domenica 16 giugno 2024

14 giugno 2024 - LA CORTE DEI MIRACOLI

 Come immaginavamo che fosse, così è stato!

Dopo una attesa durata due anni, finalmente la band ortese si è esibita in quella che è stata, più che un concerto, una vera e propria festa, alla presenza di tanti amici, conoscenti e di chi nel corso degli anni ha sempre seguito le vicende del gruppo.

Con la magnifica conduzione di Rosa Aghilar e Pino Balestrieri bellissima è stata l’atmosfera che si è venuta e creare e l’impressione ricevuta era quella di stare a un bel ricevimento in famiglia. Non è mancata l’occasione di aver rivisto dopo tanto tempo amiche e amici che, per forza di cose, non vivono più nella nostra città, o che, pur vivendoci, si incontrano così raramente, ai quali ci accomuna la passione per la musica e per la Corte dei Miracoli.

Così come è stata anche ben apprezzata la menzione speciale e il riconoscimento, con la consegna di una pergamena/ricordo, a tutti coloro che nel corso di cinque decenni hanno incrociato il proprio destino con quello della Corte dei Miracoli. Tra questi mi piace sottolineare il grande chitarrista e arrangiatore, l’amico Gianni Petrone.

Particolarmente commovente è stata la consegna dell’attestato, nelle mani di suo cugino, già batterista del gruppo, Cenzino, al compianto super batterista Peppino Di Leo!

La serata ha avuto due grandi meriti: primo, di aver riportato un evento ad Orta Nova, di come non se ne vedevano, ahimè, da troppo tempo ormai;

il secondo è quello, per chi ha una certa età e la sensibilità di ricordare, di averci trasportati alle magiche serate degli anni ottanta, quando non era raro assistere ad eventi musicali nel pieno centro ad Orta Nova, quando si viveva un’atmosfera di festa e l’interesse per questo tipo di manifestazioni era molto alto.

Le voci di Nino e di Teresa hanno avuto questo merito, di aver scatenato un attacco di nostalgia e di, come si usa dire oggi, aver sbloccato molti ricordi.

Auguri alla Corte dei Miracoli



 

domenica 31 marzo 2024

Cin Cin caffè


 Quella che oggi è una semplice e comune consuetudine, come il frequentare e trattenersi in un qualsiasi bar o locale pubblico cittadino, fino alla metà degli anni ottanta, qui ad Orta Nova, era piuttosto “insolito”, soprattutto nel caso delle donne. In effetti, come era in uso nei piccoli centri di provincia di tutta Italia, i bar e i vari locali di intrattenimento in maggioranza erano appannaggio degli uomini. Nella nostra città, questo consueto e “tradizionale” costume venne improvvisamente stravolto con l’apertura di un originale bar, sala da tè e da aperitivo.

Era il 1985 quando il Cin Cin, di corso Umberto, iniziò la propria attività, nel bel mezzo di quello che allora era lo strùscio,  ovvero una forte concentrazione di persone che passeggiavano su è giù per il corso. Erano altri tempi e la via principale di Orta Nova pullulava di negozi di vario genere, di gente, di vita e di storie che si incrociavano, nonostante ci fossero meno punti di ristoro, a differenza di oggi che sono la maggioranza.

L’esclusivo bar divenne punto di ritrovo di persone di tutte le età, in buona parte donne, e posto privilegiato di musicisti, dj, appassionati di arti varie e persone che desideravano trascorrere qualche ora in compagnia di musica e di squisiti caffè, tè, cocktail e originali aperitivi. Ai tavoli si conversava di tutto, si parlava di serate da organizzare, di scalette di brani da eseguire, di strumenti musicali, mentre il rito obbligatorio era quello che, dopo uno dei tantissimi concerti, che negli anni ottanta sono stati centinaia, tutti svolti rigorosamente in piazza Pietro Nenni, ci si ritrovava al bar Cin Cin, per tracciare un bilancio a caldo e per rilassarsi, soddisfatti, dopo due ore di musica e di applausi.

mercoledì 27 dicembre 2023

IL NONNINO: una voce amica

 



Quando nel lontano 1976 Radio Orta Nova iniziò a programmare il suo palinsesto, la prima o una delle prime voci che si diffusero nell’etere fu quella di un distinto signore di mezza età, che con i suoi modi gentili di porsi al pubblico, uniti a una timbrica decisa e accattivante, in poco tempo riuscì a ritagliarsi una importante fetta di ascolti e di gradimento. Il suo modo di fare amichevole e coinvolgente fecero di Salvatore Lopopolo un vero e proprio personaggio pubblico, tanto amato dai radio ascoltatori, specie quelli che gradivano le sue selezioni musicali, fatte di musica popolare, folk e tradizione partenopea.

Il nostro amico Salvatore approdò alla radio forte di un importante bagaglio di esperienze personali che di fatto ne ha determinato la sua personalità. A cominciare dalle vicende della seconda guerra mondiale, con la missione in Africa, che gli ha permesso di girare per diversi paesi del continente a stretto contatto con le truppe alleate, che gli permisero di ampliare le proprie conoscenze, compresa quella della lingua inglese, di trattare con altre culture e di appropriarsi di modi di fare e di pensare che all’epoca erano molto distanti dal ristretto mondo della provincia italiana.  Salvatore, un po’ attore lo è sempre stato: nelle pause tra una missione e l’altra non disdegnava di organizzare piccoli spettacoli teatrali per i colleghi soldati.

Inoltre, grazie alla sua professione di ferroviere ha avuto modo di avere un contatto diretto e costante con la variegata umanità che popolava i treni e le stazioni dell’epoca.

Da pensionato, nel 1976, decise di aprire un nuovo capitolo della propria vita, con l’esperienza radiofonica.  Nel corso degli anni la sua popolarità crebbe in maniera esponenziale, tale che il suo nomignolo di “Nonnino” era identificato con tutta la radio. Basti pensare che le ore di programmazione occupate dal nostro amico Salvatore erano le più richieste dagli inserzionisti pubblicitari! Nell’ottobre del 2006 ho avuto una lunga e piacevole conversazione con quella che era e sarà una vera istituzione per la memoria della radiofonia ortese.

D. Ricordi e sensazioni di quegli anni?

R. Le prime esperienze radiofoniche non potevano che avere qualcosa di inaspettato e di magico. Avevo da poco lasciato il lavoro e grazie alla radio ho proseguito il contatto col pubblico, che per me è sempre qualcosa di speciale.

D. Alcuni aneddoti particolari?

R. A dire il vero ogni giorno era un aneddoto, tanti quante erano le telefonate e le richieste che giungevano in radio. Ricordo con divertimento e nostalgia i contrasti con i colleghi speaker più giovani, che contestavano il mio modo di fare radio, oltre alla musica che mi piaceva programmare. Ma erano gli anni ’70….!

D. Ora ascolti la radio?

R. Spesso. E’ il mio modo per tenere allacciati i rapporti con quel mondo che mi ha dato tanto. A volte mi capita di telefonare e conversare con i giovani speaker di Radionova.

D. Cosa ne pensi della Radio oggi? E quella di domani?

R. E’ un mondo che continua a piacermi, così come sono fiducioso della Radio di domani. La Radio rimane e rimarrà una istituzione solida, perché i radio ascoltatori, anche se sono diminuiti rispetto al passato, rimangono fedeli ognuno alla propria radio preferita. Ritengo che le radio locali siano molto importanti e decisive per il territorio di appartenenza, in quanto costituiscono patrimonio e identità locali.

La parentesi radiofonica di Salvatore Lopopolo è stata entusiasmante, positiva e insolita per un mondo, come quello delle radio libere, fatto di musica “alla moda” e di voci giovani. La presenza di uno speaker un pò avanti negli anni era inusuale per gli standard della comunicazione e questo non ha fatto altro che accrescere il fascino e l’appeal di un personaggio che quotidianamente entrava con discrezione, gentilezza e disponibilità nelle case dei radioascoltatori, portando sempre con sè una dose di ottimismo e di allegria.

giovedì 30 novembre 2023

Ciao Peppino

 


Ad Orta Nova, tanti, ma tanti anni fa, quando in piazza le estati erano una festa, con la tua cassa e il tuo rullante, hai portato il tempo alle nostre serate…….


giovedì 9 novembre 2023

Paradise Garage

 Benvenuti in PARADISE



La sera del 12 luglio 1979, in uno stadio di baseball a Chicago fu organizzata la Disco Demolition Night, con l’intento di decretare la fine della disco music e con essa anche i locali da ballo che tradizionalmente la proponevano. Da allora e fino al 1987, anno in cui trova definitiva affermazione la house music, nata sempre a Chigago, la musica da ballare non ha avuto un genere preminente, ma veniva sommariamente indicata come dance o club music. Dalla new wave al rock funkeggiante dei Clash o di David Bowie, dai Duran Duran ai New Order, Madonna, Prince e Michael Jackson, gli Wham, per passare dai Kraftwerk e Giorgio Moroder alla italo disco, tanto in voga in quegli anni e che costituirà il seme per la nascita della house, tutto era adatto nei disco club degli anni ottanta. Anche la concezione di discoteca era superata, a favore del clubbing, posti esclusivi dove non si entrava solo per ballare, come accadeva negli anni ‘70, ma per tante e svariate attività culturali: visitare mostre, assistere a rappresentazioni teatrali o semplicemente per un aperitivo o per vedere un film.  Il Danceteria, ad esempio, ospitava concerti e opere di improvvisazione teatrale, oltre a mostre dei più celebri street artists americani. Il Roxy proponeva rap, break dance e ballo sui pattini. L’Area era il locale dei creativi e della cultura di controtendenza, club tanto caro allo stesso Andy Warol e alla cerchia dei suoi amici e colleghi pittori. Il Limelight, ubicato in una chiesa sconsacrata, suggestivo ed originale, dagli arredi alle scenografie che cambiavano di frequente. E poi... c’era il Paradise....


Qualcuno lo ha definito il posto dove era necessario andare, per capire veramente la New York degli anni ottanta. Qualcun altro ha dichiarato che, dopo aver trascorso una serata nel club, il proprio gusto, la percezione e il modo di ascoltare musica sono cambiati definitivamente. Da questo si deduce che il Paradise Garage non è stata una semplice discoteca, ma un luogo reale e immaginario allo stesso tempo, un sogno dal quale non ci si voleva più risvegliare, una originale, delirante ed esaltante esperienza sensoriale.
L’attività del locale prese ufficialmente l’avvio il 17 febbraio 1978 e ben presto divenne punto di riferimento per i cultori della disco music, oltre che per la cultura gay newyorkese. Negli anni ottanta il Paradise Garage si avviò a riscrivere per sempre la concezione di culture club e fece dell’integrazione e del rispetto delle minoranze la propria cifra stilistica. Il locale è stato un porto franco e un sicuro riparo dagli stereotipi imposti dalla società, in quel determinato momento storico.
Il suo nome deriva dal fatto che prima che diventasse un disco club era stato un parcheggio a più piani, nel bel mezzo di una vivace zona di New York. L ’ingresso era costituito da una comoda rampa, un tempo usata dalle auto, che conduceva al secondo piano dello storico edificio, che era situato al n. 84 di King Street, nel cuore del Greenwich Village, il quartiere privilegiato da artisti, attori, teatranti e bohémien di tutte le salse. Le serate non erano aperte al pubblico, ma solo ai membri iscritti al club e a quelli che possedevano un invito personale, e, nonostante la coloratissima e trasgressiva varietà di persone che lo frequentavano, non si servivano né cibo né alcolici, ma solo succhi di frutta serviti in ampie ampolle, in modo che il locale avesse l’autorizzazione a stare aperto fino al mattino.

Se lo Studio 54 fece delle eccellenti personalità che l’hanno frequentato il suo punto di forza, il Garage puntò su ben altro, pur non essendo stato immune da prestigiose frequentazioni: Grace Jones, Taana Gardner, Mick Jagger, Patti LaBelle, Chaka Khan, Amanda Lear, Sharon Redd, Diana Ross, Natalie Cole, i New Order, l’artista writer Keith Haring, che fra l’altro ha donato al club uno dei suo preziosi murales. La stessa Madonna ci ha girato il video di “Everybody”, così come i Clash e i Police che si sono esibiti in brevi concerti.
Con una capienza di più di tremila persone, all’ingresso si veniva accolti da cesti di frutta fresca, liberamente offerta agli avventori. Dentro ci si poteva fare di tutto: rilassarsi, guardare un film, incontrare gente. Il Paradise era un posto sacro e si veniva accolti come in una grande famiglia: il locale rimaneva aperto fino a quando non se n’era andata l’ultima persona e quello che contava era creare un clima di estasi e comunione.
Appena entrati su una parete c’era una lunga fila di armadietti, da usare per cambiarsi d’abito e indossare tutto ciò che metteva le persone a proprio agio e renderle libere e spensierate per le ore in cui si rimaneva nel club.

I due punti di forza che hanno fatto del Paradise Garage un posto leggendario sono stati l’impianto audio e il DJ residente, il mitologico Larry Levan.


Il sistema audio del locale fu messo a punto dall’ingegnere del suono Richard Long, con la consulenza dello stesso Levan. L’ingegnere era anche un abile falegname e costruiva da sé gli altoparlanti. Secondo la sua concezione e il modo di impostare le fonti sonore, non è stato l’impianto ad adeguarsi alla discoteca, ma questa è stata adeguata all’impianto: il progetto è stato quello di riprodurre gli stessi decibel in qualsiasi punto del locale ci si trovasse, quindi furono posizionati gli altoparlanti necessari per questo scopo. Inoltre Long ha sempre privilegiato nei suoi impianti le frequenze basse, con woofer di grosso calibro. In questo modo la musica si doveva più “sentire” che ascoltare, avvolgendo e coccolando i presenti.
Forte di queste elevatissime qualità tecniche audio, Larry Levan fece il resto. Il leggendario DJ approcciava la musica con gli occhi di un bambino, giocando sulle corde emotive, usando la musica in maniera profonda, come linguaggio. Tale era l’atmosfera irreale e sognante che riusciva a creare, che era come se i cuori di duemila persone battessero all’unisono, in un coinvolgimento totale mai visto prima, il tutto eseguito con un impianto dal suono perfetto!
La selezione musicale del DJ era molto variegata, e riusciva a mixare brani di svariati generi musicali, creando un feeling eccezionale, tale da indurre molti dei frequentatori il locale, nei giorni successivi, a cercare nei negozi di vinili vicini al club gli stessi dischi selezionati dal DJ!
Talmente era forte la personalità e la dimestichezza di Larry Levan che dall’esperienza del Paradise Garage nacque un vero e proprio genere musicale, la garage house, una sorta di derivazione della disco music, con accenni di funk anni settanta, realizzata con massiccio uso di sintetizzatori elettronici e da drum machine, che vanno ad integrare gli strumenti musicali e la voce naturale dell’interprete.

Contemporaneamente a questo, un discepolo di Larry Levan metteva a punto le basi del futuro della musica da ballare, ossia la house music. Il locale era il Warehouse di Chicago e il DJ autore di questa rivoluzione fu Frankie Knuckles, altro leggendario nome e, insieme a Levan, tra i più quotati personaggi della storia dei disc jockey.

 “Meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente..”

Le parole di James Joyce sono molto efficaci per descrivere la parabola e il destino del Paradise Garage.

Era il 28 settembre del 1987 quando la discoteca chiuse i battenti, tra la disperazione dei suoi numerosi frequentatori e la commozione dello stesso Levan. Dopo questa data il DJ svolse la propria attività in giro per il mondo, ma l’incantesimo dei nove anni del Paradise non si è più ripetuto. Il locale venne trasformato in un magazzino e nel 2019 l’intero stabile dove sorgeva è stato demolito per far posto a un condominio di lusso. Sul Paradise Garage sono stati realizzati diversi documentari, volumi e spazi di approfondimento televisivi e radiofonici. Larry Levan è morto di Aids nel 1992, seguito da Frankie  Knuckles nel 2014.

Oramai i loro nomi sono leggenda. L’11 maggio del 2014 un gigantesco block party di ventimila persone ha invaso King Street, allo scopo di chiedere alla municipalità di New York di denominare quella via Larry Levan Way !!!

 

 




giovedì 14 settembre 2023

LA CORTE DEI MIRACOLI

                                                       1972 – 2022

50 ANNI DI GRANDE MUSICA

La nascita e il destino di questo celebre gruppo musicale è comune a tanti altri complessi (così erano chiamate all’epoca quelle che oggi sono  denominate band). All’inizio degli anni settanta l’epopea del beat stava passando il testimone al progressive, in anni in cui si assisteva a un proliferare di gruppi musicali in tutte le salse. Enorme fu la diffusione di formazioni rock progressive di ottimo livello,  ma nella realtà italiana di fianco a queste, innumerevoli erano le band di estrazione più melodica, nel rispetto e nella continuazione della tradizione musicale nazionale. In questo contesto di fertile creatività, in cui a prevalere erano sempre più i carismatici gruppi più che gli interpreti solisti, vide la luce la formazione ortese della Corte dei Miracoli, che per cinquant’anni ha costituito un punto fermo nella storia musicale del territorio dauno. Il fondatore di questa illustre realtà è stato Nino Zicolillo, ostinato, autentico e instancabile appassionato di musica, che, reduce da precedenti esperienze artistiche, volle fortemente fondare quella che è stata ed è la sua creatura. 




Erano altri tempi, oramai remoti, in cui la musica divenne il linguaggio prevalente e più efficace per le giovani generazioni: per tutti gli anni sessanta il mondo e i personaggi musicali hanno contribuito a generare  nuove idee, forti stimoli di rivalsa e di rivoluzione e hanno guidato un ampio movimento di nuova consapevolezza, culminati nei moti del ‘68 e l’anno successivo in quello che è il più celebre e incredibile raduno culturale giovanile della storia, Woodstock.

In collaborazione con i suoi due fratelli, Antonio e Rino, diversi anni prima del 1972 Nino diede vita alla formazione dei Rino e i Rossoneri, nome attribuito in onore della fede calcistica, al gruppo dei Golden Boys e ai 3+2 ‘68. Inoltre, i tre fratelli Zicolillo facevano parte del gruppo di supporto di Andrea Spione, noto trombettista cerignolano, con all’attivo anche alcune apparizione sul canale 1 della Rai. Fu inevitabile che la popolarità della Corte dei Miracoli crebbe in maniera esponenziale, e la loro partecipazione ad eventi del territorio fu un elemento costante e di grande prestigio. Vorrei sottolineare che la formazione aveva un suo impresario e manager che organizzava gli eventi, l'amico indimenticato Angelo Antonio Sacchitelli. 



Originariamente il gruppo della Corte dei Miracoli era composto da: Ciro Balsamo (batteria), Lino Manzi (chitarra), Gerino Ventrella (tastiere), Antonio Miele (basso) e Nino Zicolillo, frontman e voce solista.

Ma questa formazione, nel corso degli anni, ha subìto tanti cambiamenti, a dimostrazione di come la Corte è stato da sempre un laboratorio, un ambiente aperto, tanto da non disdegnare di accogliere tra le sue file giovani musicisti del territorio.

Tra i nomi spiccano quelli di Nicola Maffione alle tastiere, Gianni Petrone alla chitarra, i fratelli Roberto e Vito Giannone al basso, Franco Ariemme alla tromba, Domenico Cappiello, Vito Ventrella e Salvatore Di Pietro alle tastiere, Antonio Zicolillo alla batteria e, dulcis in fundo, la splendida voce di Teresa Di Gianni. 




La Corte dei Miracoli si è resa attiva soprattutto negli anni ottanta, quando ad Orta Nova le calde serate in piazza erano spesso accompagnate dalle note musicali di questa e di altre realtà cittadine (Orta Nova vantava in quegli anni diverse band contemporaneamente). Successivamente, col passare degli anni, le apparizioni sulla piazza cittadina si sono sempre più diradate: ma questo non riguarda solo la band in questione, ma sta coinvolgendo un pò tutti i musicisti del territorio, e la cui causa è il mutare di una tendenza che concepisce la musica dal vivo come retaggio del passato. In più, l'impoverimento culturale e ricreativo di Orta Nova ha fatto il resto. Sono sempre più i cittadini che rimpiangono i tempi passati, non per mera nostalgia, ma per il fatto che la città per alcuni decenni ha vissuto veramente delle stagioni straordinarie, cosa che da diversi anni non succede più qui ad Orta Nova.

Questo è uno spaccato e una testimonianza di una band che ha attraversato cinque decenni, durante i quali il mondo della musica e il mondo in generale hanno avuto profondi cambiamenti. L’unico elemento che non è mutato in mezzo secolo di storia è il loro entusiasmo di fare musica e di salire su un palco, in compagnia dei suoi numerosi estimatori.



sabato 5 agosto 2023

CINEMA CICOLELLA: LA FABBRICA DELLE IMMAGINI

 Quando agli inizi degli anni duemila e fino al 2013, più o meno, gestivo un mio spazio sulla rivista mensile “L’Ortese dei Cinque Reali Siti”, oltre a pubblicare i miei pezzi mi piaceva ospitare tra le pagine alcuni amici che avessero qualcosa di interessante da dire, specie se si trattava di argomentazioni di carattere locale. Giuseppe Natile era uno di questi e nel 2007 mi mandò un bellissimo articolo commemorativo sul Cinema Cicolella di via Stornarella, ad Orta Nova, che proprio in quell’anno compiva sessant’anni di attività. Oggi il cinema, o quel che ne resta, compie la bellezza di 76 anni. La struttura da qualche anno non è più operativa, tristemente chiusa al pubblico e, sinceramente, a prescindere dai ricordi e dal romanticismo degli anni che furono, difficilmente potrebbe ritrovare una nuova vita, considerando che negli ultimi anni in Italia sono state chiuse numerose sale cinematografiche (compresa nella vicina Foggia), visto che la natura e la concezione stessa di sala esclusivamente per proiezioni non costituisce più polo attrattivo per le giovani generazioni. Inoltre, è da un po’ di tempo che si rincorrono le inquietanti voci circa la vendita della struttura, del suo possibile cambio di destinazione d’uso e queste notizie (spero false) arrivano in un momento buio della nostra città, che vive in un coma culturale già da qualche anno, coma dal quale sarà molto difficile uscire, visto che siamo vicini alla morte politica e civile, e senza che nessuno muova un dito! In molti si sono auspicati, e si auspicano ancora, che il Cinema Cicolella riapra le sue ampie porte, ma per farlo credo che servano volontà e soprattutto l’idea e la consapevolezza di sapere in cosa si potrebbe convertire l’importante struttura culturale ortese, possibilmente non delegando e affidandoci solo alla magnanimità della famiglia Cicolella.



GIUSEPPE NATILE

Dicembre 2007

< Con la proiezione del film “Il gigante di Boston” di Frank Tuttle, il 20 Dicembre 1947, veniva inaugurato il Cinema Cicolella di Orta Nova. Secondo dati Siae, in sala erano presenti 1148 spettatori, un numero impressionante di presenze. La sala disponeva di una platea di circa 800 posti, ma la vera particolarità erano i 300 posti in piedi (a quei tempi era consentito) e quasi sempre venivano tutti occupati.

Dal 1947 al 1953 la sala cinematografica era gestita dal figlio del capostipite Francesco Paolo, ossia Raffaele Cicolella e dopo la morte di questi, sono subentrati i due figli, Francesco Paolo e Ferdinando. Dal 1960 la gestione della sala ortese è stata curata esclusivamente da Francesco Paolo, coadiuvato dalle figure storiche di Carlo La Vista e dall’operatore di macchina Antonio Spicci.

Nel 1980 venne effettuato un importante restiling: vengono ristrutturati il palcoscenico e sostituite le vecchie sedute in legno con delle poltrone imbottite e viene rifatto il soffitto, quindi migliorata l’acustica, la biglietteria e un confortevole bar. Anche la denominazione viene cambiata in Teatro Cineclub 2000.

Altre importanti modifiche avvengono nel 1998: in occasione del cinquantesimo compleanno della sala, vengono sostituite le porte d’ingresso, nuove poltrone e riduzione dei posti a 600. Anche in questa occasione, cambia di nuovo la denominazione, per un ritorno alle origini; da allora la sala è diventata Supercinema Cicolella.

“ Oggi come allora il nostro cinema è pronto ad accogliere il pubblico ortese e quello di tutto il circondario dei 5 Reali Siti. Quella appena conclusa è stata una stagione discreta, rammenta Carlo La Vista. Alcuni titoli americani e sopratutto pellicole italiane hanno realizzato buoni incassi, nonostante la sempre più serrata concorrenza di Pay TV, computer, DVD e TV satellitari. Ma vuoi mettere vedere un film al buio in compagnia di decine di altri spettatori...!!! “

Auguriamo lunga vita al SuperCinema Cicolella >.

Considerando che la sala Cicolella non è stata solo cinema, ma ha ospitato importanti compagnie teatrali, memorabili serate dell’Antenna D’Oro, concerti storici, rassegne e presentazioni varie, saggi scolastici, credo che ogni ortese possiede un ricordo personale legato a questo magico posto.