sabato 13 luglio 2013

Lo sapevi...

…. che nel 1945, proprio mentre la seconda guerra mondiale volgeva al termine, ci fu una collaborazione artistica tra Walt Disney e il pittore spagnolo Salvador Dalí. Il progetto era quello di realizzare un cortometraggio d’animazione, con le musiche eseguite dal compositore messicano Armando Dominguez, mentre i disegni e i bozzetti preparativi vennero realizzati da uno degli autori e disegnatori più importanti degli studios della Disney, John Hench e dallo stesso Dalí. Tuttavia, a causa di problemi di natura finanziaria, il progetto fu abbandonato. Ma nel 1999, il nipote di Walt Disney, Roy Edward Disney, mentre stava lavorando alla realizzazione di Fantasia 2000, rispolverò il progetto e decise di restaurarlo e riproporlo; per il completamento del cortometraggio vennero incaricati gli studios Disney di Parigi. Alla fine il risultato è stato un cortometraggio in cui sono mescolati elementi di animazione classica a ritocchi apportati con la computer grafica. Il titolo di questa rara gemma è Destino.
Si consiglia la visione del filmato a schermo intero.








giovedì 4 luglio 2013

L'arte della creazione e della scoperta

Pina  Quiese
Per chi, come il sottoscritto, tenta di curare uno spazio di cultura, come questo blog,  diventa sorprendentemente piacevole constare come essa si manifesti in maniera inconsueta. È luogo comune identificare la “cultura” con le solite e a volte noiose attività e manifestazioni: la sorpresa avviene quando invece, come in questo caso, si elabora sotto altre “spoglie”. La storia di Pina Quiese può essere emblematica e può costituire uno stimolo per quelle persone che hanno voglia di scoprire realtà semisconosciute nel sottobosco della nostra città, ma che esistono e vivono. La stilista e amica Pina è uno di quegli esempi in cui la passione per il proprio lavoro assurge a una dimensione spirituale, decisamente artistica.  La manualità di Pina, la sua artigianalità, sono un patrimonio da scoprire e da ammirare. Pina, con la sua attività presente e i suoi numerosi progetti futuri, si fa “portatrice sana” di quegli antichi mestieri che non costituivano solo semplici professioni, ma implicavano delle competenze particolari e delle abilità che  si possono tranquillamente definire artistiche. La nostra stilista svolge un lavoro di sartoria, con dei risvolti che in futuro senz’altro  la porteranno alla creazione di proprie collezioni. Ella si è brillantemente laureata in Scienze e tecnologie della moda, e, al di la dell’attestato, indubbiamente importante, proviene comunque da una lunga e faticosa esperienza sartoriale. Per celebrare la sua professionalità, il 9 maggio 2013, ha organizzato un défilé di abiti da sposa vintage, abiti che hanno ripercorso un arco di tempo che va dagli anni ’50 ai più recenti anni ’90. Titolo dell’evento è stato Vintage, la sposa che vive due volte, e degna cornice della sfilata sono stati i bianchi corridoi del Palazzo ex Gesuitico di Orta Nova.

 Il numerosissimo pubblico presente ha avuto modo di ammirare delle creazioni di alta sartoria artigianale, con preziose e particolari rifiniture e pregiatissimi tessuti che lasciavano intendere un mondo oramai scomparso, fatto di manualità, di estenuante lavoro di vecchi sarti (con relativi collaboratori), ma anche di un gusto particolarmente raffinato, nonché di centinaia di ore di lavoro dedicate alla creazione di opere di così alto pregio. L’operazione di Pina è stata  principalmente culturale, storica e antropologica, tesa com’è a riscoprire la realtà ortese di sessant’anni fa, di cui oggi, nella frenesia e nell’omologazione della società contemporanea, si tende a perdere le tracce. I diversi abiti che sfilavano erano accompagnati dalle musiche dell’epoca, il tutto a creare una atmosfera davvero suggestiva, pregna di delicata nostalgia, ma anche di sorprendente entusiasmo, per l’interesse che, nel 2013, la storia di questi abiti ha suscitato. E’ affascinante e intrigante intuire la provenienza,  la vita, le vicende personali, il percorso professionale e il contesto sociale di chi quegli abiti li ha indossati, tanti anni fa. I  pizzi, le sete, i preziosi veli sono dei veri e propri  libri di storia e di costume, che parlano del passato di Orta Nova in maniera sincera e obiettiva. Senza dubbio l’evento ha dimostrato la passione, la cultura e il gusto della nostra amica Pina Quiese, e la riscoperta di un aspetto importante della nostra città, com'era e com'è a tutt'oggi il giorno del matrimonio, vero spaccato dell'epoca in cui si svolge. In effetti, basta vedere un qualsiasi album fotografico o un filmino per rendersi conto del valore di una vera e propria testimonianza fedele di un epoca. 


 

 
 

lunedì 24 giugno 2013

L’INDUSTRIA DELLA MUSICA

È inevitabile che il trascorrere del tempo apporti continui cambiamenti al mondo e agli uomini. Una  parte dell’umanità  possiede, per cultura o per intelligenza, la capacità di adattarsi a questi cambiamenti, oggi ancora più veloci e caotici. Ma di fianco a questa, esiste un’altra parte di uomini che i cambiamenti non li accetta immediatamente e spesso si trincera dietro rassicuranti abitudini e nostalgici ricordi del loro mondo passato, cosa che li rende più sicuri e più “protetti”! Il pensiero dominante della nostra epoca è quello  di nutrirsi solo di novità, vere o presunte, che qualsiasi nuova proposta sia sempre migliore e più completa di una situazione già esistente, che agli occhi della maggioranza diventa spregevolmente “vecchia”, superata, obsoleta. Ma a volte esistono delle formidabili eccezioni, e la storia ce lo insegna. I casi sono molteplici e qui, visto che parliamo prevalentemente di musica, un esempio memorabile da citare è quello degli degli anni duemila, un ventennio che, nonostante i grandi fasti e le innumerevoli novità che ha proposto, sta costituendo senza dubbio un paradossale regresso qualitativo rispetto ad esempio alla grande ed evoluta stagione beat, rock progressive e cantautoriale degli anni 60 e 70!
 Oggi pare che questo trend al regresso continui ancora, col risultato che la gran parte dei fruitori di musica è oramai "ineducata" nel gusto, ma anche incapace di scegliere, di scindere la qualità dalla mediocrità. L’industria discografica, a differenza di quarant’anni fa, ha smesso di investire, di scoprire, di rischiare, e non per incapacità, ma per una scelta voluta: essa cerca la certezza di un prodotto di sicuro successo, che si possa “vendere” senza rischi e imprevisti. La miriade di piccole case discografiche indipendenti degli anni 70, ha lasciato il posto ai mega colossi delle multinazionali, il cui solo interesse è quello di fare utili per i propri azionisti. Questa prosaica strategia economica fà si che il gusto del grande pubblico possa essere veicolabile e poi comodamente soddisfatto: si propone un prodotto che tendenzialmente piacerà alla maggioranza, a prescindere dalla qualità. Se non fosse per le piccole produzioni indipendenti, cosiddette di nicchia, al mondo ascolteremmo tutti la stessa musica e ammireremmo tutti gli stessi idoli, le “pop star” costruite per veicolare il gusto e i dollari! Questo ha fatto si che si creasse una profonda frattura fra la musica di facile consumo e quella considerata “alternativa”, più ricercata, presente oramai solo in contesti ristretti. Complice di questa strategia commerciale è senz’altro la televisione, che costituisce il mezzo più potente per forgiare i nuovi “artisti” e plasmare il gusto musicale ed estetico di chi la guarda. I talent show sono nati proprio per questo scopo, ottimizzando al meglio le produzioni “seriali”: la TV organizza il programma, ottiene gli ascolti e riempie il palinsesto; successivamente la casa discografica, che sponsorizza i suddetti programmi, si troverà con un “prodotto” già pronto, giovani interpreti divenuti celebri ancor prima di incidere dischi, personaggi da gossip che solleticano l’interesse e le aspettative del pubblico. Negli ultimi anni a questo trend si è accodato, ahimè, anche il festival di San Remo, che sta diventando sempre più la succursale dorata dei talent televisivi! Con queste premesse, la musica si venderà praticamente da sola! Molti addetti ai lavori, e con loro personaggi più o meno celebri, intervengono a difesa di questo sistema, portando a pretesto il fatto di come oggi sia diventato difficile fare musica e che anzi queste “occasioni” sono un toccasana per la carriera e l’opportunità  di chi vuole cantare: teoria  falsa e facilmente confutabile!


Si sa che ogni medaglia ha il suo rovescio: la maggior parte dei giovani partecipanti a questi programmi è inesorabilmente destinata a ritornare nel dimenticatoio, ma anche per quelli che proseguono non sempre il percorso è agevole, in quanto questi "artisti" difficilmente posseggono una adeguata corazza per fronteggiare l'improvvisa celebrità, oltre alla grande responsabilità di costruirsi un percorso artistico credibile, solido e duraturo! Se i talent show costituiscono una corsia privilegiata per chi vuole intraprendere una carriera artistica, c’è sempre un dazio da pagare! Innanzitutto l’assenza di un percorso formativo di questi artisti in erba, quella che un tempo veniva comunemente definita “gavetta”, che permette di acquisire competenze, esperienza, padronanza delle situazioni.  La gavetta che offriva l'occasione di misurarsi con un pubblico “vero”, non fittizio ed “ammaestrato” come quello televisivo, talvolta un pubblico esigente, dal palato fine, arbitro di ogni esibizione e spesso giudice di una carriera artistica.  La gavetta che permetteva l’immersione negli ambienti idonei, negli spazi musicali della città, nei club, nei circoli, nelle cantine, in cui ci si confrontava, ci si sfidava e dove avveniva un fitto e proficuo scambio di idee, proposte, consigli. Negli anni 70 esistevano in Italia le cosiddette  “scuole” musicali, composte da cantautori, gruppi musicali, parolieri e musicisti, immersi negli ambienti artistici di una stessa città: quindi si parlava di scuola romana, milanese, bolognese, genovese, napoletana, ognuna con precipue caratteristiche che ne denotavano l'originalità e la provenienza. Quelle erano fucine, laboratori a cielo aperto, dove si sono formati schiere di musicisti e cantautori di talento: la musica si respirava nell’aria, bastava individuarla e catturarla, poi magari “intrappolarla” su un disco in vinile! Ma lo stesso valeva per le diverse città del mondo: basti ricordare  Londra, New York, Liverpool, Dublino,  Rio de Janeiro, San Francisco, Berlino, Los Angeles, Glasgow e, in anni più recenti, la Seattle del grunge e la Manchester dell' alternative rock britannico.                                                                         

        Oggi, spesso, i talent show strappano questi giovani interpreti alla solitudine delle loro camerette, all'isolamento dello smartphone, alla iperprotezione delle famiglie e delle piccole e chiuse comunità in cui vivono. Non è raro che poi, partecipando ai suddetti talent, questi vengano portati a confrontarsi con repertori di artisti del passato che nemmeno conoscono, ma che, per esigenza di copione, devono interpretare, con la pretesa di “sentire propria” quella musica!!! Ogni buon artista è obbligato a possedere un minimo di cultura musicale, a conoscere i grandi nomi del passato, a sapere chi prima di lui ha aperto la strada ai nuovi orizzonti musicali e ha osato superare le barriere della musica facile, concedendosi alla sperimentazione, inventando nuovi percorsi, esplorando la jungla delle contaminazioni.                                                                                                      

    L’altra “anomalia” è quella dell’assenza  di varietà di linguaggi musicali. I talent show sono impostati in maniera univoca, alla ricerca soprattutto di voci talentuose, potenti, "originali"; ma la storia del pop e del rock ci insegna che l’espressione musicale è un insieme di fattori, che talvolta in maniera inspiegabile, ha permesso ad artisti o band di avere un enorme consenso e un impatto culturale planetario. Di esempi ne esistono a decine e se ci si sofferma su ognuno di essi, si nota chiaramente che la comunicatività del linguaggio che hanno espresso i Beatles, Elvis Presley, i Doors, i Led Zeppelin, i Pink Floyd, i Rolling Stones, esula da una semplice e solitaria “bella voce” o da una bella presenza, ma è impregnata di svariate componenti, che spesso anche i più esperti hanno difficoltà a spiegare!  Nei talent show chiunque osa ribellarsi alla dittatura della “bella voce” è già finito, eliminato, escluso: non sono ammessi toni, linguaggi e generi musicali inusuali, fuori dagli schemi, che non sia la solita vocina impostata, o un genere diverso dal trap o dal reggaeton, oppure voci apparentemente “sgraziate”, come quella di Tom Waits o del nostro Paolo Conte. C’è da aggiungere che durante questi programmi televisivi si induce il concorrente a “misurarsi” con brani che a volte sono molto differenti tra di loro, non rispettando così quelle che sono le peculiarità e la natura del “concorrente”, magari incline a cantare un genere musicale piuttosto che un altro. Inoltre, nel dare eccessiva importanza alla voce e al personaggio, si vanno inevitabilmente ad inficiare due elementi vitali per la sopravvivenza del pop e del rock: la qualità strumentale e il lavoro degli autori: di frequente basta una musichetta campionata e l'auto-tune e il gioco è fatto!!  L’industria della musica sta producendo, con la sua catena di montaggio, un esercito di cloni che ha invaso il mercato e le vite di ognuno di noi. Spero  almeno che nell’immenso pubblico, esista qualcuno ancora capace di “ribellarsi”.     


 


domenica 23 giugno 2013

FESTA PATRONALE 2013



Anche quest’anno si è rinnovata la tradizione delle celebrazioni in onore di Sant’Antonio da Padova, patrono di Orta Nova. L’evento è un appuntamento importante per la cittadinanza, con la doppia veste di sacro e meramente ricreativo. Ad inizio giugno, dopo varie e travagliate discussioni e valutazioni, ha finalmente preso corpo il cartellone del programma. In linea di massima sono stati rispettati tutti i canoni di un evento che dovrà rimanere nella sostanza fedele alla sua natura di evento religioso. Ciò non ha impedito  che nell’edizione 2013 siano state introdotte diverse novità, quali un ampio spazio dedicato a manifestazioni sportive, puramente dimostrative, di svariate discipline praticate ad Orta Nova e diversi appuntamenti culturali, tra mostre e convegni. Il taglio culturale dato alle manifestazioni di contorno della Festa è molto positivo e di ampio respiro per la settimana delle celebrazioni. Per quanto concerne invece la scelta degli ospiti canori, essa è innegabilmente vincolata dal budget a disposizione del Comitato. Quest’anno poi la decisione sull’ospite  ha avuto dei risvolti inaspettati e tinti di “giallo” !  Dopo un primo momento che correva il nome di Ron, si è improvvisamente optato per i nomi di due artisti della nuova generazione : Antonio Maggio, già vincitore di “Sanremo giovani” dell’ultima edizione del Festival e la stupenda voce di Karima. Gli ospiti si sono esibiti la sera del 14 giugno in Piazza Pietro Nenni, qui ad Orta Nova, con un’ottima presenza di pubblico e con  i due artisti che non hanno tradito le aspettative dei tanti ammiratori, molti dei quali arrivati da fuori città.
Dopo aver assistito ai quattro giorni di Festa Patronale, ai quali si è aggiunta la domenica del 16 giugno, che concerneva la premiazione delle associazioni e delle attività sportive da queste promosse, credo che il bilancio sia stato più che positivo, anche per merito dell’amministrazione comunale, che ha offerto un sostanzioso contributo. In molti hanno avuto l'impressione che la Festa è tornata o stia tornando agli antichi splendori, e questo non può essere che un bene per la comunità e la vita culturale ortese. La Regione Puglia ha dichiarato le Feste Patronali che si svolgono sull'intero territorio, come eventi di tradizione culturale di rilievo e quindi da preservare negli anni. In questa ottica si è inserita la Festa Patronale di Orta Nova che, pur tenendo conto del budget relativamente limitato, ha comunque riproposto un appuntamento che è atteso e che merita di essere protetto e anno dopo anno rinverdito, per il bene della cultura, dell'identità e della storia della nostra città. Inoltre il comitato Festa Patronale, in collaborazione col nostro sacerdote, arciprete della Chiesa Madre, Don Giacomo Cirulli, sta lavorando alla stesura di uno statuto ufficiale, che meglio identifichi e meglio guidi l'operato di chi, anche in futuro, sia impegnato nell'organizzazione di questo meraviglioso ed inalienabile evento.


mercoledì 22 maggio 2013

ARTE : L'ULTIMO FUTURISTA

GRAZIANO CECCHINI
Prima di iniziare a parlare della inusuale storia di questo personaggio e della sua avventura "artistica", è necessaria una premessa, che senz’altro ci aiuterà a capire la forza delle sue azioni e della sua ispirazione. Graziano Cecchini, romano, noto negli ambienti artistici di avanguardia della capitale, si autoproclama  un Futurista, l’ultimo dei futuristi,  e si auto investe dell' importante compito di chiudere il sipario su un secolo controverso, come il Novecento. Egli si ritiene l’ultimo degno depositario dell’importante corrente del Futurismo, che è stato un movimento artistico e culturale italiano del XX secolo, che ha avuto una notevole influenza anche sui sodalizi artistici di altri Paesi europei, in particolare Russia e Francia. I futuristi esplorarono ogni forma di espressione, dalla pittura alla scultura, alla letteratura (poesia e teatro), la musica, l'architettura, la danza, la fotografia, il cinema e persino la gastronomia. La denominazione ufficiale del movimento si deve al poeta italiano Filippo Tommaso Marinetti, autore del famoso Manifesto del 1909, pubblicato su importanti quotidiani italiani e francesi e sottoscritto da numerosi artisti d’avanguardia dell’epoca.
Il Futurismo nasce in un periodo (inizio Novecento) di grande fase evolutiva, quando il mondo dell'arte e della cultura erano stimolati da fattori determinanti: le guerre, la trasformazione sociale dei popoli, i grandi cambiamenti politici  e le nuove scoperte tecnologiche e di comunicazione, come il telegrafo senza fili, la radio, gli aeroplani e le prime cineprese; tutti fattori che arrivarono a cambiare completamente la percezione delle distanze e del tempo, "avvicinando" fra loro i continenti. Il XX secolo era quindi investito da un nuovo vento, che portava all'interno dell'essere umano una nuova percezione: la velocità. I futuristi intendevano idealmente bruciare i musei e le biblioteche in modo da non avere più rapporti con il passato e concentrarsi così sul dinamico presente; tutto questo, come è ovvio, in senso ideologico. Le catene di montaggio abbattevano i tempi di produzione, le automobili aumentavano ogni giorno, le strade iniziarono a riempirsi di luce artificiale, si avvertiva questa nuova sensazione di futuro e velocità, sia nel tempo impiegato per produrre, sia nella mobilità, nelle distanze che potevano essere percorse, sia nelle nuove possibilità di comunicazione. Ovviamente questa nuova “percezione” i futuristi la espressero nella loro arte, qualsiasi essa fosse, in uno slancio di estrema modernità e dinamismo. Finanche la riconoscibile architettura espressa durante il ventennio fascista, moderna, funzionale e lineare, fu profondamente influenzata dai futuristi. L’arte si sdoganava dei vecchi criteri e delle vecchie forme espressive e gli artisti uscivano per strada, in mezzo alla gente e qualsivoglia manifestazione diveniva “artistica”, specie se dissacrante e provocatoria. Dalla straordinaria lezione futurista Graziano Cecchini è rimasto folgorato e le sue azioni sono dei veri e propri atti futuristi, provocatori e di rottura, di una visione completamente nuova dell’arte e del modo di proporre messaggi. Sulla base della lezione futurista, egli ha messo in atto degli eclatanti e "trasgressivi" atti dimostrativi.






LE 8 AZIONI

Prima azione: la fontana di Trevi rossa
Ha colorato di rosso l'acqua della Fontana di Trevi usando un colorante a base di anilina. In un video di un impianto di sorveglianza sulla piazza, è stato ripreso un uomo che gettava un contenitore, insieme ad un volantino contro il mercato globale e la "Festa internazionale” del cinema di Roma.
* VEDI FOTO SOTTO 
Seconda azione: le palline colorate a Piazza di Spagna
Ha lanciato 500.000 palline colorate, fatte rotolare dalla sommità della scalinata di Piazza di Spagna, a Trinità dei Monti. Le forze dell'ordine hanno seguito ed arrestato Cecchini,  insieme ad altre tre persone. Cecchini ha tentato poi di consegnare una pallina speciale (multicolore) all'allora sindaco di Roma, Walter Veltroni.
* VEDI VIDEO SOTTO
Terza azione: i palloni per il Tibet e la Birmania
Ha organizzato a Castel Sant'Angelo un lancio di palloni dedicato alla popolazione birmana, al popolo dei Karen e a quello del Tibet. Il nome dell'iniziativa, supportata da associazioni umanitarie per i diritti umani di questi popoli, era Free Tibet. La composizione dei palloni formava la bandiera di quello Stato. A seguito di questa iniziativa sono iniziati a sorgere i primi dubbi sul lato artistico e umanitario dell'attivista futurista, criticato da molti, che lo accusano di attuare queste iniziative per farsi pubblicità. In tutta risposta  l’artista romano ha intrapreso un viaggio in Birmania per un reportage, trasmesso da Radio Radicale.

Quarta azione: il pullman rosso per i diritti umani in Asia

Ha allestito un pullman rosso con a bordo una mostra fotografica itinerante per una campagna a favore dei diritti umani in Birmania, Thailandia e del Popolo Karen; il veicolo ha effettuato varie tappe, al seguito della carovana del 33º Giro del Trentino, nell'aprile 2009 e terminato a Trieste a ottobre.
Quinta azione: la manifestazione del primo maggio
Il 1° maggio 2010, ha realizzato a Roma, durante il Concertone in Piazza San Giovanni, la performance Artisti x Strada. Su un grande telo giallo, insieme a molti giovani presenti, con delle bombolette spray ha scritto messaggi di carattere sociale, in stile writers e street art.

Sesta azione: l'irruzione al Grande Fratello

Il 31 gennaio 2011, Cecchini, accompagnato da altre persone, ha tentato di introdursi nella casa del programma televisivo Grande Fratello, durante la diretta dell'undicesima edizione del reality. Gli agenti preposti alla sicurezza l'hanno fermato, e quando gli è stato chiesto il perché di quell'atto, egli ha parlato di un gesto dimostrativo.

Settima azione: la Fontana delle Naiadi tricolore per l'acqua pubblica

Il 5 maggio del 2011 ha dipinto di bianco, rosso e verde l'acqua della Fontana delle Naiadi, a Piazza della Repubblica a Roma svuotando nella grande vasca della fontana, realizzata da Mario Rutelli (bisnonno di Francesco), tre boccette di colore.

Ottava azione: la protesta murale anti-corruzione

Il 12 maggio 2011 ha dipinto di bianco il muro del mercato coperto di Latina (dove è stato candidato al consiglio comunale con FLI) e, su quella "tela", ha dipinto un Cristo sostenuto dalla torre comunale di Latina e da due prostitute. Cecchini ha poi dichiarato che ciò serve a simboleggiare il "meretricio della politica locale e nazionale".

La straordinaria e atipica modalità espressiva dell’arte di Graziano Cecchini ha attirato le simpatie e l’interesse di altrettanti celebri personaggi di controtendenza,  tra i quali il critico d’arte Vittorio Sgarbi e il fotografo Oliviero Toscani.  Dal 14 dicembre 2011 al 22 febbraio 2012 è stata allestita una mostra personale "Per GraziaNo Ricevuta - Le Ma-donne di Cecchini", curata da Francesca Barbi Marinetti, nipote di Filippo Tommaso Marinetti. La mostra si è tenuta nelle sale del Margutta RistorArte di via Margutta a Roma.







mercoledì 15 maggio 2013

OrtaNova ROCK festival


Esistono eventi che, pur nascendo in maniera fortuita, con il solo scopo di riempire una serata, alla fine riescono ad imporsi come solido riferimento culturale e di costume per un’intera comunità. È il caso dell’ “Orta Nova Rock Festival”, che prende il via nella primavera del 2006, da un'idea di Luca Caporale e dell'allora assessore alla cultura, Aldo D'Agostino. La  prima edizione, in forma del tutto sperimentale, si tenne nell'agosto dello stesso anno, in collaborazione con la Pro Loco Young cittadina e il patrocinio del comune di Orta Nova. Nell' occasione si esibirono diverse giovani band ortesi, operanti da pochi anni e nate nel più classico dei modi, nelle cantine e nei garage, a rispecchiare la canonicità di un percorso che ogni band che si rispetti deve seguire, in ogni parte del pianeta! Tra di esse sono da menzionare i No Name e gli Original Travel, i cui componenti sono tutt’ora in attività e con egregi risultati. L’anno successivo sarà lo stesso Luca Caporale a continuare con la seconda edizione dell’evento, che si aprì in maniera insolita e divertente, con una coinvolgente jam session pomeridiana, di fronte al palco in allestimento. La  serata vide esibirsi più di cinquanta, tra musicisti e ballerini, in un connubio musica/danza dal gusto multicolore. L’edizione 2007 è stata quella che diede l’input alla costituzione dell'associazione artistica Arte Nova, formatasi  con lo scopo di promuovere eventi di cultura musicale distribuiti per l’intero  anno solare, tra cui anche il citato Rock Festival dell’agosto ortese. L’associazione si propose anche come punto di ritrovo per gli appassionati e per chi era intenzionato ad intraprendere un percorso artistico, non solo musicale. L’edizione del 2007 è da ricordare anche per l’interessante dibattito che precedette lo spettacolo, durante il quale erano intervenute diverse associazioni cittadine e vari esponenti dell'amministrazione comunale, per illustrare progetti di politiche giovanili e culturali. 


 Nel 2008, con la regia di Arte Nova, l'evento divenne espressione della stessa associazione, di cui Luca Caporale era presidente. In quell'edizione, in particolare, il Festival per la prima volta si diede un “tema”: le canzoni della storia del Festival di Sanremo, scelte e arrangiate sulle caratteristiche musicali e stilistiche di ciascuna band. La serata prese la forma di una competizione sui generis, molto amichevole, con la supervisione di una giuria esterna qualificata. Il premio finale fu attribuito alla Arte Nova's Band, una session creata per l'occasione, con la bellissima voce di Alessandra Turchiarella, che interpretò una originale e brillante versione del brano  “Alberi”, di Enzo Gragnaniello, cantata nel 1999 in coppia con Ornella Vanoni.  Nel 2009 il Rock Festival si concesse il bis, per un nuovo tema, più celebrativo stavolta, ossia la Storia della musica ortese, un excursus temporale di mezzo secolo di storia cittadina, ripercorrendo le orme di alcuni dei più popolari gruppi musicali e solisti, dei più diversi contesti e dei più svariati generi. Per l’occasione sul palco ritornarono due storiche band come i Turbo, emblema cittadino degli anni 80, già band a supporto di Michele Zarrillo e La Corte dei Miracoli, ovvero la storia della musica degli anni 60 e 70, con una lunghissima carriera alle spalle, divisa tra influenze melodiche e progressive, a testimoniare la straordinaria vivacità di quel ventennio irripetibile. Inoltre, non sono mancate le giovani band, tra cui alcune dei centri limitrofi. Nell’edizione 2010 venne istituito il premio per "Le eccellenze della musica del territorio", un riconoscimento voluto dalla città di Orta Nova per chi, tra immancabili difficoltà, tenta di produrre e divulgare cultura. Vengono premiati per l’occasione il gruppo de La Corte dei Miracoli, un ringraziamento per i 40 anni di musica e di emozioni (quella fu l'ultima apparizione in pubblico del compianto Antonio Zicolillo), Luigi Ferrazzano, per aver organizzato nella città di Sanremo, durante la settimana del Festival, un evento promozionale con i prodotti tipici del territorio dei 5 Siti Reali e il professor Lorenzo Ciuffreda, che con entusiasmo svolge la sua “missione” di insegnante di musica presso l’Istituto Scuola Media Statale “Sandro Pertini” di Orta Nova, nonché brillante promotore di numerose iniziative a sfondo musicale per i suoi affezionati alunni.


Nell’edizione  2011, per la prima volta, ci fu la prestigiosa presenza del superospite, ovvero il chitarrista ufficiale di molti programmi televisivi Rai e Mediaset, e dell’Orchestra del Festival di Sanremo, Luca Colombo, la cui perfomance non è stato un vero concerto, ma ha avuto tutta l’aria di essere stata una gradevolissima jam session in compagnia di vecchi amici. Egli suonò sul palco accompagnato da tutti i musicisti di Arte Nova, che lo stesso Colombo ha apprezzato pubblicamente per la qualità e la disponibilità. A margine della serata arriva la sezione premi per le eccellenze territoriali e quest’anno ad essere premiato fu l'autore Gianni Iorio, musicista di bandoneòn, col suo gruppo Nuevo Tango Ensamble, a metà tra tango argentino e jazz e Nicola Maffione,  pianista e tastierista di Fausto Leali, nonché instancabile  organizzatore dell'”Antenna d'Oro”, importante e trentennale rassegna territoriale, antesignana dei talent show televisivi. Una menzione speciale va data allo speaker Pino Balestrieri, conduttore e presenza fondamentale di riferimento del Festival, oltre ad essere uno dei soci fondatori dell'associazione Arte Nova. Nell’ anno 2012 l’”Orta Nova Rock Festival” ha preso una pausa di riflessione, con grande disappunto di chi attendeva con entusiasmo questo importante evento dell’agosto ortese, pausa che purtroppo si sta prolungando da cinque anni. Nelle sei edizioni hanno suonato oltre duecento musicisti e un numero imprecisato di band, molte delle quali provenienti dai centri della provincia, con un seguito di pubblico davvero interessante. C’è da sottolineare come la rassegna sia stata sempre considerata una valida fucina in cui sperimentare novità e nuovi linguaggi, un affascinante territorio pronto da esplorare, anno dopo anno. L’impegno dell’associazione culturale Arte Nova è stato quello di offrire una nuova occasione e un’opportunità per i ragazzi che si vogliono cimentare con le sette note, ma anche quello lungimirante ed ambizioso di dare la giusta valorizzazione e la promozione delle eccellenze territoriali e un piccolo barlume di “speranza” per chi crede che qui è possibile costruire, e, per citare Lorenzo Jovanotti, di pensare positivo. Ovviamente, in cuor nostro, ognuno di noi spera nella ripresa e magari in una nuova rivalutazione di questo appuntamento, per i musicisti e per tutti gli appassionati, considerando che la rassegna ha sempre avuto, sin dalla prima edizione, un budget piuttosto contenuto, quindi mi pare sia solo questione di volontà di proporre e di costruire qualcosa di importante.  



 

sabato 4 maggio 2013

Napule è

                                                                              
“Ci sono posti che vedi una volta sola e ti basta... e poi c'è Napoli”

JOHN TURTURRO

                                                                               



Esistono due Napoli: una reale, fisica, accogliente nei suoi vicoli, nei palazzi e nella sua storia, l’altra, platonica, l’idea astratta di Napoli, frutto dell’immaginario collettivo, che ha creato tanti luoghi comuni, sancendo di fatti lo status di città unica al mondo, originale, contraddittoria, irripetibile. Ma se Napoli è capro espiatorio della somma dei problemi di un’intera nazione, è anche e soprattutto arte, e musica in particolare. La città ha sempre avuto un forte e privilegiato rapporto col mare, e l’intermediario di questo matrimonio è il suo porto, aperto al mondo e alle navi che vi approdano e trovano rifugio. Napoli nei secoli ha imparato ad accettare e ad integrare gli stranieri: la città ha "rubato" a tutti e a tutti ha dato qualcosa da portarsi via. Il napoletano è abituato ad aspettare, aspettare che lo straniero entri, che si sfoghi, che si senta conquistatore, senza rendersi conto che è lui che sta lasciando qualcosa, che viene studiato, che da lui si cerca di capire se ha qualcosa di utile da lasciare! Alla fine la cultura napoletana prevale, un po' più ricca di prima, perché ha imparato a non soccombere, nonostante tutto. Napoli assorbe e poi trasforma, e infine rimanda e comunica. Non a caso è stata da sempre capitale, anche se l’Italia tenta in tutti i modi di “ridimensionarla”, ma la sua cultura è la sua forza, è il vero segno di civiltà, il  contrario dei  falsi parametri e dei finti modelli imposti da chi non la pensa proprio così, distante e immerso com'è nelle proprie nebbie!!   Ma torniamo alla sua musica….
…..l'origine della canzone napoletana si colloca intorno al XIII secolo, quindi ai tempi della fondazione dell'Università partenopea istituita da Federico II (1224), della diffusione della passione per la poesia e delle invocazioni corali dalle massaie rivolte al sole, come espressione spontanea del popolo di Napoli, manifestante soprattutto la contraddizione tra le bellezze naturali e le difficoltà oggettiva di vita. Un forte sviluppo si ebbe nel Quattrocento, quando la lingua napoletana divenne la lingua ufficiale del regno e numerosi musicisti, ispirandosi ai cori popolari, iniziarono a comporre  le farse, le  frottole e le ballate. Alla fine del Cinquecento si diffuse la villanella alla napoletana, che conquistò l'Europa.  Questa espressione artistica popolare era allora carica di contenuti positivi ed ottimistici e raccontava la vita, il lavoro ed i sentimenti popolari.




In particolar modo la "villanella alla napoletana" rappresentò un primo antefatto fondamentale per gli sviluppi della canzone napoletana ottocentesca, sia per la sua produzione originariamente popolaresca, ben accolta dalla classe colta, sia per il suo carattere scherzoso e l'ampio spettro componentistico, che variava dalla polifonia,  all'accompagnamento strumentale per una sola voce. La più famosa villanella è probabilmente Si li femmene purtassero la spada.
Il Seicento vide sfiorire la villanella e la comparsa dei primi ritmi della tarantella, con la celebre Michelemmà. Nel secolo successivo si rintraccia un secondo antefatto della canzone napoletana ottocentesca, rappresentato dalla nascita dell'opera buffa napoletana, che influenzò non solo il canto ma anche la teatralità delle canzoni, che divennero un faro per la produzione popolaresca. Intorno al 1768 autori anonimi composero Lo guarracino, divenuta una delle più celebri tarantelle, rielaborata come molte altre canzoni antiche nel secolo seguente.
 Elementi catalizzanti la propagazione ed il successo dell'attività musicale furono innanzitutto la nascita, intorno ai primi dell'Ottocento, di negozi musicali e di case editrici musicali come Guglielmo Cottrau, Girard, Calcografia Calì, Fratelli Fabbricatore, Fratelli Clausetti e Francesco Azzolino, che ebbero il merito di recuperare, raccogliere, riproporre, talvolta aggiornandoli, centinaia di brani antichi. Un secondo veicolo di diffusione della canzone fu costituito dai cosiddetti "posteggiatori", ossia dei musici vagabondi che suonavano le canzoni sia in luoghi al chiuso, sia davanti alle stazioni della posta o lungo le vie della città, talvolta spacciando anche le "copielle", fogli contenenti testi e spartiti dei brani parzialmente modificati.
 Fra la seconda metà dell'Ottocento e  la prima metà del Novecento, la canzone fu oggetto di inclusione, nei suoi temi, di decadentismo, pessimismo e drammatismo ad opera di intellettuali che ne modificarono lo spirito originario, probabilmente a seguito dell’unità d’Italia, che portò nella città una percezione non proprio positiva e la sensazione di essere stata defraudata del suo antico splendore di capitale culturale europea, nel vano tentativo di assoggettare Napoli al ruolo comprimario di città di “provincia”. In quel periodo i maggiori musicisti e poeti si cimentano nella composizione di numerose canzoni, ponendo le basi per la nascita della canzone classica napoletana, pietra miliare della canzone italiana ed uno dei repertori più conosciuti all'estero.




Fu alla fine della seconda guerra mondiale che la musica napoletana visse la sua più grande e straordinaria prima rivoluzione. Adesso è più evidente il carattere di contaminazione della musica partenopea. Le castagnelle, i tamorre e il triccheballacche lasciano il posto alla batteria e alle percussioni, il  putipù, il calascione e il mandolino vengono rimpiazzati dal contrabbasso e dalla chitarra! Esempio straordinario fu  lo stile di Renato Carosone, che mescolò ai ritmi della tarantella le melodie e gli strumenti tipici del jazz americano e del boogie, che i soldati a stelle e strisce avevano portato alle falde del Vesuvio, contribuendo così ancor di più all'esportazione in America della canzone napoletana. All’esperienza di Carosone fece seguito, negli anni sessanta, quella di Peppino di Capri, che rapportò la netta e inconfondibile “napoletanità” musicale con il twist e la musica dei Beatles. Negli anni settanta invece, c’è una tendenza al ritorno, al risveglio di una nuova e più rigorosa consapevolezza delle radici folkloriche della musica popolare, ad opera principalmente del geniale Roberto De Simone, fondatore della Nuova Compagnia di Canto Popolare: qui furono poste le basi della moderna musica partenopea. Ma se da un lato si sta attuando una profonda trasformazione e contaminazione, dall’altro c’è chi si adopera per il recupero della canzone tradizionale:  vengono ripresi ed attualizzati i temi della sceneggiata, ad opera di Mario Merola, Pino Mauro, Mario Trevi e Mario Da Vinci.
Parallelamente a questo fenomeno, Bruno Venturini rilegge in chiave lirica i più famosi brani del repertorio classico della canzone napoletana, dando vita ad una significativa opera antologica (con brani che vanno dal 1400 ai giorni nostri), nella continuità del bel canto italiano nel mondo, che ha avuto nel grande tenore Enrico Caruso la sua massima espressione vocale.
Intanto il fermento musicale di quell'epoca è avvertito anche da nuovi autori come Eduardo De Crescenzo, Alan Sorrenti (nella fase più sperimentale) ed Enzo Gragnaniello. La musica nera, il blues, il soul, il rhythm & blues e il jazz fusion, iniziano ad affacciarsi sul Golfo. Pino Daniele sarà il grande traghettatore di questa stagione, con una produzione memorabile ed eterna della musica di altissima qualità. Accanto a lui emergeranno preponderanti il sassofonista Enzo Avitabile, Tony Esposito, con le sue sperimentazioni afro, la fusion di Napoli Centrale, col sassofonista James Senese, il rock singer Edoardo Bennato, che fece del grottesco e dell’opera buffa  un’ardita fusione con la musica folk americana, Teresa De Sio, nata da una costola della Nuova Compagnia, e con lei Eugenio Bennato, fratello di Edoardo. E poi il Gruppo Operaio di Pomigliano d’Arco, le Nacchere Rosse, Musicanova, le suggestioni pop jazz operistiche degli Avion Travel, danno un'impronta nuova e dinamica alla musica partenopea. Napoli che assorbe, crea e rimanda, a differenza di altre realtà nazionali, troppo prese dall’assorbire passivamente le mode che vengono da oltre oceano! Uno dei più singolari esperimenti degli anni settanta è costituito dagli Osanna, gruppo rock progressivo, formato per iniziativa del gruppo Città Frontale e del fiatista Elio D'Anna. Questi sono stati tra le prime band rock, formata da musicisti talentuosi, a proporre concerti dal vivo con trucco e costumi di scena. Le loro esibizioni erano sostenute anche da coreografie create attraverso la teatralità della tradizione mediterranea con richiami alla Commedia dell'arte. Negli anni ottanta e nei primi novanta, si affermano in ambito nazionale anche gruppi come Almamegretta, 99 Posse, 24 grana, Bisca, che rinnovano la canzone napoletana mediante una commistione di musica elettronica, trip-hop e rap. La differenza rispetto alla musica neomelodica sta anche nei testi ad alto contenuto politico (prevalentemente di estrema sinistra). Queste band trascinano il ragamuffin fuori dai Centri Sociali napoletani, offrendo al mercato discografico una nuova linfa creativa. Il raggio di azione dei musicisti napoletani si è gradatamente ampliato fino a comprendere forme avanzate di ricerca, come il lavoro del musicista Luciano Cilio e dalla geniale opera di revisione zappiana, a cura di Daniele Sepe. Senza dubbio Napoli ha assunto un ruolo di leadership nella musica popolare italiana. Il dialetto ha di molto facilitato un rapporto più incisivo ed efficace col ritmo, grazie alla frequenza delle parole tronche, che invece scarseggiano nella lingua nazionale. L'esperienza napoletana, al di la delle grandi conquiste del passato, è in continuo divenire, nell'impeto creativo che ha da sempre caratterizzato la metropoli partenopea. Mi chiedo se non Napoli, quale altra città può assumere il ruolo di capitale culturale del bel paese!



Almamegretta


 

Pino Daniele e il suo supergruppo

99 POSSE
Daniele Sepe