sabato 13 aprile 2013

I COLORI IN MOVIMENTO


Nel mondo esistono piccole realtà, spesso sconosciute e anonime, ma non per questo meno ricche di spunti interessanti. Tempo fa, in una mostra collettiva di pittura, mi è capitato di osservare, tra le numerose tele esposte negli austeri corridoi del Palazzo ex Gesuitico di Orta Nova, dei dipinti che, per una qualche ragione, hanno attirato la mia attenzione. Il vero motivo di tanta curiosità era il calore e la forza dei colori, ben miscelati, ben accostati, con i soggetti rappresentati su quelle tele, che grazie a quei colori, davano come l’impressione di essere in movimento. Ho voluto sapere chi fosse l’autore di quei quadri e vidi che le tele erano firmate a nome di Dora Mendolicchio. Successivamente, avendo conosciuto di persona l’autrice, ho scoperto che ella dipingeva da molto tempo, solo per passione e senza aver condotto studi specifici: la sua era una pittura istintiva, spontanea e la scelta dei colori semplicemente dettata dallo stato d’animo del momento. Però definire naif quel modo di intendere la pittura, mi è sembrato  molto limitante, come se si volesse necessariamente dare una connotazione, specie in virtù del fatto che l’autrice si era avvicinata già da qualche anno alla dottrina buddista, situazione questa che offre molte spiegazioni e suggerisce molteplici chiavi di lettura alla sua arte. La sua vicinanza alla filosofia buddista viene espressa sia dall’armonia dei suoi dipinti (quella stessa armonia cosmica che è uno dei pilastri del  buddismo), sia dall’uso dei colori vivaci e mai “banali”. Tra i suoi soggetti, un tema ricorrente è quello del cavallo. Una sommaria interpretazione "freudiana" ci potrebbe suggerire una velata ricerca di libertà, di spazi aperti, di liberazione dalle catene della banalità del quotidiano. Ma anche gli altri personaggi rappresentati, portano con se un aura di misticismo e di mistero insieme.  
                                                                        

Senza dubbio l’immediata suggestione di quei dipinti è il contributo involontario  della mancanza di una formazione accademica dell’autrice, fattore che, paradossalmente, tende a depurare la sua arte, a sottrarla di tutti quei formalismi e quelle congetture tipiche di chi, spesso eccessivamente intriso di teoria, si vede costretto a seguire dei canoni “ufficiali”, a non voler rischiare di allontanarsi dall’accademismo e da una certa liturgia della pittura. Evidentemente l’autrice si fa forza di questa situazione, dando piena libertà  al proprio estro e alla propria ispirata creatività primitiva, senza vincoli né sovrastrutture eccessive. Né tantomeno ella deve necessariamente cercare quel consenso che invece sembra essere pane quotidiano per chi, avendo dei "titoli", si deve sentire quasi in dovere di ricevere riconoscimenti!  La pittura di Dora Mendolicchio esprime al meglio ciò che l’arte deve rappresentare, ossia il massimo della naturalezza e della spontaneità, senza compromessi e senza alcuna pressione, che sia capace, per chi la osserva, di ricevere le stesse sensazioni che hanno mosso la mano dell’artista. I dipinti sono un chiaro invito a perdersi, a smarrirsi tra quei colori e quella fantasia, desideri di cui la nostra anima è intrisa, ma che spesso mancano degli strumenti per esternarsi.
                                                                  


 
                                                                 


 


                                                                                  



 



 








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