lunedì 4 novembre 2013

Musica ambient

AI CONFINI DEL SILENZIO

E’ possibile l’ esistenza di una musica che quando c’è non si sente? Può sembrare un complicato ossimoro o un assurdo controsenso, ma è vero, perché, caso unico più che raro, la ambient music non è musica che nasce per essere ascoltata con attenzione, ma semplicemente per “arredare” gli ambienti in cui viene inserita. “Musique d’ameublement” la chiamava Erik Satie, mobilio musicale, che al pari di un tavolo o di un armadio presenti nell’ambiente in cui viviamo, oggetti che hanno un loro ruolo, una loro importanza, ma non necessariamente catturano la nostra attenzione, fino a quando non dobbiamo servircene. Musica che riempie la realtà, come il “silenzio” di John Cage, musica che può essere ascoltata o ignorata, senza che perda nulla della sua essenza, musica “discreta”, come l’ ha definita Brian Eno, il musicista che più di tutti ha contribuito alla definizione di ambient music.
Egli iniziò ad elaborare i primi esperimenti già dalla metà degli anni 70, e la sua idea era quella di produrre musica che può essere "ascoltata attivamente con attenzione, oppure può essere facilmente ignorata, a seconda della scelta dell'ascoltatore”. Eno si descriveva come un "non musicista", che nei suoi concerti teneva esperimenti sonori piuttosto che perfomances tradizionali e utilizzò il termine "ambient" per descrivere una musica che creava un'atmosfera, che cambiava lo stato d'animo dell'ascoltatore in uno diverso; ha scelto, infatti, questo termine derivante del verbo Latino "ambire", che significa "circondare". L’idea gli venne un giorno in cui il musicista, a letto con la gamba ingessata a seguito di un incidente, ricevette la visita di un amica, che gli portò in regalo un disco di arpa. Quando la sua amica se ne andò, dopo avergli messo il disco sul giradischi, si accorse che il volume era troppo basso e che uno dei due altoparlanti non funzionava, ma, impossibilitato a muoversi, per una casuale costrizione, fu “iniziato” a quell’ insolito e quasi impercettibile ascolto a bassissimo volume. Ma il vero padre della ambient music  resta un compositore classico francese del primo novecento, Erik Satie, che inventò la musica d’arredamento, come risposta alla musica ad alto volume, che costringeva spesso la gente ad interrompere le conversazioni nei caffè e nei ristoranti. La musica di Satie era disegnata per non interferire con altre attività e allo stesso tempo per fornire un piacevole “background”, un accennato sottofondo, a riempire “il terribile silenzio che ogni tanto cade tra i commensali e a coprire i rumori esterni che diventano indiscretamente presenti”!  Un chiaro ed esplicito invito ai "moderni" gestori di punti di ritrovo e attività commerciali, che molto frequentemente assordano gli avventori e i clienti con suoni spesso inopportuni e di dubbio gusto! E’ difficile comprendere e decodificare la musica ambient, specie in questa epoca di bombardamento di immagini, di eccessivo rumore e di esagerato clamore. Questo genere di musica concettuale, quasi astratta, senz’altro non possiede né le caratteristiche, né i presupposti per arrivare a un grande pubblico, al “successo”, e chi compone musica ambient non ha di queste pretese! L’approccio ad essa è un sottile atteggiamento culturale e il suo ascolto, per chi lo cerca, non è affatto un’esperienza sterile, ma un completo coinvolgimento sensoriale. Come è naturale, l’ambient music non ha una sua connotazione precisa, ma si compone di tante sfaccettature, una miriade di sfumature che ne accrescono il fascino, senza contare l’enorme influenza che ha avuto anche sul pop e sul rock, specie di marca anglosassone. In genere i brani ambient necessitano di tempi dilatati, la cui durata può superare anche i dieci minuti: è la inevitabile necessità di esprimersi dei musicisti-compositori, che adoperano ampi spazi per esprimere la poetica e il pathos delle loro sonorità. Fra le diverse espressioni, troviamo la musica ambient organica, che è caratterizzata dall'integrazione della musica elettronica, elettrica, con strumenti musicali acustici. La ambient ispirata dalla natura, ossia un tipo di musica che è composto da campionamenti e registrazioni di suoni naturali (rumore della pioggia, delle onde del mare, di una cascata, del vento tra gli alberi o del cinguettare degli uccelli, ecc.). Il dark ambient, sottogenere caratterizzato da atmosfere decadenti, macabre, opprimenti, e da sonorità oscure e misteriose. Poi c’è la ambient techno, contaminata con sonorità  dance e acid jazz. La space music, che include un tipo di musica del genere ambient, nonché una gran parte di altri generi con alcune caratteristiche in comune, per creare l'esperienza contemplativa della spaziosità. Essa spazia dalle più semplici trame sonore a quelle più complesse, mancando talvolta di melodie, ritmiche e strutture vocali convenzionali, prestata generalmente ad evocare un senso di "continuum di immagini spaziali ed emozioni", benefiche introspezioni, un ascolto profondo e una sensazione di galleggiamento.

                                                            Brian Eno - By this river


Con questi sviluppi successivi quindi, si scoprono elementi 'sognanti',  non lineari della musica ambient, applicati ad alcune forme della musica ritmica, pop ed etnica, presentata nei locali "chillout", ai rave ed altri eventi dance, ma da sempre con la funzionalità principale della musica di catturare lo stato d'animo dell'ascoltatore, e farlo uscire dalla propria coscienza. A tal proposito, il risvolto più eclatante è stato quello della New Age, vera e propria filosofia di vita, che partendo dalla necessità di un viaggio interiore e dalla riscoperta del rapporto uomo-natura, si è servita della musica come viatico privilegiato. In questo caso il genere musicale si è notevolmente ampliato, assumendo una forma più “ascetica”, ha prevaricato il semplice ascolto, per assurgere a stile di vita atta a coinvolgere ogni aspetto del quotidiano. Anche il cinema ha da sempre adottato le sonorità ambient, che si prestano  perfettamente alla creazione di tappeti sonori a supporto di situazioni di pathos esplicitamente evocativi. Celebri colonne sonore del cinema di tutti i tempi ne sono la testimonianza!



                                                                     Moby - Porcelain


 

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