giovedì 21 marzo 2013

Al capezzale dello struscio che fu




E’ con grande rammarico e dopo un lungo ed irreversibile coma, possiamo decretare la fine dello “struscio”, fenomeno tipico della provincia del Sud Italia, che per anni ha caratterizzato intere generazioni di giovani e meno giovani. Passiamo ad analizzare la valenza sociale di questa particolare usanza e ciò che essa ha costituito per le giovani leve dei piccoli centri urbani. L’etimologia del termine identifica lo struscio con il passeggio della sera nei giorni di festa, per la strada principale del paese. A Napoli il termine fa riferimento al gran movimento di gente in visita alle varie chiese nel giorno del giovedì Santo. Nell’accezione più giovanilistica e più ricreativa del termine, lo struscio ha nella circolarità la chiave di differenziazione da tutti gli altri tipi di “passeggio”, specie di quelli che avvengono in città. Lo struscio ortese in particolare, a partire dagli anni settanta e ottanta, ha attraversato varie fasi di cambiamento, coinvolgendo vere e proprie masse di giovani ragazzi e scatenando meccanismi di identificazione, legati in particolare all’ubicazione precisa dove il camminare e il sostare avvenivano.
Occorre in primis distinguere tre tipi di struscio, composti a loro volta da tantissime altre sottocategorie. Le tre principali sono: lo struscio della festa patronale, lo struscio di agosto e quello domenicale. L’attenzione è focalizzata soprattutto sullo struscio domenicale, in quanto meno occasionale degli alti due, ed è quello più che caratterizzava a livello sociale la vita di Orta Nova. Tutti e tre i tipi di struscio avevano come location il corso principale, ossia Corso Umberto, in particolare il secondo troncone, che parte dalla chiesa del Purgatorio fino alla sede attuale degli uffici ASL. La via veniva idealmente suddivisa in tre boulevard, potendo contare anche della  strada vera e propria, destinata alle automobili, opportunamente chiusa al traffico, nelle domeniche e durante la festa patronale. Nella sede stradale si concentrava lo struscio destinato alle famiglie, coppie adulte, bambini e adolescenti in libera uscita e rigorosa “ritirata” (dicasi ritirata il limite temporale, di solito 21, 30, entro il quale il soggetto doveva rientrare a casa, senza alcuna possibilità di sforamento, pena la reclusione coattiva a tempo determinato ad opera di genitori-magistrati). Il largo marciapiede della parte destra, oggi perlopiù sede di piccole minoranze stanziali di amici , era negli anni ottanta la location dello struscio adolescenziale; lì vi nascevano i primi amori, si formavano le grandi comitive e, come momento di pausa, l’immancabile appuntamento con il chiosco di Giovanni Maffei, celebre per i suoi prelibati gelati. Il marciapiede sinistro invece era frequentato da ragazzi più adulti. Qui lo struscio seguiva ritmi più blandi ed aveva come riferimento il mitico Bar “Cin Cin”, oggi Bar Italia, luogo molto di tendenza nel decennio degli ottanta, ritrovo anche di musicisti nostrani. Dagli anni novanta si è assistito a un clamoroso ribaltone, ossia all’inversione del target dello struscio: la parte sinistra è stata conquistata dagli adolescenti, essendo qui nel frattempo sorti numerosi punti di ritrovo, prima fra tutti il Caffè “Movida”, il Bar “Monterosa”, oltre all’immancabile "Caffè Italia”, mentre il marciapiede destro è appannaggio di persone più adulte, prestandosi il percorso a passeggiate meditative e molto conversate. Il su e giù ripetuto più volte, denominato fino a qualche anno fa con il gergo olimpico di “vasca”, che lo struscio comportava, si è oramai estinto. Le nuove generazioni,convertitosi nel frattempo in branchi stanziali, a quanto pare hanno adottato come punti di ritrovo i numerosi locali di cui Orta Nova si è venuta dotare. Inoltre sono mutate anche le opportunità: le uscite serali si sono di molto posticipate e l’ora tarda di certo non favorisce  il passeggiare. Questo grazie anche alla depenalizzazione, da parte dei moderni genitori, della pratica della "ritirata", che permette alle nuove leve una permanenza, anche notturna, per i vari punti di Orta Nova. Bisogna sottolineare che all’epoca i giovani fossero molto meno motorizzati rispetto ad oggi, quindi l’unica possibile mobilità era offerta dalle proprie gambe. In fondo, senza inutili atteggiamenti nostalgici, anche questa è storia.
 Grazie a Giuseppe Natile


                                                                                                                                     

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