sabato 5 agosto 2023

CINEMA CICOLELLA: LA FABBRICA DELLE IMMAGINI

 Quando agli inizi degli anni duemila e fino al 2013, più o meno, gestivo un mio spazio sulla rivista mensile “L’Ortese dei Cinque Reali Siti”, oltre a pubblicare i miei pezzi mi piaceva ospitare tra le pagine alcuni amici che avessero qualcosa di interessante da dire, specie se si trattava di argomentazioni di carattere locale. Giuseppe Natile era uno di questi e nel 2007 mi mandò un bellissimo articolo commemorativo sul Cinema Cicolella di via Stornarella, ad Orta Nova, che proprio in quell’anno compiva sessant’anni di attività. Oggi il cinema, o quel che ne resta, compie la bellezza di 76 anni. La struttura da qualche anno non è più operativa, tristemente chiusa al pubblico e, sinceramente, a prescindere dai ricordi e dal romanticismo degli anni che furono, difficilmente potrebbe ritrovare una nuova vita, considerando che negli ultimi anni in Italia sono state chiuse numerose sale cinematografiche (compresa nella vicina Foggia), visto che la natura e la concezione stessa di sala esclusivamente per proiezioni non costituisce più polo attrattivo per le giovani generazioni. Inoltre, è da un po’ di tempo che si rincorrono le inquietanti voci circa la vendita della struttura, del suo possibile cambio di destinazione d’uso e queste notizie (spero false) arrivano in un momento buio della nostra città, che vive in un coma culturale già da qualche anno, coma dal quale sarà molto difficile uscire, visto che siamo vicini alla morte politica e civile, e senza che nessuno muova un dito! In molti si sono auspicati, e si auspicano ancora, che il Cinema Cicolella riapra le sue ampie porte, ma per farlo credo che servano volontà e soprattutto l’idea e la consapevolezza di sapere in cosa si potrebbe convertire l’importante struttura culturale ortese, possibilmente non delegando e affidandoci solo alla magnanimità della famiglia Cicolella.



GIUSEPPE NATILE

Dicembre 2007

< Con la proiezione del film “Il gigante di Boston” di Frank Tuttle, il 20 Dicembre 1947, veniva inaugurato il Cinema Cicolella di Orta Nova. Secondo dati Siae, in sala erano presenti 1148 spettatori, un numero impressionante di presenze. La sala disponeva di una platea di circa 800 posti, ma la vera particolarità erano i 300 posti in piedi (a quei tempi era consentito) e quasi sempre venivano tutti occupati.

Dal 1947 al 1953 la sala cinematografica era gestita dal figlio del capostipite Francesco Paolo, ossia Raffaele Cicolella e dopo la morte di questi, sono subentrati i due figli, Francesco Paolo e Ferdinando. Dal 1960 la gestione della sala ortese è stata curata esclusivamente da Francesco Paolo, coadiuvato dalle figure storiche di Carlo La Vista e dall’operatore di macchina Antonio Spicci.

Nel 1980 venne effettuato un importante restiling: vengono ristrutturati il palcoscenico e sostituite le vecchie sedute in legno con delle poltrone imbottite e viene rifatto il soffitto, quindi migliorata l’acustica, la biglietteria e un confortevole bar. Anche la denominazione viene cambiata in Teatro Cineclub 2000.

Altre importanti modifiche avvengono nel 1998: in occasione del cinquantesimo compleanno della sala, vengono sostituite le porte d’ingresso, nuove poltrone e riduzione dei posti a 600. Anche in questa occasione, cambia di nuovo la denominazione, per un ritorno alle origini; da allora la sala è diventata Supercinema Cicolella.

“ Oggi come allora il nostro cinema è pronto ad accogliere il pubblico ortese e quello di tutto il circondario dei 5 Reali Siti. Quella appena conclusa è stata una stagione discreta, rammenta Carlo La Vista. Alcuni titoli americani e sopratutto pellicole italiane hanno realizzato buoni incassi, nonostante la sempre più serrata concorrenza di Pay TV, computer, DVD e TV satellitari. Ma vuoi mettere vedere un film al buio in compagnia di decine di altri spettatori...!!! “

Auguriamo lunga vita al SuperCinema Cicolella >.

Considerando che la sala Cicolella non è stata solo cinema, ma ha ospitato importanti compagnie teatrali, memorabili serate dell’Antenna D’Oro, concerti storici, rassegne e presentazioni varie, saggi scolastici, credo che ogni ortese possiede un ricordo personale legato a questo magico posto.



lunedì 17 luglio 2023

HOLLYW8OD

 Il cinema americano, già dagli anni venti del ‘900, si è imposto con splendide e costose produzioni, nuove tendenze e tanti personaggi, divenuti celebri in tutto il mondo. E’ stato punto di riferimento per generazioni di cineasti, ma ha anche conosciuto nella sua lunga storia momenti di crisi e di scarse idee. Senza dubbio, insieme al dopoguerra e a tutti gli anni ‘50, il periodo di massimo splendore per le produzioni hollywoodiane è stato quello degli anni ottanta. Dopo aver attraversato il decennio dei ‘70 un po’ in sordina, con uno stile di cinema più sobrio e discreto, con rare mega produzioni, che di fatto riflettevano il periodo storico, negli anni ottanta si è verificata una vera e propria “esplosione” che ha lasciato segni indelebili nella storia del cinema a stelle e strisce. Era il periodo in cui non si badava a spese, c’era un gran fermento, sceneggiature creative ed originali e molto entusiasmo, la gente andava volentieri al cinema e mezzo mondo fu contagiato dall’american style, così come non è più accaduto nella storia occidentale più recente.

Gli anni ottanta sono stati il decennio che ha prodotto il più alto numero di film diventati cult e il divismo delle attrici e degli attori inesorabilmente li ha trasformati in simboli e icone della cultura pop. Non è un caso che numerosi personaggi che conosciamo ancora oggi abbiano iniziato la loro brillante carriera proprio in quegli anni: Richard Gere, Matt Dillon, Robert De Niro, Johnny Depp, Kevin Bacon, Glenn Close, Harrison Ford, Kim Basinger, Christopher Lambert, Kathleen Turner, Mickey Rourke, Kevin Kline, Nicolas Cage, Tom Cruise, Debra Winger, per citare i primi che ci vengono in mente. Il cinema dettava regole, mode, comportamenti, modi di dire, che in diversi casi riflettevano appieno l’età reganiana nel pieno della sua espressione.




Un’ altra caratteristica propria di quegli anni, che non ha mai avuto eguali nella storia di Hollywood, anche quella più recente, fu quella dei motivi musicali che facevano da colonna sonora, che ha portato immensa fortuna a compositori, musicisti e interpreti che li hanno proposti. Basti pensare che diversi di loro, grazie a quella opportunità, hanno realizzato i best seller di tutta una carriera, anche quando questa era iniziata già qualche decennio prima. Joe Cocker, prima con Ufficiale e Gentiluomo e poi con 9 settimane e ½ è balzato per la prima volta al numero 1 in diversi Paesi. James Brown, con Blues Brothers e poi con Rocky IV, Irene Cara, la cui vicenda artistica esplose grazie a Flashdance, David Bowie, fresco di collaborazione con Nile Rodgers e rinato artisticamente, con Absolute Beginners, scritta appositamente per il film omonimo, e This is not America, insieme a Pat Metheny, per il film Il gioco del Falco. Inoltre lo stesso artista si è cimentato in diversi film come attore, con un discreto riscontro. Blondie, che grazie ad American gigolò, ha conosciuto le gioie dell’alta classifica, Limahl, con il brano guida de La Storia infinita, film favolistico di grande seguito, che ha contribuito al lancio della carriera solista dell'ex voce dei Kajagoogoo. Altro esempio è quello di David Sylvian, che in coppia con Ryūichi Sakamoto proposero la meravigliosa Forbidden Colours, colonna sonora di Furyo, oppure gli stessi Queen, che in occasione del film Highlander composero un intero album, A Kind of Magic, che fece da sottofondo all’intero film. Anche la carriera di Lionel Ritchie ebbe un balzo in avanti, con il brano Say you say me, vincitore dell’Oscar come migliore colonna sonora originale, brano scritto per il film Il sole a mezzanotte. Il brano e l’album che lo contiene sono stati il punto più alto di popolarità e di vendite della lunga e prestigiosa carriera di Stevie Wonder: I just called to Say I love you, vincitrice del premio Oscar come migliore colonna sonora, ad accompagnare le immagini di The woman in Red.

 Molto fertile e ispirata è stata la produzione hollywoodiana del nostro Ennio Morricone, con tre perle della sua immensa collezione: C’era una volta in America, Mission e Gli intoccabili. Per uno strana coincidenza, tutte e tre le pellicole hanno visto la presenza di Robert De Niro!  

Quella musica non è stata semplice colonna sonora, ma identificazione di un’intera epoca, tant’è vero che ancora oggi basta ascoltarne un brano, che la mente vola immediatamente all’immagine del film o agli anni in cui quel brano si è diffuso.

Di frequente si sente parlare di cult, termine che genericamente sta ad indicare un oggetto o un prodotto culturale che si è imposto all’attenzione per gradimento e come capofila di una generazione, un pionieristico spartiacque al quale le produzioni successive hanno guardato con ammirazione, vuoi per trovare la giusta ispirazione, oppure, in molti casi, per chi segue un determinato filone, il vero punto di riferimento, una passione da dedicarci tutta una vita. Gli anni ottanta, come ho già anticipato, per una strana combinazione, hanno prodotto molte opere cinematografiche divenute col tempo cult, e ai nostri giorni, a distanza di oltre quarant’anni, molti di quei film sono rimasti nell’immaginario collettivo. Il breve elenco di film che vado a proporre, come si vedrà, non sempre  tratta di produzioni cinematograficamente eccelse, sofisticate e pluripremiate, ma sono film che si sono identificati nel decennio degli ottanta, li hanno caratterizzati e costituiscono la più fedele e attendibile testimonianza di come erano gli anni ottanta. Molti di questi film hanno avuto e hanno tuttora i loro seguaci, compresi diversi canali televisivi che continuano a programmarli e spesso costituiscono un appuntamento imperdibile.

L’ elemento che più ha distinto la produzione cinematografica degli anni ottanta è senza dubbio l'evidente condizionamento che hanno prodotto i neonati video musicali, trasmessi senza interruzioni su MTV. In molti casi le riprese, così come l’impostazione e le ambientazioni, sono quelle tipiche dei video clip: non a caso, ad esempio, il regista di Blues Brothers, di Un lupo mannaro americano a Londra, Una poltrona per due, Il principe cerca moglie è quel John Landis che nel 1982 ha diretto il video musicale per eccellenza, Thriller di Michael Jackson. L’altro caso è quello di Russell Mulcahy, regista di Highlander, che proveniva dal mondo dei videoclip, avendo realizzato gli stilosi e innovativi video dei Duran Duran, nonché il primo storico video trasmesso da MTV, ossia Video killed the Radio star dei Buggles. Con le nuove tecniche entrate in campo le pellicole divenivano estremamente fruibili, moderne, dinamiche, anche se talvolta davano un senso di distaccamento dalla realtà, assumendo un tono quasi irreale e patinato, di come è difficile osservarne abitualmente ad occhio nudo.


L’altra caratteristica fondamentale è la musica. Senza i celebri brani musicali eseguiti da valenti musicisti ed interpreti, non esisterebbero i film. L’impatto è fortissimo, così come non era mai accaduto a Hollywood e ancora oggi, a distanza di quarant’anni, ascoltare uno di quei brani ti riporta inevitabilmente al film e viceversa. Ecco una veloce carrellata di film che in quegli anni hanno avuto un notevole impatto e una ampia considerazione sui mass media dell'epoca. 

 Blues brothers,commedia musicale che non ha avuto più eguali, nel cast e nell’idea originale. Magnifica opera del regista John Landis, lo stesso che ha diretto l’immortale Michael Jackson nel video di Thriller. John Belushi inarrivabile !




American gigolò, film drammatico sui uno dei lati oscuri e inenarrabili della opulenta alta società americana, che ha visto spiccare il volo a un giovanissimo Richard Gere.

Blade Runner: per i cultori di fantascienza c’è un prima e un dopo Blade Runner! Strepitosi Harrison Ford e Rutger Hauer, con la colonna sonora di Vangelis che è leggenda.

E. T.  E’ un fantasy, uno dei più famosi film di tutta la storia di Hollywood e del cinema mondiale. La creatura animata di Carlo Rambaldi ha segnato un' epoca!!         

Indiana Jones. Quando l’archeologia diventa avventura. Un cappello, una frusta e tanta ironia per la splendida carriera di Harrison Ford.




Flashdance, un film musicale che parla di danza e di riscatto. Generazioni di ballerini hanno conosciuto e ballato quelle note, con quelle immagini, che sembrano video clip e invece è cinema.

Rambo/Rocky.  Ronald Reagan non poteva avere sponsor migliore per esprimere il potere militare, economico e culturale della sua America, quella che stava plasmando e Silvester Stallone era il suo pupillo.

Top gun. Sono bastati un giubbotto Avirex, un paio di Ray-Ban e una moto Kawasaki e il successo per Tom Cruise è servito.



Una poltrona per due. Da quel 1983 non è più Natale se non viene trasmesso questo immortale classico. Dopo i fasti di Blues Brothers, John Landis si ripete, con l’apporto fondamentale di Dan Aykroyd ed Eddie Murphy.

The woman in Red. Il semplice impiegato Gene Wilder incontra Kelly Le Brock, che grazie al film è diventata una delle icone sexy degli anni ottanta. A volte la corsa per l’eternità ha una via molto semplice.


Ghostbusters. A chi poteva venire in mente l’idea di un’agenzia per acchiappafantasmi ? Negli anni ottanta succedeva anche questo. La colonna sonora, interpretata da Ray Parker Jr. è di diritto patrimonio musicale del mondo.





C’era una volta in America. Importante produzione hollywoodiana, diretta da Sergio Leone, dove tutto e tutti erano al posto giusto. Sontuosa colonna sonora di Ennio Morricone.  Praticamente il film perfetto!!!

La mia Africa. Ad Hollywood bisogna saper lavorare. Lezione di recitazione di Meryl Streep e Robert Redford, emblema delle storie d' amore anni 80. Film Vincitore di diversi premi Oscar.

Ritorno al futuro. A volte basta una vecchia e scassata automobile, una De Lorean, per trasformare una piatta e noiosa vita di provincia in un avvincente viaggio nel tempo. Un classico del cinema americano che tuttora annovera seguaci e ammiratori in tutto il mondo.

Highlander. La fantasia al potere, negli anni ottanta, grazie al cinema è diventata realtà. Il regista Russell Mulcahy, quello dei più celebri videoclip dei Duran Duran, ha proposto un fantasy tanto affascinante da sembrare vero. La colonna sonora dei Queen è qualcosa di ultraterreno.











Platoon. Capolavoro dell’anticonvenzionale e ribelle regista americano Oliver Stone e primo film della trilogia sulla guerra in Vietnam, una denuncia aperta all’imperialismo americano. Impressionante, crudele e realista quanto basta.

Nove settimane e ½. l’incontro di due sex symbol degli anni ottanta cosa poteva produrre? Mickey Rourke e Kim Basinger, divenuta leggenda iconica della storia di Hollywood, per un prodotto difficile ma veramente cult. Sembra un puzzle di video clip musicali, immagini che supportano la grande la musica di Joe Cocker e Bryan Ferry, per la colonna sonora. E credo che basti!



 

martedì 4 luglio 2023

CALENDARIO CONCERTI ESTATE 2023

 

Come tutte le estati si è avviata la macchina degli eventi musicali, a Foggia e provincia, eventi legati soprattutto alle feste patronali, ma non solo.

     (percorso più breve da Orta Nova)

Giovedi 6 luglio, presso le “Cantine Arpi” di Foggia, via delle Casermette, zona periferica, serata con lo strepitoso concerto dei Rumba De Bosas, formazione bolognese di afro- latin funk. (per info 0881 775327 – ingresso € 20,00).

Dal 6 all’8 luglio, presso la villa comunale di Stornarella rassegna “Stornarella Jazz Fest”, con ospiti prestigiosi del pianeta jazz.


Domenica 16 luglio ad Accadia grande e prestigiosissima voce americana: Dee Dee Bridgewater !

In occasione della festa patronale, giovedì 20 luglio a Troia, concerto di Clementino.

Sempre a Troia, venerdì 21 luglio, nello spazio della Villa Comunale, concerto dei Ricchi e Poveri.

Sabato 22 luglio, piazza Duomo a Cerignola, Danilo Rea al piano, Fiorella Mannoia voce.

Venerdì 4 agosto, sempre alle “Cantine Arpi” di Foggia, concerto dei Matt Bianco. Per chi è ottantino come me, inutile spiegare la grande fama mondiale della band pop jazz swing inglese, i cui primi video furono lanciati in Italia da Carlo Massarini a Mister Fantasy (ingresso € 25,00).




Sabato 5 agosto, a Margherita di Savoia, concerto in piazza di Dodi Battaglia.

Dal 4 al 7 agosto Accadia Blues Festival.

Domenica 6 agosto, a Biccari, concerto dei Dirotta su Cuba.

Martedì 8 agosto, sempre a Biccari, Ron in concerto.

Venerdì 11 agosto, serata all’insegna del rap ad Ordona, col concerto di Shade.

Lo stesso giorno, ad Ascoli Satriano, Tony Esposito in concerto, in piazza.

A Foggia, in occasione della festa patronale, domenica 13 agosto, piazza Cavuor, concerto del foggiano Antonino.

Lunedì 14 agosto, a Stornarella “la notte bianca”, durante la festa patronale, serata dance ed elettro-pop con Neja.

Sempre lunedì 14 agosto, durante la “notte bianca” di Ascoli Satriano, concerto di Cristiano Malgioglio.

Martedì 15 agosto, Foggia, piazza Cavour, concerto dei Tiromancino.

Sempre il giorno di Ferragosto, a Stornarella, in occasione della festa patronale, i Nomadi in concerto, ore 21,30.

Mercoledì 16 agosto, in occasione della festa patronale di San Rocco, Anna Tatangelo in concerto a Monteleone di Puglia.

Sempre il 16 agosto, nell'ambito della Festa Patronale, concerto di Elettra Lamborghini a Lucera.

Venerdì 16 agosto, a chiusura della Festa patronale, concerto di Paolo Belli & Big Band, in piazza a Candela.

Giovedì 17 agosto, nell'ambito dei festeggiamenti di San Rocco, patrono di Stornara, concerto in piazza di Amedeo Minghi.

Martedì 22 agosto, in piazza S.S. Pietro e Paolo, ad Accadia, concerto di Michele Zarrillo.

Giovedì 7 settembre, a Cerignola, in piazza Duomo, concerto di Giusi Ferreri.

Venerdì 8 settembre, appuntamento col funky dei bolognesi Icona Cluster, presso le “Cantine Arpi” di Foggia (ingresso € 20,00).

Mercoledì 13 settembre, concerto di Silvia Mezzanotte, storica voce dei Matia Bazar, a Zapponeta.




     (percorso più lungo da Orta Nova)

 Mercoledì 19 luglio, Vico del Gargano, concerto di Marco Carta.

Venerdì 21 luglio, in occasione della festa patronale di sant’Elia, concerto di Anna Tatangelo a Peschici.

Lunedì 24 luglio, a Mattinata, concerto degli Apres la Classe, all’insegna dello ska-punk.

Mercoledì 9 agosto, imperdibile concerto con Roy Paci & Aretuska, nell'ambito del "Carpino in folk".

Sabato 12 agosto, a San Marco in Lamis, appuntamento col rock indipendente italiano, col concerto dei Marlen Kuntz.

Sabato 12 agosto, per la festa patronale, a San Paolo di Civitate, Bianca Atzei.

Domenica 13 agosto, San Marco in Lamis, concerto di Miss Keta.



Mercoledì 16 agosto, appuntamento con la voce storica dei Nomadi, col concerto di Danilo Sacco a Rignano Garganico, durante la festa di San Rocco.

A Torremaggiore, dal 17 al 27 agosto, rassegna “Gezzinvilla”, con 12 concerti, workshop, proiezioni, mostre e dj set.

Giovedì 17 agosto, a Ischitella, grande e divertente concerto della Paolo Belli & Big Band, con il suo Summer Tour.

Venerdì 18 agosto, concerto in piazza delle Vibrazioni, ad Ischitella.

Sabato 19 agosto, a Carpino, concerto degli Zero Assoluto.

Sempre il 19 agosto, a Vico del Gargano, concerto di Nino Buonocore, tra cantautorato e raffinate melodie napoletane.

Lo stesso giorno, a San Giovanni Rotondo, presso il Parco del Papa, concerto di Tananai e Gaia, nell'ambito del "Wonderland Summer Fest". Ingresso a pagamento.

Il 19 agosto, nell'ambito della rassegna "Suonincava" di Apricena, concerto di Enzo Avitabile e i bottari di Portico. Ingresso libero, ma con prenotazione.

Martedì 29 agosto, a Motta Montecorvino, concerto di Mietta, special guest Fiordaliso, col loro tour estivo.

     (il cartellone potrebbe arricchirsi di altre date)

 

 

 


 

 

venerdì 30 giugno 2023

ORTA NOVA TEATRO

 Gli anni duemila si erano aperti con dei buoni auspici per la comunità ortese, o meglio, per quella parte di comunità sempre pronta, interessata e attenta a tutto ciò che di culturale, di aggregante e formativo si produceva qui ad Orta Nova. Era un periodo nel quale, grazie a persone illuminate e con spirito di iniziativa, si progettava e si proponeva anche teatro, con svariate rappresentazioni che hanno avuto un ampio seguito tra la cittadinanza, forti del fatto che si poteva scegliere tra diverse location dove svolgere gli spettacoli, ad iniziare dal nostro cine-teatro Cicolella. La Compagnia Teatrale “Maria Valtorta” era una delle più attive, sotto l’attenta e diligente regia della compianta professoressa Margherita Pasquariello, vera deus ex machina del panorama culturale ortese, il peso della cui mancanza oggi si avverte in maniera netta. Fondata nel 1981 dalla stessa professoressa, inizialmente la Compagnia si è cimentata in rappresentazioni di carattere religioso, tra cui il “Poema dell’Uomo di Dio”, della mistica Maria Valtorta, dalla quale la denominazione della compagnia. Dopo fasi alterne, negli anni duemila c’è l’approccio col mondo della commedia, specie quella di marca partenopea. Tra le opere rappresentate, con un ottimo seguito di pubblico, “Le tre pecore viziose” di Eduardo Scarpetta e la celeberrima “Miseria e Nobiltà”, sempre di  Scarpetta.

 Un discorso a parte merita invece la rappresentazione di “Amorê e Guerrê”, opera scritta da Margherita Pasquariello e recitata in dialetto ortese. Si tratta di uno spaccato di vita ortese degli anni ‘30 e ‘40, prima e durante la Seconda Guerra Mondiale.




Interessante fu il laboratorio teatrale istituito tra gli studenti del quinto anno dell’istituto tecnico commerciale “A.Olivetti”. La rappresentazione messa in scena nel lontano 2007  fu tratta da un' opera del commediografo napoletano Oreste De Santis, dal titolo “Io, Alfredo e Valentina”, con la regia e supervisione del professor Alfredo Coppola. Commedia degli equivoci, delle nevrosi e delle manie della società moderna, dal ritmo serrato e divertente.

Altro esperimento pienamente riuscito riguardò la compagnia formata dagli studenti dell’allora Liceo Classico “N. Zingarelli”, sezione staccata del Liceo di Cerignola e successivamente accorpata al polo liceale “A. Olivetti” di Orta Nova. Nel 2008 hanno portato in scena la commedia “Terapia di Gruppo”, del commediografo americano Cristopher Durangun, da cui, nel 1987, fu tratto un film di successo del regista Robert Altman. Una parodia surreale e grottesca, quasi irriverente, sul mondo della psicoanalisi. Testo non facile, complesso e articolato, ma portato in scena in maniera brillante dai nostri ragazzi del Liceo.


INTERVISTA REALIZZATA NEL FEBBRAIO 2006 ALLA PROFESSORESSA MARGHERITA PASQUARIELLO.



 Come è nata l’idea di formare una compagnia teatrale?

Lo scopo è stato quello di creare interesse culturale, amore per l’arte e divulgare valori positivi e costruttivi, specie tra i giovani. In un piccolo centro le opportunità   sono scarse, quindi il più delle volte si devono creare, con la volontà e l’iniziativa.             

In un territorio come il nostro, in cui non esiste una vera e propria tradizione teatrale, pensi che l’operato della compagnia sia facilmente recepito?

Il riscontro è stato immediato e positivo. Noi stessi siamo stati contagiati dall’entusiasmo del pubblico che veniva ad assistere alle nostre rappresentazioni e questo ci ha dato molto coraggio.

La forma teatrale napoletana e dialettale in generale sono molto rappresentate, sia a Foggia che in provincia. Ritieni opportuno percorrere in futuro strade più “impegnate” e complesse?

I consensi del pubblico sono stati accolti con grande favore dagli attori della compagnia, ma l’eccessivo entusiasmo a volte può giocare brutti scherzi. La volontà di confrontarsi con un teatro diverso e articolato esiste, ma presuppone maggiore esperienza e una buona conoscenza dell’arte teatrale, nonché la capacità di saper trasmettere la passione e le sensazioni che la difficile arte teatrale comporta. Il teatro è il rapporto diretto e corporeo col pubblico e la strada che si deve percorrere è molto difficoltosa, perciò deve essere graduale.

Dopo i numerosi consensi ottenuti con “Miseria e Nobiltà” cosa avete in progetto?

In particolare una commedia in dialetto ortese, ambientata negli anni ‘30 / ‘40 e c’è un’idea di rappresentare il culto della Madonna dell’Altomare, con protagonista la figura mistica di Marietta.

Vantaggi e svantaggi dello svolgere l’attività teatrale in un centro di provincia.

L’aspetto affascinante è quello di sentirsi come dei pionieri ed esploratori di un territorio sconosciuto, una scommessa (per ora vinta), nel fatto di suscitare divertimento ed entusiasmo. Molti ortesi si sentono orgogliosi di vedere una compagnia teatrale della città. I disagi sono quelli comuni a quasi tutte le compagnie: creare un clima disteso e armonioso tra i componenti. La vera nota dolente sono le strutture che sono carenti. Siamo costretti a gravosi sforzi economici per poter usufruire del Cine teatro, con l’immobilismo delle istituzioni, sia nel creare nuovi spazi, che nel promuovere e sostenere questo tipo di iniziative.

 

 

 

 

 

 



mercoledì 7 giugno 2023

BUON COMPLEANNO

 Nel lontano 2006, scrivendo per L’Ortese ebbi modo di realizzare questa intervista con Mimmo Aghilar, il fondatore di Radio Orta Nova A1. Erano passati trent’anni dalla sua prima trasmissione e volevamo celebrare quell’evento con un articolo sul mensile cittadino. Ma quella fu più di una semplice intervista: l’occasione per ripercorrere e di ricordare trenta anni di storia ortese era troppo ghiotta. Una vena di nostalgia, mista a malinconia accompagnò quell’incontro, la consapevolezza di come la vita e la gioventù fossero cambiate ad Orta Nova. Prima dell’intervista vera e propria chiesi se nei tempi che stavamo vivendo ci fossero le condizioni per ripetere quella straordinaria avventura, ma la sua smorfia accompagnata dal suo silenzio erano una risposta più che esaustiva!

Certo che, in una società disgregata, qualsiasi iniziativa culturale o associativa risultano di difficile realizzazione e, pensando a quello che è stato, a quello che la nostra città, nel suo piccolo, ha prodotto nel passato, fa ancora più male. Oggi mancano tre anni al cinquantesimo compleanno di quella fondazione e questa testimonianza spero che attiri l’interesse di quelle persone che hanno voglia di conoscere e di capire un passato ricco e stimolante, nonostante la differenza di condizioni di vita e di agi rispetto ai tempi attuali. Inoltre, mi piacerebbe ricordare e dedicare questo articolo a tutti gli speakers che si sono alternati dietro la consolle di Radio Orta Nova A1.(la maggior parte dei quali amici), immaginando di ritornare, come tanti anni fa, nella sede della radio, nell’attico dell’ottavo piano del palazzo di via Matteotti, di sera molto tardi, con le luci di Orta Nova sotto di noi, nel silenzio di una sigaretta e solo con un disco che sta andando in onda e che tiene compagnia gli ascoltatori della notte.


D – COSA TI SPINSE TRENT’ANNI FA A FONDARE UNA EMITTENTE RADIOFONICA QUI AD ORTA NOVA.

R – ricordo che fu un gruppo di giovani a trascinarmi in questa avventura, in cui, oltre all’entusiasmo, occorrevano dei capitali per l’installazione. Inoltre era arrivato il momento di dare un segnale forte alla comunità ortese, ancora troppo chiusa e stagnante culturalmente.

D – LE COSE SONO ANDATE COME TU SPERAVI ?

R – in massima parte si. Ci eravamo preposti di portare il nome di Orta Nova a tutta la regione e anche oltre, visto che a un certo punto la nostra emittente si poteva ricevere anche nelle zone confinanti di Molise, Basilicata e Campania. Poi la Radio è stata per moltissimi giovani una grande famiglia, perché creava appartenenza.

D – COME E’ MUTATO IL MODO DI FARE E GESTIRE LA RADIO NEL CORSO DI TRENT’ANNI ?

R – tutto è iniziato come un gioco, una passione e un interesse comune a un gruppo di giovani. Alla metà degli anni ’70 c’erano le condizioni favorevoli perché il tutto si svolgesse in maniera lineare, libera, leggera. Col passare degli anni  sono subentrati  molti vincoli, leggi, regolamenti, obblighi, che di fatto hanno costituito un forte ostacolo. La gestione si faceva via via sempre più onerosa e le piccole emittenti come la nostra sono andate in sofferenza.

D – IL PERIODO MAGGIORMENTE POSITIVO E QUELLO NEGATIVO DI TUTTA LA GESTIONE.

R – il periodo in assoluto più bello e stimolante è stato quello successivo alla fondazione dell’emittente. Per più di dieci anni, fino a più della metà degli anni ottanta, la crescita è stata sbalorditiva: c’erano gli ascolti, le entrate pubblicitarie, l’alto gradimento. La nostra Radio organizzava molte serate, nelle sale ricevimento, in compagnia dei dj del nostro staff e organizzava anche il celeberrimo Festival della Piana, per voci nuove (antenato dei talent show attuali) in occasione della festa patronale. Il periodo negativo è iniziato alla fine degli anni ottanta, quando iniziarono a calare gli ascolti, mentre i costi di gestione si facevano sempre più proibitivi.

Un aneddoto particolare, che mi piace ricordare, è legato all’organizzazione di una mostra pittorica a cura dalla nostra redazione, mostra che fu menzionata su un settimanale di tiratura nazionale ed ebbe un servizio durante un programma della Rai !

D – PER CONCLUDERE, QUALI SONO I TUOI GUSTI MUSICALI ? COME E’ CAMBIATA LA MUSICA IN QUESTI TRENT’ANNI ?

R – i miei gusti personali restano legati a periodi che vanno dagli anni ’50 ai ’60. I miei preferiti sono Paul Anka, Neil Sedaka, Elvis Presley, Louis Armstrong, mentre tra gli italiani adoro Nico Fidenco, Gino Paoli, Mina e Gianni Morandi. La musica ha vissuto periodi molto fertili, specie nei settanta e tutti gli anni ottanta. Ultimamente ho notato una tendenza alla riscoperta di suoni del passato.



 


giovedì 25 maggio 2023

COSA RESTERA’ DEGLI ANNI OTTANTA

 Tutto si può dire tranne che gli anni ottanta fossero banali.

Invadenti, colorati, chiassosi, colmi di cianfrusaglie, oggetti più o meno utili, di musica per tutti i gusti, di qualità o da dimenticare, di mode e di usi che oggi fanno sorridere.

Però tutto ha una ragione, un inizio; le parole di un figlio degli anni ottanta cercano di darne una spiegazione. Nel suo film documentario, Roma Caput Disco, uscito nel 2021, Jovanotti dichiara: ‹‹questi anni Ottanta, spesso giudicati vuoti, sono stati in realtà anni di grande esplosione creativa, anni di ricerca, in cui si è sperimentata una nuova idea di libertà. Dopo l’idea di libertà che hanno cercato gli anni Settanta attraverso l’ideologia e l’uso politico della violenza, negli anni Ottanta tutto questo venne rifiutato. Nessuno più voleva sentire parlare di terrorismo e di Rivoluzione con il tono polveroso e sanguinario che purtroppo il termine aveva assunto. Dopo la Roma degli attentati, delle stragi, delle serrande abbassate la mia generazione ha rifiutato tutto questo. Ma non vuol dire che abbiamo cercato il vuoto, abbiamo cercato altro: la vita, la sensualità, il colore. A una Roma cupa nella quale eravamo cresciuti abbiamo risposto con il colore, la pazzia, il divertimento, il far tardi. Ma non fare tardi per parlare di cambiare il mondo, bensì cambiandolo, vivendolo, divertendoci, andare a cercare il ritmo delle cose, l’esperienza. Quelli sono stati gli anni della nostra formazione ››. E puntualmente gli anni ottanta si sono trascinati con se un enorme e capiente baule di ricordi. Per chi era bambino torneranno in mente cartoni animati, merendine e marche di giocattoli; per chi era adulto, ricorderà epici eventi sportivi e modelli di auto che oggi non esistono più; invece per chi, come me, era già un ragazzo i ricordi si concentrano sui film americani, band musicali, dischi in vinile e le questioni di look!

Proprio il look (termine inglese molto in voga in quegli anni) è stato uno dei crucci degli anni ottanta, che, lungi dall’essere una semplice scelta di capi di abbigliamento da indossare, ha costituito una vera e propria filosofia di vita, quasi una questione di vita o di morte!

Così come Dante ha suddiviso i peccatori in gironi nel suo Inferno, o come la società indiana era divisa in caste, allo stesso modo la gioventù degli anni ottanta aveva le sue specifiche categorie in fatto di abbigliamento e di conseguente affiliazione a stili di vita e tendenze musicali. Sembrava che nessuno si poteva permettere di essere banalmente normale, specie se si viveva in città, nella grande città.

Eppure, anche per quelli che si volevano tirare fuori da qualsivoglia catalogazione, esisteva una categoria, che non si rifaceva ad alcuno dei dress code che determinati gruppi imponevano, che giustappunto erano definiti i normali, e, loro malgrado, destinati all’oblio e al disinteresse da parte dei mass media e di chi cercava qualcosa di speciale!

Dei singolari fenomeni di costume che andiamo ad illustrare, che sono stati tipici di quegli anni e che li hanno addirittura forgiati, cercheremo di scoprire qualcosa di più,  per semplice curiosità e per capire perché gli anni ottanta, sotto certi aspetti, sono stati originali e irripetibili. In ogni modo quelli che analizzeremo sono solo i due filoni che, secondo me,  hanno segnato indelebilmente il decennio e che di fatto non sono sopravvissuti ad esso, a differenza di altre tendenze che invece hanno continuato ad esistere oltre gli ottanta.


La rassegna inizia con la moda Gotica, comunemente definita dark, che ha visto la sua prima affermazione verso la fine dei ’70 per poi diffondersi ampiamente lungo tutti gli ottanta. Da  molti considerata affascinante, misteriosa, ermetica, dalla forte connotazione romantico/letteraria, è stato un fenomeno prettamente europeo, e in molti casi andava oltre l’abbigliamento o il semplice apparire, ma assurgeva a particolare visione della realtà, con atteggiamenti distaccati e critici verso il materialismo e la superficialità della società. Ispirata alla letteratura ottocentesca inglese, così come molti dettagli e accessori dell’abbigliamento, di chiara fattura vittoriana, i seguaci di questa filosofia tendevano ad isolarsi e a ritrovarsi in luoghi culturali e monumenti molto evocativi della propria città. La caratteristica più evidente è la tendenza ad usare il colore nero, abbigliamento stereotipato come dark (da cui il nome col quale era conosciuta in Italia), oscuro, a volte morboso, erotico. Questa “moda” includeva specifici particolari, come lo smalto nero, rossetto nero, vestiti tendenzialmente dello stesso colore, accessori metallici rigorosamente argentati, croci, capelli esclusivamente neri. Lo stile spesso riproduceva la moda romantica dell’ottocento, ma non mancavano riferimenti al punk, che faceva sentire ancora la sua forte influenza. Se l’abbigliamento era importante, non meno rilevante erano le letture di autori di ispirazione horror, noir e decadentista. E poi la musica: gli anni ottanta hanno visto l’esplosione del genere gothic nella produzione musicale, quasi prevalentemente di marca anglosassone, e i vinili di formazioni come i Cure, Bauhaus, Killing Joke, Dead can Dance, Joy Division, Siouxsie and Banshees, Cult, Theatre of Hate non potevano mancare dagli scaffali di qualsiasi dark, italiano o inglese che fosse.






















L’altra tendenza decisamente ottantina è nata e si è diffusa solo in Italia, per la precisione a Milano, dove ha preso il via verso la metà del decennio, per poi diffondersi lungo lo stivale, anche se talvolta con marcate differenze e più legata alla specificità della città in cui si manifestava. I paninari hanno visto l’embrione della loro esistenza in piazza San Babila, dove esisteva una nutrita presenza di paninoteche. La leggenda vuole che la vera genesi del movimento sia avvenuta in uno specifico bar, Al Panino (da cui la denominazione), di Piazza Liberty, sempre a Milano.

Ma è fuori dubbio che il punto di ritrovo ufficiale sia stato uno dei primi fast food di marca italiana, il Burghy di piazza San Babila, vero e proprio luogo “mitologico” dove l’immaginario e la narrazione dei paninari sono diventati letteratura giovanile.


Il movimento paninaro fu una ingenua e colorata degenerazione della tendenza giovanile legata a quell’ondata di riflusso e disimpegno che seguì gli anni settanta (così come è affermato nella dichiarazione di Jovanotti ad inizio articolo). Esso si basava su uno stile di vita fondato sull’apparenza e sul consumo e coinvolse ogni aspetto della vita quotidiana. L’ossessione per il possesso, per l’abbigliamento griffato, per le vacanze, per il successo erano codice di comportamento per qualsiasi paninaro. Questa parte di gioventù era l’autentica espressione di quell’edonismo reganiano (termine coniato da Roberto D’Agostino), che con le sue mode americane e i suoi modelli esistenziali influenzò fortemente parte della società italiana di quegli anni. Gli spot pubblicitari delle neonate tv commerciali e il cinema americano, nonché l’ampia diffusione di musica commerciale, fecero da veicolo a questa nuova, dinamica e, come si scoprirà più tardi, passeggera tendenza.

Le regole ferree del movimento imponevano un rigido e specifico dress code fatto di marchi piuttosto costosi, che di fatto determinavano una netta selezione tra i paninari. Nel guardaroba, tra gli altri, non potevano mancare assolutamente i jeans della Levi’s, i piumini Moncler, le felpe Best Company e cintura rigorosamente El Charro. Fortemente identificative del periodo, le scarpe Timberland, sia il modello Chukka, alto alla caviglia, che le classiche stringate da barca, da indossare con calze a vista, a rombi o bianche. Altro capo tipico era il giubbotto di pelle con collo in pelliccia di pecora. A completare l’opera, per i ragazzi era d’obbligo lo zaino Invicta, mentre le ragazze paninare andavano matte per la borsa postina della Naj-Oleari. Altro cult per le ragazze i paraorecchie di pelo, con cuffiette del walkman annesse.


I paninari, oltre che per l’abbigliamento si sono contraddistinti per aver coniato un complesso e incomprensibile slang, che, anche in questo caso, poteva cambiare a seconda della città di provenienza. A Milano, ad esempio...:

al brucio = alla massima velocità;  cifra = tanto (mi piace una cifra);
cinese = studente di sinistra;  cucador = il macho;  company = la compagnia;
cuccare = conquistare una sfitinzia; everyday = sempre;
fuori di melone, fuori = matto, fuori di testa;  gallo = ragazzo; gino = lo sfigato;
giusto = ottimo, secondo l’ideologia paninara (troppo giusto!); grano = denaro;
kiss = bacio (anche kissetti e kissettini e kissettoni); libidine = piacere, godimento; panozzo = panino; sapiens = i genitori; sballo = ciò che diverte (si usa ancora oggi); sfitinzia = ragazza; tamarro = un non paninaro, rozzo;
tarocco = falso, imitazione; very arrapation = sexy; very original = originale.

Un movimento così strutturato non poteva non attirare l’attenzione, oltre che dei già citati brand di abbigliamento, anche dell’editoria per giovani. Negli anni ottanta si assistette ad un vero e proprio boom di pubblicazioni: nella tasca del Moncler di ogni paninaro doc non poteva mancare l’ultimo numero di una delle tante riviste dedicate, fra le quali le più in voga erano Paninaro, per lui, e Preppy, per lei,  ma anche Sfitty, Il Cucador e Zippo Panino andavano forte. Queste riviste erano ricche di consigli per essere sempre al passo con i tempi: moda, musica, galateo, programmi tv, bellezza e soprattutto la posta del cuore!




                     
                                                                                                                                                                                                    


















Il mondo musicale vicino alla filosofia paninara era piuttosto variegato, anche se tendenzialmente si preferiva il genere synth pop e new romantic: Depeche Mode, Alphaville, Righeira, Sandy Marton, Spandau Ballet, Duran Duran, Pet Shop Boys, Sabrina Salerno, Propaganda, Tracy Spencer, Howard Jones, Bronski Beat, per citarne alcuni.

Sempre dal mondo dei paninari, nel 1985, nasce un vero e proprio caso editoriale, con la pubblicazione di un diario/romanzo ad opera di Clizia Gurrado, una giovane studentessa di Milano. Il titolo del best seller è Sposerò Simon Le Bon ed è diventato un vero e proprio cult giovanile, e, anche a distanza di quasi quarant’anni, è considerato fortemente identificativo di un epoca. Come se non bastasse, dal romanzo è stato tratto un film, con lo stesso titolo del libro e uscito nelle sale nel 1986. Sia il libro che il film ebbero grande risalto sulla stampa e nella televisione italiana e costituiscono una testimonianza autentica di quello che era il mondo dei paninari milanesi dell’epoca.

Curiosa fu anche la scelta del duo inglese dei Pet Shop Boys di pubblicare un brano dal titolo Paninaro, a seguito di un tour di presentazione di un loro lavoro, che fece tappa proprio a Milano. Il video del brano fu girato per le strade della città e nei punti aggregativi dei paninari, che tanto interesse aveva suscitato nei due musicisti d'oltre Manica.