domenica 19 marzo 2023

STORIE DI CALCIO (ROMANTICO)

 

IL CAGLIARI


Quello italiano è sempre stato un campionato apparentemente monotono, dominato com’era e com’è dai soliti squadroni delle ricche città del nord, vedi Milano e Torino, con qualche piccola concessione alla capitale Roma e con altre rare eccezioni, che comunque confermano la regola. E a noi le eccezioni piacciono molto….

Per non andare troppo indietro nel tempo (o forse si), il 1970 fu la prima tra queste eccezioni:

il Cagliari di Manlio Scopigno, detto il “filosofo”, che con 42 punti, cinque in più sulle inseguitrici Juventus e Inter, portò lo Scudetto del campionato 69/70 nel più lontano avamposto della provincia del pallone. Con la sua aria da grande dissacratore, la sua passione per il whisky e il viscerale anticonformismo, Scopigno ha attraversato il calcio italiano come un visitatore alieno, combattendone con nonchalance i luoghi comuni più efferati.  Fu la vittoria non solo di una città, ma di un’intera regione, la Sardegna. Ma fu anche la vittoria di chi non ha mai vinto niente, di quelle che non ti aspetti possa vincere qualcosa, specie se vive in una terra isolata dalla quotidianità della nazione, una terra abitata da pastori, minatori, pescatori e banditi, la terra di confine che produce poco e dalla quale nulla ti aspetti. Lo scudetto è arrivato prima delle spiagge, prima dell’Aga Khan e della Costa Smeralda, prima dell’Anonima Sequestri, di Briatore e del Billionaire, prima che i milanesi la scoprissero come divertente parco giochi per l’estate! L’unico sardo non sardo ad aver gioito sicuramente sarà stato Fabrizio De Andrè, che l’ha amata e cantata, nonostante tutto, in maniera viscerale. Una terra definita Italia meridionale, anche se la storia non dice proprio così. Probabilmente perché al “vero” Sud la accomunava la bellezza della natura, una lingua incomprensibile in alta Italia, la miseria, la disperazione e l’enorme contributo di manodopera per le fabbriche e fabbrichette della padania!


MANLIO SCOPIGNO


Se si considera che la serie A era a 16 squadre e la vittoria valeva due punti e il pareggio uno, al Cagliari sono bastati solo 42 punti per raggiungere l’obiettivo. Dopo aver battuto il Bari per 2 - 0, domenica 12 aprile 1970, allo stadio Amsicora, con trentamila spettatori sugli spalti, la festa (e il riscatto) può cominciare. Fu l’ultimo campionato che la squadra giocò nel vecchio stadio, prima di trasferirsi al Sant’Elia.


  I PROTAGONISTI

Albertosi, Martiradonna, Mancin, Cera, Niccolai, Poli, Domenghini, Nenè, Gori, Brugnera e il leggendario Gigi Riva (rombo di tuono).

Dopo due mesi, Albertosi, Domenghini, Gori e Gigi Riva faranno parte della nazionale italiana ai mondiali di Mexico 70, che arrivò seconda, sconfitta dal mitico Brasile di Pelè e compagni.



 


lunedì 13 marzo 2023

LO SAPEVI CHE.....

 

La sera del 18 agosto del 2006, in una Piazza Pietro Nenni inaspettatamente gremita, nell’ambito della Settimana della Cultura, organizzata dall’Ortese dei Cinque Reali Siti, venne conferito uno speciale riconoscimento, qual è L’Ortese nel Mondo, al coreografo Saverio Ariemma. Nato ad Orta Nova, nei lontani anni settanta, come tanti altri giovani ortesi, lasciò la città natale per inseguire i suoi sogni e realizzare i suoi progetti, che erano e sono soprattutto di natura artistica. Trasferitosi a Roma, dopo anni di scuola e di dura gavetta, il nostro concittadino divenne componente importante del corpo di ballo che ha accompagnato Raffaella Carrà, sia nei varietà Rai del sabato sera che nelle lunghe tournée in giro per l’Europa e il Sudamerica. Lasciata la carriera di ballerino, presto si è dedicato alle coreografie, curando svariati programmi Rai e Mediaset, prima fra tutti Striscia La Notizia. Inoltre Saverio Ariemma ha diretto i corpi di ballo che hanno accompagnato artisti di rilievo durante i loro tour, fra i quali Eros Ramazzotti, Miguel Bosé e Mango.

Aziende multinazionali si sono servite della sua competenza nell’organizzare stage e presentazioni ufficiali in grande stile di novità e prodotti di punta: basta citare Fiat, Citroen, Telecom, Birra Ceres, L’Oreal e Garnier.










per chi volesse conoscere gli altri post della serie "LO SAPEVI CHE...":












giovedì 2 marzo 2023

PAROLE & NOTE

 

Da poco sono venuto a conoscenza di un bel progetto, fra musica e divulgazione, di quella che è la nuova forma di poesia che sono le canzoni dei cantautori storici italiani.

Parole & Note, questo il nome del progetto, nasce da un’idea del giornalista e musicista, nonché amico, Luca Caporale, che assieme ad una band di indubbia qualità, si ripropone di “scoprire” singoli brani del meglio che il cantautorato italiano ha saputo produrre negli anni passati. Un viaggio affascinante e minuzioso nella musica e nelle parole di veri e propri poeti, quali Franco Battiato, Rino Gaetano, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, Francesco Guccini, Lucio Dalla, Giorgio Gaber e Fabrizio De André. La lettura attenta dei loro testi, accompagnati dall’esecuzione dei brani è la giusta direzione per poter apprezzare meglio un repertorio che è patrimonio culturale della nazione. Il pubblico potrà seguire non un semplice e tradizionale concerto, ma una nuova forma di comunicazione e di condivisione, tenendo nella giusta considerazione ogni singola frase di testi che sono essi stessa musica, apprezzandone la creazione, la metrica e il più profondo significato di essi. Solo in questo modo si potrà affermare di conoscere a fondo la personalità, lo spirito, la potenza espressiva e la sensibilità di ogni singolo autore. Oltre a Luca Caporale al basso e alla narrazione, la band è formata da Antonio Benedetto alla voce, Danilo Rubino alle chitarre, Francesco Bozza al piano, John Trip alle tastiere e organo e Davide Fiore alla batteria.





 

 

 

 

venerdì 24 febbraio 2023

OTTANTA IN DUO

 

Tra i tanti fenomeni che hanno caratterizzato gli anni ottanta, uno tra i più singolari è stato quello della enorme diffusione di formazioni musicali formate da due elementi. Sarà stata una questione di flessibilità, o semplice coincidenza, ma nel decennio era frequente imbattersi in questa tipologia di band, che in alcuni casi hanno raggiunto una ragguardevole popolarità. Come è stato tipico degli ottanta, con un forte spirito di rinascita, di eccessivo entusiasmo e di creatività, lo stile musicale delle formazioni era eterogeneo e ognuna di essa ha vantato dei decisi tratti di originalità. E come succede regolarmente nelle formazioni a due elementi, per una curiosa legge non scritta, è sempre uno dei due componenti a prevalere sull’altro, cosa che il più delle volte ne determina lo scioglimento. Andiamo ad analizzarne qualcuna, iniziando la rassegna con le tre formazioni che più di altre si sono ritagliate uno spazio più ampio, di mercato e di celebrità, senza disdegnare altri duo, di provenienza quasi sempre britannica, che invece hanno goduto di consensi più limitati, ma il cui prodotto artistico non è stato da meno dei loro colleghi più famosi.

Nel 1981, due compagni di scuola di Londra decidono di iniziare un comune percorso artistico, essendo appassionati entrambi di soul music e dance. Andrew Ridgeley e Georgios Kyriacos Panayiotou, in arte George Michael, di famiglia greco-cipriota, intraprendono la loro avventura musicale, ignari che nel giro di un paio di anni conquisteranno una notorietà planetaria. Già dal loro primo album, Fantastic, gli Wham! si impongono con autorevolezza sul mercato e brani come Club Tropicana e Bad Boys li trasformano immediatamente in idoli. Nel 1984 producono il secondo album, Make it Big, che per la cronaca contiene almeno quattro hits da alta classifica, tra le quali Careless Whispers e Wake me up Before you go-go e gli Stati Uniti e l’Inghilterra salutano il duo in testa alle hit parade! A dicembre dello stesso anno esce il 45 giri Last Christmas e contemporaneamente George Michael partecipa al progetto Band Aid, che culminerà nel luglio del 1985 con la sua strepitosa partecipazione al Live Aid, allo stadio Wembley di Londra. Nel 1986 il duo si scioglie e George Michael intraprende la sua carriera da solista, che nel giro di pochi anni lo ricondurrà ai vertici della musica mondiale, con un suo specifico sound, fatto di accattivanti ballate e di ritmi che strizzano l’occhio a un tipo di soul e di dance raffinate e di grande presa.

In quegli stessi anni, nella città di Bath, il chitarrista Roland Orzabal e il bassista Curt Smith danno il via al progetto Tears for Fears, un duo di ottimi polistrumentisti, che nel giro di due anni, con due album da antologia, si impongono nelle classifiche di mezzo mondo. Brani come Shout, Everybody Wants to Rule the World, Change e Mad World fanno parte oramai della storia del pop mondiale. Il duo è ancora attivo e a fasi alterne pubblica nuovi lavori, sempre con la stessa ricercatezza, anche se non godono più della visibilità mediatica a loro riservata quarant’anni fa.




Nel 1980 la scozzese Annie Lennox e l’inglese Dave Stewart, entrambi provenienti dalla band dei Tourist e all’epoca legati sentimentalmente, al fine di sperimentare le nuove frontiere delle sonorità elettroniche e per liberarsi da qualsiasi vincolo creativo, decisero di fondare gli Eurythmics, provvedendo sia alla scrittura che all’arrangiamento dei brani. Inoltre il duo, non disponendo di sufficienti finanze, riuscì ad autogestirsi una propria sala di registrazione per poter pubblicare i propri lavori. Il grande successo arrivò nel fatidico 1983, vera età dell’oro per molti artisti, quando uscì il loro album Sweet Dream (Are made of This), e fu l’apoteosi. Nel giro di pochi mesi il duo occupò la vetta delle classifiche americane ed europee, mentre nello stesso anno usciva l’album successivo, Touch, che consacrò definitivamente la band ai massimi livelli mondiali. Il grande successo proseguì per tutti gli anni ottanta, alla fine dei quali il duo si prese una pausa di riflessione a causa di divergenze varie, per poi riunirsi verso il 1999. Poco dopo fu comunicato lo scioglimento definitivo. La successiva carriera solista della talentuosa Annie Lennox ha conosciuto momenti molti produttivi e felici, con lavori davvero notevoli, specie durante gli anni novanta.


In sintesi, questi appena citati sono i tre duetti che negli anni ottanta hanno avuto un profilo commerciale e di popolarità davvero alto, tanto è vero che la loro musica viene annoverata tra i grandi classici della storia del pop di quegli anni. Ma di fianco a questi, ma con un riscontro di popolarità decisamente inferiore, ma non meno interessanti, esistono altre formazioni di due elementi che si sono distinte per qualità e ricercatezza (anche se in diversi casi hanno costituito degli “one hit wonder”), e, per chi si imbatte nella loro conoscenza, possono riservare dei sorprendenti risvolti. Ecco qui in rassegna alcuni di essi.

Metro

E’ doveroso iniziare questa breve rassegna ricordando il duo inglese che, a detta di molti, è stato fondamentale sulla formazione di molte band new wave e new romantic degli anni ottanta, che stavano di lì per iniziare. Formato da Duncan Browne, abile polistrumentista ed autentico dandy del mondo sotterraneo britannico, e dal tastierista Peter Godwin, il duo propose un genere che univa un progressive romantico con delle sfumature folk, il tutto condito da arrangiamenti sofisticati e da un gusto e una eleganza compositiva fuori dal comune. L’influenza che ebbe su gruppi come i Japan, i Roxy Music e sul movimento new romantic inglese fu notevole e lo stesso David Bowie, nel 1983, nel suo album Let’s Dance propose una cover del loro brano più conosciuto, Criminal World.



Yazoo

L’ex componente dei Depeche Mode, Vince Clarke, tramite un annuncio su una rivista specializzata, conobbe e scoprì la cantante Alison Moyet, dalle straordinarie qualità vocali. Nel 1982 uscì la loro hit Don’t Go, che li fece conoscere in tutto il mondo.

Erasure

A quanto pare l’instancabile Vince Clarke non voleva demordere, e in coppia con il vocalist Andy Bell formò questo duo di musica synth pop e new wave. Dopo la pubblicazione di ben tre album, il duo si avviò verso un inesorabile tramonto.

Communards

L’ex cantante dei Bronski Beat, Jim Somerville, nel 1985 diede vita a questo interessante sodalizio, in collaborazione con Richard Coles, abile polistrumentista, di formazione classica, ma capace di adattarsi alle sonorità elettro pop in voga negli anni ottanta. You are my world fu una hit davvero sorprendente, che proiettò il duo in testa alle classifiche di mezza Europa. I Communards si distinsero soprattutto per aver realizzato delle magnifiche cover di brani di disco music americana.

Soft Cell

Formatesi a Leeds nel 1979, il duo, composto da Marc Almond, poliedrico, carismatico e geniale artista, e da David Ball, si è distinto per un synth pop post punk di forte impatto, come anche decisamente “forti” erano i loro testi, che trattavano di eccessi e trasgressioni. Vicini alle problematiche della comunità LGBT, il loro successo più clamoroso rimane Tainted Love, best seller negli Stati Uniti e in altri 17 paesi, mentre il loro primo album, Non Stop Erotic Cabaret è considerato uno tra i lavori più influenti della musica di tutti gli anni ottanta e oltre.

Style Council

Duo inglese, fondato a Woking nel 1983, da Paul Weller, voce e chitarra, e da Mike Talbot, piano e tastiere. Il loro genere musicale è stato alquanto insolito per l’epoca, visto che hanno proposto uno stile di pop raffinato, dalle venature jazz e soul, fino a sfociare in un funky morbido e ricercato. Il loro album di maggior successo è stato senza dubbio Cafè Bleu, del 1984, col quale hanno scalato le classifiche inglesi ed europee.



Everything But the Girl

La curiosa denominazione di questo duo inglese nasce dallo slogan pubblicitario di un negozio di arredamenti della loro città, Hull, in Inghilterra, che prometteva di fornire tutto per la camera da letto, tutto eccetto la ragazza, everything but the girl appunto!!

Formato dalla cantante e bassista Tracey Thorn e dal produttore e chitarrista Ben Watt, al pari dei loro colleghi Style Council (coi quali hanno avuto una collaborazione nella realizzazione dell' album Cafè Bleu), la formazione ha proposto una sorta di cool jazz pop davvero interessante, dalle sonorità discrete e intimiste, che in alcuni episodi strizzavano l'occhio ai ritmi sudamericani. Il loro album più importante rimane Eden, del 1984.

 Double

Interessante duo svizzero, formato da Felix Haug e Kurt Maloo.  Il loro unico successo è stato senza dubbio The Captain of Her Heart, trasmesso dalle radio di mezzo mondo, brano col quale vantano una partecipazione come super ospiti al Festival di Sanremo del 1986.



Laid Back

Formazione danese, attiva dal 1979, ma giunta al successo negli anni ottanta. Formata da John Guldberg e Tim Stahl, è uno di quei casi in cui il loro brano più celebre è più conosciuto del gruppo che lo ha eseguito. Sunshine Reggae ha conquistato una fama universale, pur essendo uno dei pochissimi successi del duo.

 Modern Talking

Anche la Germania negli anni ottanta ha dato il suo contributo alla diffusione di musica dance di largo consumo. Il duo, formato da Dieter Bohlen e da Thomas Anders, ha prodotto delle hit che non potevano mancare nelle serate danzanti del decennio, e successi come You’re My Heath You’re My Soul, Cheri, Cheri Lady sono entrati di diritto nell’archivio dei ricordi di chi quegli anni li ha vissuti e li ha ballati.

Pet Shop Boys

Formazione synth pop inglese, costituita da Neil Tennant, cantante, chitarrista e tastierista e da Chris Lowe, tastierista. Creatori di una dance pop dalle venature techno molto originale, il duo detiene il record di vendita di dischi, sia in Europa che in Nord America. Una delle loro hits più famose rimane West End Girls, grazie alla quale hanno ricevuto numerosissimi riconoscimenti. Una curiosità: nel 1986 pubblicano il brano Paninaro, dedicato alla tendenza dei giovani milanesi di quegli anni. L’idea nacque durante il tour di presentazione di un loro lavoro, quando il duo fece tappa a Milano. Il video del brano rappresenta una fedele testimonianza e un reale spaccato della Milano degli anni ottanta.



Dali’s Car

Un discorso a parte merita questo straordinario duo, che, pur non avendo ottenuto un riscontro commerciale immediato, cosa che nel giro di pochi mesi ne determinò lo scioglimento, è riuscito a realizzare un album di qualità notevole, tanto osannato dalla critica musicale, quanto snobbato dal mercato. Formato da Peter Murphy, cantante dei Bauhaus e da Mick Karn, talentuoso bassista dei Japan, il genere da loro proposto fu un gothic rock post punk ermetico e sofisticato, di difficile lettura e per palati fini. L’album The Waking Hour uscì nel 1984 e alcuni brani contenuti in esso furono ripubblicati nel 2010, poco prima della prematura scomparsa di Karn.



A differenza della Gran Bretagna, in Italia il fenomeno dei duo è stato meno diffuso e influente. Negli anni ottanta si distinsero in particolare due formazioni: i Krisma e i Righeira.

I primi sono stati un duo di formazione decisamente techno punk, formati dai coniugi Cristina Moser e Maurizio Arcieri e sono entrati nelle classifiche con brani come Many Kisses e Cathode Mama, opere che hanno vantato per la loro realizzazione importanti collaborazioni internazionali.

Il duo dei Righeira invece ha avuto un successo commerciale e una fama straordinari. A metà degli anni ottanta i torinesi Stefano Righi e Stefano Rota, in arte Johnson e Michael Righeira, hanno lanciato delle hits ballabili che dire celebri è dire poco: Vamos alla Playa, No Tengo Dinero, L’estate sta Finendo e con la hit Innamoratissimo parteciparono al Festival di Sanremo del 1986.



per chi volesse approfondire l'argomento "fenomeni musicali anni '80", digitare sul link:

venerdì 26 agosto 2022

RAFFIJELUCCJE

 

Raffjeluccje

 Un brano musicale faceva < …..da lei saliva profumo di coloniali che giungevano a lui come da una di quelle drogherie di una volta, che tenevano la porta aperta davanti alla primavera….! > Così cantava Paolo Conte, in Boogie, versi che sembrano calzare alla perfezione nel ricordo dell’atmosfera della più antica salumeria di Orta Nova. Chi non è mai entrato almeno una volta nel negozio di Raffjeluccje, che sembra esista da sempre in quella che è la prima parte di via Nazionale, quasi un monumento per la città. In effetti la salumeria ha accompagnato la vita di Orta Nova per più di un secolo, essendo nata nel 1866, anche se in origine era una rivendita di prodotti ittici essiccati e salati. Questa attività era ubicata nell’odierna sede della gastronomia mentre la salumeria vera e propria prese l’avvio tempo dopo, poco più in là della Tabaccheria Giacomiello, di fianco alla Oreficeria Battaglini. Nel 1940, il gestore Giovanni Liberti cedette l’attività alla signora Maria De Finis, vedova Ladogana e madre di Raffaele, che un anno dopo, nel 1941, spostò la sede della salumeria nella posizione attuale (dove prima sorgeva la famosa rivendita di pesce essiccato). Erano altri tempi, la città aveva un aspetto diverso e il modo di fare la spesa era quasi un rituale, certamente meno frenetico e consumistico di quello attuale e meno indirizzato al facile consumo e alla politica dei volantini, che scientificamente convoglia la clientela verso le direzioni più congeniali alla grande distribuzione!

Era l’epoca dei rapporti umani e di reciproca stima e fiducia, tra il botteghiere e il cliente, dei prodotti genuini e artigianali, che conferivano al negozio un’atmosfera tipica e suggestiva, fatta di quel tipico profumo di alimenti freschi, atmosfera che è rimasta impressa nella memoria delle persone di una certa età.  La peculiarità della salumeria Ladogana è stata sempre quella, nella persona di Raffaele prima e di Andrea adesso, di aver conservato quell’atteggiamento di “altri tempi”,  per il quale il cliente ha una sua sacralità e una forma di rispetto, a prescindere. E Raffaele, da quando ha rilevato l’attività dalle mani della madre, nel 1952, ha fatto proprie tutte quelle convinzioni, che hanno portato la salumeria ad attraversare interi decenni, resistendo a molteplici cambiamenti e alla spietata concorrenza di supermercati e grandi centri commerciali. Nel 1955 un incendio distrusse quasi completamente il negozio, che poi risorgerà nuovo per continuare la propria storia.  Dopo diversi decenni, nel 1995, l’esercizio passa nella mani del figlio Andrea, che rappresenta la quarta generazione di una vera e propria dinastia. L’auspicio è quello che Andrea possa proseguire nel tempo questa storica attività, perché, cari lettori, è difficile pensare ad Orta Nova senza la salumeria di Raffjeluccje…!!!


domenica 5 giugno 2022

C'era un grande prato rock !

 

PROGRESSIVE

1972 - 2022

50 ANNI DAL LEGGENDARIO RADUNO ROCK DI VILLA PAMPHILI DI ROMA


Il compleanno di uno degli eventi che ha segnato la storia musicale italiana non poteva passare inosservato. Il grande raduno musicale “Festival Pop Rock” a Villa Doria Pamphili a Roma ha segnato una tappa importante nella storia della musica italiana, la cui riscoperta ha però un valore che oltrepassa l’ambito musicale, in quanto rivela uno spaccato sociale e culturale dell’Italia di quegli anni. Celebrare quest’evento è un’occasione per restituire alla comunità, e soprattutto ai giovani, un pezzetto di storia recente. Numerosi gli eventi collaterali. Fotografie, documenti e racconti inediti riempiranno, fino al 26 giugno, le sale della Biblioteca Villino Corsini, all’interno del parco di Villa Doria Pamphili che ospitò il concerto e i 100.000 spettatori che accorsero ad assistere al grande evento. Il più celebre raduno rock della storia musicale, non solo italiana. Più di centomila giovani riempirono i grandi spazi del parco romano, tra il 25 e il 27 maggio del 1972. Non mancarono i grandi nomi del prog italiano, come il Banco del Mutuo Soccorso, gli Osanna, i Trip e i Garybaldi, Aum Kaivalya, Raccomandata Ricevuta di Ritorno, Osage Tribe. Inoltre i più importanti gruppi della scena romana (Quella Vecchia Locanda, Fholks, il Punto, RRR, Blue Morning, Cammello Buck, Semiramis, con alla chitarra un giovanissimo Michele Zarrillo). Non da meno gli ospiti stranieri, tra i quali i leggendari Van Deer Graf Generator, Hawkwind, Hookfoot. Il tutto al prezzo politico di trecento lire, a parziale rimborso delle spese di organizzazione. Simbolo dell’evento, il pacifista carrarmato floreale dei Trip, parcheggiato sul prato!

PER CHI DESIDERA APPROFONDIRE L'ARGOMENTO "ROCK PROGRESSIVE":

https://ortanovaculturacontemporanea.blogspot.com/2014/09/il-rock-progressive-italiano.html

 

 

 


sabato 19 giugno 2021

IPPOLITO NIEVO: storia ordinaria di corruzione e terrorismo

 Ippolito Nievo è stato un letterato, poeta e patriota italiano, vissuto nel diciannovesimo secolo e attivo partecipe degli eventi che hanno portato all’unificazione degli stati italiani sotto un’unica bandiera. Nato nel 1831 a Padova, da famiglia agiata, e avendo vissuto la sua infanzia e la prima giovinezza fra Veneto e Friuli, negli anni ha sviluppato una accesa insofferenza verso i dominatori austriaci, fattore che l’ha avvicinato agli ambienti patriottici e rivoluzionari. Nel 1855 si laurea in Legge all’università di Padova. Il padre, avvocato, vuole avviarlo alla carriera forense, ma Ippolito sceglie di non esercitare la professione per non fare atto di sottomissione al governo austriaco. Nel 2011 la Fazi editore ha pubblicato un romanzo storico di Paolo Ruffilli dal titolo “L’isola e il sogno”, interamente dedicato alla vita, breve ma avventurosa, di Ippolito Nievo, l’autore del celebre “Le confessioni di un italiano”, opera che uscì postuma nel 1867. Ad onore del vero, però, va detto che la vita di Nievo non fu per niente romanzata ma ebbe risvolti piuttosto drammatici e nello stesso tempo inquietanti, che gettano una luce cupa sulla fin troppo ridondante e stucchevolmente retorica epopea risorgimentale.

Giovanissimo, aveva partecipato attivamente ai moti del 1848, ma era stato l’incontro con Giuseppe Garibaldi a condizionare la sua vita, tanto che nel 1859 si arruolò nei Cacciatori delle Alpi, per poi indossare la camicia rossa e partecipare, l’anno seguente, alla spedizione dei Mille. Dopo essere stato nominato vice intendente della spedizione, il Nievo compilò un diario in cui annotava con precisione certosina tutti gli accadimenti che si verificarono dal 5 al 28 maggio del 1860. In seguito fece ritorno a Torino, soddisfatto di aver dato il suo apporto alla causa dell’unità nazionale. Gli viene conferito il grado di colonnello dell’esercito piemontese.





Poco dopo la spedizione, intanto, Garibaldi venne messo da parte da Vittorio Emanuele II, e la reggenza delle regioni meridionali affidata a fedelissimi funzionari della corona sabauda. Da questo momento si iniziò a far luce sulla gestione dei fondi dell’intera spedizione, fondi raccolti dalle generose sottoscrizioni effettuate sia in Italia che all’estero (specialmente dall’Inghilterra, dove la massoneria si diede un gran da fare!!!) e poi cresciuti in maniera abnorme man mano che i liberatori “requisivano” le casse del Banco di Sicilia prima e di Napoli dopo, ricche di depositi finanziari del governo borbonico. La somma raggiunse la stratosferica cifra di 600 milioni di lire (per rendere meglio l’idea, il corrispettivo attuale in euro è di circa tre miliardi !!!!).

Garibaldi affidò l’amministrazione di tale ingente patrimonio ad Agostino Bertani, medico milanese di fervente fede repubblicana, divenuto di fatti il cassiere dei Mille. Nessuno ha mai fatto chiarezza sulla limpidezza della gestione di Bertani, sta di fatto che il dottore meneghino, dopo breve tempo, divenne esageratamente ricco, cosa che prima non era. A Torino pensarono bene di affidare ad Ippolito Nievo il delicato incarico di tornare in Sicilia e recuperare ogni sorta di documentazione sulla gestione finanziaria dell’impresa dei mille, senza tener conto che la spedizione aveva comunque proseguito il suo cammino, risalendo la Calabria fino a Napoli e che lungo il tragitto e nella capitale borbonica fu requisito e prelevato tutto ciò che c’era da prendere (se questo non si chiama furto, datemi una mano a trovargli un nome).

Nievo, nei sui resoconti, aveva annotato con precisione maniacale ogni particolare: il numero degli arruolati, le paghe ad essi corrisposti, i costi delle forniture militari e le spese di gestione. Spesso si era trovato in disaccordo con i responsabili del nuovo governo dittatoriale, riscontrando una enorme confusione e i conti che non quadravano affatto. Fra le diverse operazioni sospette, l’acquisto di sessanta mila cappotti destinati ai garibaldini, ma mai indossati: si scoprirà che gli stessi garibaldini li rivendevano a basso prezzo, per intascarsi i soldi! Un numero spropositato e ingiustificato di promozioni nell’esercito, in modo da far lievitare la paga mensile per molti componenti la spedizione! Inoltre, nei vari reparti dell’esercito si annotavano gli arrivi, ma non i trasferimenti e i congedi, cosicché parte del contingente che formava il battaglione era di fatto fittizio, ma il denaro che arrivava in base al numero dei soldati iscritti era vero però !!!

Il Nievo soggiornò per qualche giorno a Napoli, in compagnia del suo diretto superiore Giovanni Acerbi. Fu questi che gli indicò di recarsi a Palermo, al fine di procurarsi la documentazione. Imbarcatosi il 15 febbraio del 1861 sul vapore “Elettrico”, giunse a Palermo tre giorni dopo. Verso la fine del mese, dopo aver raccolto una imponente documentazione cartacea, che stivò in sei capienti casse, il letterato decise di far rientro a Napoli. In una cassa in particolare, dalla quale Nievo non si separava mai, erano contenuti molti soldi, ricevute, fatture, lettere e tutto quello che riguardava l’ingente patrimonio garibaldino. Fra i tanti carteggi, c’erano le prove di un finanziamento di dieci mila piastre turche (all’incirca 15 milioni di euro attuali – la piastra turca all’epoca era la valuta con la quale avvenivano le transazioni commerciali e finanziare nel Mediterraneo), il cui destinatario era proprio il Garibaldi, bonifico arrivato da Londra a nome di misteriosi funzionari governativi. Per le cronache di politica europea dell’epoca, diciamo che l’Inghilterra era favorevole al ridimensionamento del Papato e dei Borbone del Regno delle Due Sicilie, oltre all’interesse famelico per l’enorme ricchezza contenuta nelle banche del Regno.

Ma all’origine dell’ostilità antiborbonica della corona britannica c’era un vecchio contenzioso sullo sfruttamento del prezioso zolfo siciliano, indispensabile per la produzione di polvere da sparo. Inoltre, da poco era stato aperto il canale di Suez e i bastimenti inglesi, di ritorno dalle Indie, seguivano proprio la rotta mediterranea siciliana. Quindi i reali borbonici erano considerati inaffidabili, in quanto più di una volta avevano tentato di mettere in discussione il monopolio delle grandi compagnie inglesi nell’estrazione del minerale ( ma i Borbone non facevano altro che praticare prezzi di mercato e al miglior offerente !!!).

Tra le numerose prove cartacee presenti nel baule, si registrano anche quelle da cui emergono generose ricompense per spie ed informatori segreti, oltre a gravi responsabilità di Garibaldi e di alcuni banchieri palermitani conniventi che avevano utilizzato fondi dei correntisti del Banco di Sicilia per corrompere diversi generali dell’esercito borbonico, in particolare il Lanza, che in cambio di una sostanziosa somma, ordinò a 25 mila soldati ben armati ed equipaggiati di abbandonare Palermo e metterla in mano a 600 garibaldini della peggior razza, sporchi, inesperti e male armati !!!





La documentazione raccolta da Ippolito Nievo era molto scottante e più di una persona aveva interesse a farla sparire. Negli ambienti politici e giudiziari torinesi e nell’opinione pubblica piemontese, oltre che nella libera informazione di metà ottocento, circolavano voci non proprio edificanti, di gestioni sospette, di oscure operazioni e di avventurieri che, partiti senza un soldo dalle lande del nord per aggregarsi ai mille (gran parte dei garibaldini imbarcati erano montanari bergamaschi, che non avevano mai visto il mare prima di allora) erano ritornati a casa inspiegabilmente arricchiti! Inoltre si faceva cenno a una nuova società per azioni, costituita da poco (con quali capitali?!!) e appaltatrice dei lavori per la costruzione delle ferrovie in Sicilia, i cui maggiori azionisti, guarda caso, erano il medico Bertani e Domenico Menotti Garibaldi, figlio primogenito di Giuseppe Garibaldi (non so se ridere o piangere) !!!

La mattina del 4 marzo 1861 Nievo si imbarcò sul vascello a vapore “Ercole”, attraccato al molo dell’Arsenale del porto di Palermo. Sulla nave, al comando del capitano Michele Mancino, vi erano 63 marinai, 12 passeggeri e 233 tonnellate di merci. Tra i passeggeri erano presenti alcuni ufficiali garibaldini, che “scortavano” il letterato e le sue preziose casse. Nella notte tra il 4 e il 5 marzo, giunti quasi in vista dell’isola di Capri, quindi molto vicini allo sbarco, la nave improvvisamente si inabissò. Non ci fu alcun superstite. Si trattò di una strana coincidenza, in quanto quella notte le condizioni atmosferiche erano ottimali e il mare piuttosto calmo. Il piroscafo non arrivò mai a Napoli e, cosa curiosa, non c’è mai stato ritrovamento di vittime, fasciame o oggetti della nave. La notizia venne fatta giungere a Torino solo dopo il 17 marzo 1861, data della proclamazione del nuovo regno d’Italia. La magistratura piemontese non aprirà nessuna indagine: solo una apatica quanto inutile inchiesta ministeriale stabilirà che la tragedia è stata causata da un incendio dei motori del piroscafo. La versione, frutto della volontà di chiudere in fretta il caso, convincerà ben poche persone, e l’accaduto era destinato a rimanere in un lunghissimo oblio.

Il 5 marzo del 1961, esattamente un secolo dopo, il noto documentarista Stanislao Nievo, pronipote di Ippolito, si mette all’opera per far luce sulla morte dello zio. Setaccia archivi e biblioteche. Fruga nell’epistolario dell’avo, ne ricostruisce la vita e gli ultimi giorni, chiede aiuto al famoso esploratore e ingegnere svizzero Jacques Piccard, che gli mise a disposizione il suo innovativo batiscafo, capace di esplorare gli abissi a notevole profondità. Le ricerche durano otto anni e finalmente il relitto viene avvistato a 240 metri di profondità, nel tratto di mare compreso tra Punta Campanella e le Bocche di Capri. Dalle analisi, specie quelle del vano motore, il documentarista parlò senza mezzi termini di affondamento provocato da una esplosione, essendo stati rilevati degli ampi squarci alle caldaie. Ma chi ebbe interesse a far saltare in aria il vascello ? A quale scopo ?  Garibaldi, i suoi nemici di Torino, la corona sabauda o gli inglesi?

Secondo alcuni storici, i servizi inglesi erano a conoscenza del viaggio di Nievo e scortarono la nave in gran segreto, sapendo che conteneva molti soldi. Altri parlavano di misteriosi agenti del Cavour entrati in azione su quella nave. Non è dato saperlo. L’unica certezza è quella che i libri di storia scolastici e celebri e affermati storici, anche contemporanei, non hanno mai fatto cenno a questo che sembra l’ennesimo caso molto inquietante e oscuro della storia d’Italia, probabilmente il primo. 

In pochi sanno che su questa vicenda sono stati pubblicati diversi volumi. Primo fra tutti, lo stesso pronipote del Nievo, Stanislao, che, terminate le ricerche, diede alle stampe il volume “il prato in fondo al mare”, del 1974 e vincitore del Premio Campiello nel 1975. Metà saggio storico e metà diario immaginario, secondo il critico letterario Cesare Garboli si intravede nel libro la rappresentazione di una sospetta strage di stato italiana, con la quale si sarebbe aperta la storia dell’Italia unita. Quello delle stragi misteriose e senza colpevoli sarà il leitmotiv della storia italiana, fino ai giorni nostri!!!

Questa tesi viene ripresa da Umberto Eco, nel romanzo “il cimitero di Praga”, del 2010. Il primo sporco affare di cui si occupa il suo protagonista, il camaleontico e abilissimo falsario Simone Simonini, è proprio la soppressione di Ippolito Nievo. Il patriota è in possesso di prove compromettenti, che dimostrano come l’esercito borbonico sia stato sconfitto grazie a una rete di complicità massoniche e di tradimenti di generali del Regno delle Due Sicilie, corrotti dall’oro britannico e dai servizi segreti sabaudi. Oltre a Eco, altri scrittori e studiosi si sono cimentati in quello che l’antropologo Nino Buttitta, figlio del grande poeta siciliano Ignazio, ha definito una sorta di caso Mattei ante litteram. Duilio Chiarle, Rino Cammilleri, Lucio Zinna, Cesaremaria Glori, tutti propensi a sposare la tesi del complotto, secondo cui l’eliminazione di Nievo era stata concepita a Torino (per screditare la spedizione/farsa dei mille) o addirittura in ambienti garibaldini (per occultare le malversazioni di cui si erano macchiati molti esponenti dell’esercito e delle camicie rosse).

Sul caso Nievo è tornato lo scrittore Lorenzo Del Boca, che prende spunto e rielabora il pensiero del suo capostipite, Carlo Alianello, la cui opera più citata, La conquista del Sud, del 1972, è un duro atto di accusa contro la politica di Cavour e dei Savoia, rei di una unificazione del paese artificiosa, estranea agli interessi del Mezzogiorno e architettata in combutta col governo britannico e le massonerie di mezza Europa. Nel suo lavoro appena ristampato Del Boca descrive il Nievo come un pignolissimo e onesto piantagrane, che rese impossibile la vita ai suoi vertici (Risorgimento disonorato – il lato oscuro dell’unità d’Italia).

Per sfogare la sua amarezza, a Nievo restano soltanto le pagine dei suo diario. E’ lì che egli annota diligentemente i piccoli e grandi ricatti subìti nello svolgimento del suo delicato ufficio. D’altro canto, non gli sfuggiva che il clima politico del paese stava cambiando. L’unificazione era ad un passo, e la lotta per la supremazia nel nuovo parlamento acuiva le rivalità, i contrasti e i reciproci sospetti tra lo schieramento liberale e quello democratico.

Dalla Sicilia, pochi giorni prima del suo imbarco per Napoli, il Nievo scrisse una lettera a Cesare Cologna, un caro compagno di vacanze. Un paio di foglietti, con la solita calligrafia minuta, leggermente inclinata verso destra: < …. mi conservo fanciullo.... Mi muovo per muovermi, respiro per respirare, morirò per morire. E tutto sarà finito >. In effetti tutto finirà una settimana dopo, quando salirà a bordo dell’Ercole.

Quel giorno l’autore delle Confessioni d’un italiano era un giovane uomo di neanche trent’anni, “elegante, distaccato, viso morbido, dal carattere imprevedibile, ora caldo ora gelido. Freddo coi superiori, proteggeva i suoi subalterni come una gatta coi suoi piccoli […]. Romantico e razionale nell’azione, coraggioso, temeva due cose, le malattie e il mare” (Stanislao Nievo). E il mare se lo sarebbe portato via, insieme a tanti oscuri segreti custoditi in quei bauli, ai primi vagiti della nuova Storia d'Italia, già condita di quegli ingredienti subdoli e inconfessabili che caratterizzeranno molte vicende successive.


Molti di noi non si meravigliano affatto del consolidato malcostume italiano, venuto prepotentemente a galla e all’onore delle cronache negli ultimi trent’anni, fra mala politica e malaffare, se i presupposti non proprio edificanti sono stati questi: una nazione nata dalla corruzione, dal terrorismo di stato e da oscure trame di potere.