venerdì 14 febbraio 2014

Anni OttantA




New wave

Dopo i fasti degli anni ’60 e ’70 e dopo la tempesta provocata dal punk, sembrava che il rock dovesse soccombere sotto i possenti colpi di una rivoluzione musicale iniziata nel 1977, pronta a "rivedere" i canoni stessi della musica popolare!
I Sex Pistols e tutto il punk avevano dissacrato la musica che li aveva preceduti, lasciando terra bruciata sul campo delle idee e della creatività, ma dalle cui misere ceneri stava prendendo l’avvio una nuova onda, che di li a poco avrebbe dettato i nuovi linguaggi della musica. Non si sa se la new wave fu il tentativo di proseguimento del rock, la sua naturale evoluzione,  o il mesto progetto di annichilirlo, visto che oramai era considerato da molti un genere troppo “vecchio”, statico, datato. Sta di fatto che questo fenomeno apportò un fermento eccezionale, a partire dalla fine degli anni settanta, fino a quasi tutto il decennio degli ottanta e grazie al quale si diede notevole impulso a nuovi stili, nuovi linguaggi musicali e nuove concezioni di fare e di fruire musica. In genere quando si parla di New Wave si tende ad identificarla come uno specifico genere musicale, ma queste due paroline inglesi lasciano intendere molto di più, un fenomeno culturale ampio, estremamente sfaccettato, il cui filo conduttore era la derivazione dal punk e il tentativo di semplificare l’espressione musicale, contro ogni barocchismo tanto in voga negli anni ’70.  L’operazione più ambiziosa e affascinante che la new wave portò a termine fu un approccio stilistico cosciente e motivato: il recupero, l'analisi e l'assemblaggio dei più disparati generi musicali (dal progressive al garage, dal rock'n'roll al soul, dalla psichedelia al rhythm and blues, dall'hard al funky) rielaborati in una sintesi che è cosa nuova rispetto al passato, per gusto, sensibilità e prospettiva storica. 
I "puristi" del rock non hanno mai visto di buon occhio la fenomenologia new wave, ma in molti le hanno riconosciuto l’apporto di importanti novità che questa tendenza ha offerto alla musica: sonorità lineari, minimaliste, brani costruiti su quattro accordi, non complicati tecnicamente, ma frutto di nuove ricerche sonore, introduzione dei sintetizzatori, a volte accessori degli strumenti elettrici "tradizionali", altre volte prevalenti, la quasi totale assenza di assoli e virtuosismi all’interno dei brani, giudicati troppo esibizionistici, circensi e poco utili alla struttura del brano stesso. Da questi precisi dettami iniziarono la loro avventura artistica centinaia di band e di solisti, specie di marca britannica, fino ad arrivare al culmine della produzione musicale e alla massiccia esportazione di essa, su scala mondiale, definita a ragione la seconda British invasion, dopo la prima, avvenuta negli anni ’60, in piena epoca beat, ad opera dei Beatles e di altri gruppi inglesi che li seguirono.

La minuziosa attenzione ai particolari che questi artisti riservavano alle loro produzioni, si concentrava non solo sulla musica, ma anche su quella che era la crescente linea comunicativa di quegli anni: il look personale, il packaging dei dischi, ancora in vinile e la produzione di videoclip, che proprio in quegli anni stava muovendo i primi passi. Queste ultime tendenze furono avviate e spinte nella loro diffusione anche dal fatto che quella fu un epoca di un eccessivo entusiasmo e di una epidemia di creatività, che molti artisti, grafici pubblicitari, attori, gestori e PR di locali alla moda si riciclarono come musicisti, nel tentativo, a volte goffo, altre volte ben riuscito, di intraprendere una carriera musicale alternativa. 
Essendo il panorama molto articolato, labirintico e notevolmente poliedrico, per comodità di approccio e di comprensione lo abbiamo suddiviso in diverse aree (da non intendersi assolutamente come compartimenti stagni), nel tentativo si assoggettare i componenti per affinità artistiche e di linguaggio musicale. 
Il genere che più risente degli influssi punk senza dubbio è il dark gotico: musicalmente, siamo in presenza di suoni cupi, ossessivi, tetri, mentre, dal punto di vista lirico, l'attenzione viene puntata verso atmosfere lugubri, opprimenti, malinconiche: in una parola, la cifra stilistica del dark è un romanticismo sì minimale e oscuro, ma quanto mai ricco di tensione emotiva. I nomi delle band più emblematiche sono sicuramente i Joy Division, i Cure, i Siouxie & Banshees, i primi Cocteau Twins, gli australiani Dead Can Dance, dalle atmosfere gotiche e sepolcrali, sui cui spicca la magica voce di Lisa Gerrard, i This Mortal Coil, i Bauhaus, i Sister of Mercy, Theatre of Hate, i Cult e i Mission.





Uno degli insegnamenti fondamentali del punk è che non è necessario essere virtuosi di uno strumento per poterlo suonare. Se poi associamo a questo assunto lo sviluppo tecnologico dirompente di questo periodo (con il perfezionamento dei sintetizzatori, la nascita delle batterie elettroniche), viene facile capire come anche l'elettronica wave (e il suo approccio ad essa) sia indirettamente figlia della lezione punkL’uso dell’elettronica fu appannaggio di diversi gruppi di varia estrazione: dalle atmosfere easy a quelle cupe, le band si susseguono senza soluzione di continuità. Dagli americani Devo, Suicide, Tuxedomoon, Television, Residents, Talking Heads, agli inglesi Depeche Mode, tutt’ora attivi, i mistici Japan di David Sylvian, dalle atmosfere ambient ed esotiche, agli Ultravox di Midge Ure e John Foxx, ai sofisticati Cabaret Voltaire, i Visage, i The The. Da menzionare anche i Roxy Music di Brian Ferry, e poi i Gang of Four, A Certain Ratio, gli Scritti Politti: diverse band di queste appena menzionate hanno all’interno dei loro testi riferimenti politici che guardavano con particolare attenzione alla dottrina marxista, come logica risposta all’"era oscura" che il Regno Unito stava attraversando con la politica della Tatcher e all'inarrestabile sviluppo di un capitalismo cinico e selvaggio e colonialista, promosso dalla presidenza americana di marca reganiana e condiviso dalla società occidentale. 

Ma se questa è la parte “impegnata” del fenomeno new wave, di fianco esisteva anche una versione più leggera e commerciale, nell'accezione più nobile del termine però. Qui, in alcune band sono ancora presenti gli echi del punk, specie negli esordi dei primi anni ottanta e l'impronta english è decisiva. L’industria discografica in quegli anni ha vissuto la sua età dell’oro, grazie all’immenso entusiasmo che a livello planetario molte di queste band seppero suscitare, specie nei giovanissimi fans. Di questa fascia fanno parte le più celebri session che gli anni ottanta hanno partorito, tanto celebri che sono rimaste nella storia del pop di tutti i tempi. Gruppi come i Duran Duran, Spandau Ballet, Alphaville, Propaganda, gli Wham! di George Michael, Bronski Beat, Frankie goes to Hollywood, Prefab Sprout, Talk Talk, Style Council, Culture Club di Boy George, Fine Young Cannibals, Simply Red, Soft Cell, A-Ah e tanti altri, hanno fatto la fortuna delle multinazionali del disco!




Rispetto alla scena internazionale, in Italia le produzioni  new wave fecero fatica a diventare un genere popolare, anche a causa della scarsa attenzione prestata dai mass media nazionali per le band di casa nostra. Tuttavia, fin dai primissimi anni ottanta si formarono numerosi gruppi in diverse città italiane, specie quelle più propense ad assorbire le mode e le istanze provenienti dall’estero. Fra le tante realtà emersero in particolare Pordenone, con l'esperimento del "Grande Complotto", un consorzio di interessanti band underground, Udine, con le prime fanzine (riviste artigianali semi clandestine, il cui significato deriva dalle parole FAN e magaZINE) e gruppi storici come Eu's Arse e Detonazione, Firenze, con i Litfiba, i Diaframma, Pancow e i Neon. Altri nomi di spicco della new wave italiana furono i catanesi Denovo, i bolognesi CCCP e Gaznevada, i ferraresi Intelligence Department, i monzesi Underground Life,  Rimini e Riccione con i Violet Eves, Bassano del Grappa con i Frigidaire Tango.
L'influenza new wave, in Italia, ebbe una serie di sfaccettature che spesso portò a diverse contaminazioni musicali soprattutto con l'elettronica ed il synthpop. Oltre alle realtà già citate, che comunque rimasero fenomeni circoscritti o underground, ci sono da menzionare altri artisti che hanno raggiunto un grado di popolarità notevole. Alla fine degli anni settanta, con una forte connotazione punk, vanno ricordati i Decibel di Enrico Ruggeri. Dalle stesse file provenivano le Kandeggina Gang, band di sole donne,  di scuola milanese come i Decibel, da cui si distinse una giovanissima Jo Squillo, con un repertorio irriverente e provocatorio. Sempre da Milano iniziò l'avventura Alberto Camerini, che ottenne un discreto successo, con delle proposte commerciali, orecchiabili, impostate su ritmi elettronici.

Nell'ambito del pop di "facile consumo" molti artisti furono abbondantemente influenzati dalla nuova onda inglese ed europea in generale: ad esempio il primissimo Scialpi, Rettore, Ivan Cattaneo, il duo dei Krisma, i quali furono i massimi esponenti italiani di quell'attitudine all'eccesso e al travestimento tipici degli anni ottanta (si pensi a Boy George). Impostati ad una new wave con sfumature più decadenti, in gran parte influenzate dal David Bowie del periodo berlinese, furono Faust'O e Garbo, le cui produzioni si sono distinte per gusto e raffinatezza. Un discorso a parte merita l’esperienza dei Matia Bazar, che, pur non avendo una radice underground, agli inizi degli anni ottanta si avvicinarono a una certa cultura artistica di avanguardia, con alcuni album di matrice sperimentale, in cui proposero sonorità new wave avanzate. 


                                                  GARBO - radioclima

A livello mediatico chi diede un notevole impulso alla diffusione e alla conoscenza della new wave, sia internazionale che italiana fu una originale trasmissione televisiva Rai, condotta da Carlo Massarini, con Mario Luzzato Fegiz, titolata Mister Fantasy, in cui si proponevano i primi e ricercati video clip, nuova forma di promozione dei brani. Qualche anno dopo irruppe il fenomeno Dee Jay Television, su Italia 1, tendenzialmente più commerciale,  in pieno boom di video musicali e di band di successo popolare.








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