questo non impedisce ii ritorno in Piazza nell’anno 2003, con la 22esima edizione, con la gradita sorpresa di Fausto Leali, con la curiosità che il presidente degli “Amici della Musica”, Nicola Maffione, oltre che in veste di organizzatore, compare anche in quella di pianista, in quanto egli da due decenni accompagna nelle sue tournèe l'artista bresciano, naturalizzato foggiano!
Il 2004 fa presagire che l’Antenna D’oro stia tornando agli antichi fasti: arrivano da tutta la regione i fans di Michele Zarrillo, a riempire all’inverosimile Piazza Pietro Nenni, in uno dei più seguiti e partecipati concerti degli ultimi anni, qui ad Orta Nova. Ma a quanto pare, il destino della rassegna è oltremodo travagliato, ed impedisce alla stessa una certa continuità. La 24esima edizione, ospite la brava e raffinata Mariella Nava, è stata l’ultima, fino ad oggi, che siamo nel 2015. Sono trascorsi dieci anni e poche persone si rendono conto che Orta Nova ha perso un’ottima possibilità di offrire un prodotto di alto livello, nonché una fonte di richiamo di spettatori, soprattutto da fuori città.
....corre voce che potrebbe esserci una ripresa e la rinascita della storica rassegna ortese…..   

martedì 10 marzo 2015

La Musica salva

E’ universalmente nota la triste vicenda dell’ Olocausto, perpetrata dalle milizie fasciste, italiane e tedesche e da delatori di mezza Europa, durante la seconda guerra mondiale. Le leggi razziali, la discriminazione, le deportazioni di massa verso i tristemente noti campi di concentramento sono stati il frutto di una follia mascherata da politica. Ma questa vicenda storica, nasconde in se una miriade di micro storie, di aneddoti, di episodi che spesso sono sconosciuti alla gran parte di coloro che si sono interessati a conoscere questa oscura pagina della storia degli uomini.
Una di queste vicende, dai tratti straordinari, è uscita dall’ oblio a cui era destinata,  grazie a un uomo estremamente curioso e tenace, come è Francesco Lotoro, musicista, nativo di Barletta,  docente di pianoforte al Conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia. Essa riguarda l'insolita produzione musicale e i suoi sfortunati autori, deportati e prigionieri nei campi nazisti, da cui la gran parte non è mai tornata.

Ventidue anni di ricerca in tutto il mondo hanno permesso al musicista di recuperare circa 4 mila opere scritte da questi uomini. Almeno le note si sono salvate: la naturale reazione dell’ uomo alla violenza, prodotta da altri uomini!   Dal 1989 Francesco Lotoro si è lanciato nell’ incredibile impresa di ricercare, archiviare, registrare, eseguire l’ intera produzione musicale creata nei campi di prigionia negli anni della seconda guerra mondiale.  Migliaia di spartiti, 13 mila documenti,  molti dei quali originariamente annotati su quaderni scolastici, su carta igienica, sulla carta da formaggio. Non solo piccole e brevi canzoncine, ma intere opere, concerti in 5 movimenti per piano ed orchestra. Piccoli e grandi fogli tenuti nascosti, cuciti all’interno dei cappotti, gettati dai treni in movimento, consegnati nella mani di amici fidati. Così sono sopravvissute queste opere.


La musica della prigionia rispecchiava la natura, la nazionalità e l’estrazione sociale degli internati: ebrei, cristiani, testimoni di geova, sinti, rom, romanes, sufi ed altre minoranze perseguitate. Era frequente che dall’ incontro di persone di diversa provenienza e stirpe, nascessero delle opere ibride, un incontro culturale di melodie che mai, se non in quelle drammatiche situazioni, potevano venire a contatto. E veniva composto di tutto, dalle opere concertistiche alla musica lirica, dalle sinfonie alle corali, dalla musica popolare al jazz. E poi cabaret e musica hawaiana. La musica era frutto di una spontanea espressione creativa e l’uomo tenuto prigioniero aveva bisogno della musica, la giusta reazione a quella condizione di "cattività": la musica non ti salva la vita, ma annichilisce culturalmente il nemico. Per chi era inerme, essa serviva da fucile intellettuale.
Il progetto futuro del maestro Francesco Lotoro è quello di realizzare un enorme archivio, una mega enciclopedia che raccolga tutto ciò che è stato frutto di una ricerca di anni e anni. Inoltre egli si propone di realizzare una raccolta completa, sia su Cd che su file, di tutte le composizioni di musica "concentrazionaria", come viene definita. Con sua moglie, Grazia Tiritiello, ha fondato a Barletta l’ Istituto della letteratura musicale concentrazionaria, costituitosi in fondazione per ospitare l’immenso patrimonio musicale recuperato.

“Come ebreo percepisco in queste composizioni tutto il dramma della deportazione e dell’ annientamento sistematico. Ma un giorno questa musica dovrà riprendersi decenni di vita interdetta e passare dall’ eccezionalità della produzione scritta in prigionia, alla normalità dell’ esecuzione concertistica. Essa si dovrà ascoltare come qualsiasi altra musica,nella piena consapevolezza di una conquistata normalità, perché è ciò che i musicisti e autori,  avrebbero voluto”.
Il maestro Lotoro tiene sistematicamente conferenze in tutto il mondo, per portare a conoscenza una interessante vicenda che, nella sua drammaticità, ha dell’ incredibile. Inoltre egli ha promosso il primo Master di musica concentrazionaria presso il Conservatorio Umberto Giordano di Foggia. Poi ha tenuto, sempre al Conservatorio di via Arpi, un interessante Seminario sulla materia, che ha ottenuto un importante riscontro.